Nuovo piano di indirizzo forestale per il Lario Intelvese

L’obiettivo del piano è quello di salvaguardare un’importante area verde, definendo le regole per le autorizzazioni ai cambi di destinazione d’uso e determinando gli interventi finanziabili con contributi pubblici.

La direzione generale Sistemi Verdi e Paesaggio della Regione Lombardia ha espresso parere favorevole al Piano di indirizzo forestale (Pif) della Comunità montana del Lario Intelvese, valido per il quindicennio gennaio 2013 – dicembre 2027. L’assessore regionale ai Sistemi verdi e paesaggio Alessandro Colucci ha spiegato che si tratta di un atto «che mira anzitutto a salvaguardare un’importante area verde del nostro territorio». Il territorio della Comunità montana si estende infatti per 18.456 ettari e interessa il territorio fra il Lago di Como (Lario), il lago di Lugano e la Svizzera, comprendendo anche la Valle d’Intelvi. Zone con caratteristiche paesaggistiche ben distinte: in montagna vi è infatti un alternarsi di pascoli, prati e boschi, mentre a quote più basse, lungo i laghi, il territorio ha vocazione più spiccatamente turistica.

Gli aspetti più importanti del Pif sono la perimetrazione del bosco, la definizione di regole per le autorizzazioni ai cambi di destinazione d’uso (trasformazione del bosco) e la definizione degli interventi finanziabili con contributi pubblici. «Il Testo – spiega Colucci – stabilisce una superficie massima di bosco trasformabile a scopi urbanistici di 47,10 ettari, che corrispondono allo 0,4% della superficie forestale. Permette inoltre la trasformabilità per fini agricoli, perlopiù nei boschi di neoformazione, che può avvenire solo nelle aree appositamente individuate in cartografia e può interessare al massimo 235,50 ettari per il quindicennio». In ogni caso, i boschi con funzione prevalente “naturalistica” (siti natura 2000, boschi di specie rare, boschi da seme) o di “protezione del suolo” sono salvaguardati dai cambi di destinazione d’uso.
Il piano definisce in dettaglio anche le attività selvicolturali da finanziare con fondi pubblici, limitando molto il sostegno economico pubblico diretto nel settore delle conversioni a fustaia, del diradamento e soprattutto delle utilizzazioni boschive. Vengono individuati anche i modelli selvcolturali per la corretta gestione dei boschi locali che diventeranno vincolanti nei confronti dei tecnici, agronomi e forestali, che elaborano progetti di intervento o per i funzionari degli Enti forestali che devono approvare progetti o rilasciare permessi e autorizzazioni. 

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