Ascoltando le parole dell’acqua

Mostra pittorica di Bruno Ritter, sotto la direzione artistica di Franco Brenna e Alessandro Cerioli, fino a domenica 4 settembre alla Casa Brenna Tosatto di Lenno. Inaugurazione sabato 6 agosto alle 18, apertura tutti i giorni dalle 10 alle 19, tranne il lunedì

 «Bruno Ritter è nato a Sciaffusa, in Svizzera, il 20 dicembre 1951. Diplomatosi alla Scuola d‘Arte di Zurigo – spiega una nota alla stampa –, ha insegnato per qualche tempo figura e incisione in quella città e a Winterthur, prima di dedicarsi interamente alla pittura. Insieme a questa decisione sono maturati in lui il distacco dall‘ambiente urbano svizzero e la necessità di auto isolamento per una severa ricerca  formale i cui esiti, nelle opere più recenti, appaiono perfettamente delineati. Il punto di partenza di Ritter è il grido di Munch. Quel Grido del 1893 ha attraversato tutta la cultura dell’espressionismo tedesco, ha macerato le carni delle figure di Schiele, ha dato violenza al colore di Kokoschka e oggi prolunga la propria eco nella pittura di Ritter. Corpi dalle carni macerate, sfatti; bocche che gridano, disperatamente mute; uomini piegati nella degradante posizione del quadrupede; bestie nere che passeggiano nei quadri come enormi ombre inquietanti, montagne come legame tra cielo e terra, punto di fuga dalla realtà sociale e solido ancoraggio alla realtà naturale; anelito alla penetrazione sensuale della natura, solipsismo nei rapporti tra gli uomini, freddezza pietrificata della morte, atea pietas: questi alcuni temi ricorrenti nella pittura di Bruno Ritter, che oggi vive in una piccola frazione di Villa di Chiavenna appollaiata fra le balze della Bregaglia. Se le vie formali tentate finora da Ritter (dal realismo classico all’informale, attraverso la soluzione di tutti gli umori dell‘espressionismo, sembrano procedere per successive fratture, rinnegamenti e pentimenti, pure identica rimane la cifra stilistica: lo stridio e talora il gioco di colori (sia nell‘accostamento, sia nella pennellata, sia nel loro rapporto con la superficie ruvida come la carta da pacco), la sottile vena caricaturale alla Grosz, I’ironia negativa, I‘agitata inquietudine e gli incubi di uomini lacerati fra condizione subumana e aspirazione oltreumana, la naturale eleganza del segno e il notevole senso della composizione formale, castigati dal grido del colore che rivela a sua volta insospettate armonie, mentre la tensione negativa del pensiero non si rovescia mai in catastrofe del segno artistico».

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