Sul futuro del settore cemento/ 10 luglio a Merone

Cemento-MITRivoluzione copernicana nel settore del cemento. Per effetto della direttiva europea n.31, dal 1 gennaio 2019 tutti gli edifici dovranno essere neutrali energicamente. Le segreterie regionali di Fillea, Feneal e filca organizzano mercoledì 10 luglio a Merone alle 9.30, presso l’auditorium della scuola media in via Aldo Moro, un incontro pubblico per discutere di questi cambiamenti. Interverranno Ivano Comotti (segretario regionale Fillea Cgil), Giovanni Ricci Curbastro (direttore Federmaco nazionale), Pietro Brindisi (sindaco di Merone), Rsu del settore, Mario Melazzini (assessore regionale Attività produttive ricerca e innovazione), Riccardo Gentile (segretario nazionale Filca Cisl). È stato invitato a intervenire il consigliere regionale Umberto Ambrosoli 

Sono invitati all’appuntamento tutte le Rsu del comparto cemento, calce e gesso (in rappresentanza dei circa 3000 lavoratori del settore), le istituzioni, i rappresentanti delle aziende. L’iniziativa vuole cominciare un confronto fra soggetti diversi ma tutti appartenenti al segmento della filiera delle costruzioni. La scelta di Merone è emblematica e rappresenta la gravità della crisi del comparto in Lombardia. Il 31 luglio infatti si spegnerà il forno dello stabilimento Holcim.
Scrivono i sindacati: «Sembrano tanti 5 anni e mezzo, ma per trasformazioni di questa portata sono pochi. Dal 1 gennaio 2019 per gli edifici pubblici e dal 1 gennaio 2021 per quelli privati, le tecniche di costruzione dovranno rendere autonomi energicamente gli edifici agendo sull’auto approvvigionamento dell’energia e impedendo la dispersione termica. La strada obbligata è quella della ricerca di nuovi materiali, compatibili con l’ambiente, per costruire gli edifici futuri. Legalità e trasparenza del settore saranno pre-condizioni per poter agire in modo radicalmente diverso rispetto al passato. Non sarà più possibile aumentare lo spazio occupato da nuove abitazioni, si dovrà intervenire sul patrimonio esistente (buona parte di scarsa qualità) e intervenire sugli abbattimenti di edifici presenti e poi ricostruire. Nel comparto della filiera delle costruzioni, la crisi, oltre a far registrare un calo “fisiologico” dei consumi, ha segnato la fine del modello di espansione edile basato sul costruire nuove abitazioni. Questo modello è stato alimentato anche dalla riduzione costante dei trasferimenti dallo stato ai comuni, che ha orientato questi ultimi a vendere i terreni, incassando gli oneri di urbanizzazione con i quali ottenevano la parità di bilancio, non sforando il patto di stabilità. La gestione della crisi con il ricorso a CIGO e CIGS, cassa in deroga e con il ricorso ai pochi contratti di solidarietà, ricorso ai licenziamenti collettivi con l’ingresso nelle liste di mobilità, può avere senso se nel frattempo si avvia una nuova fase del modo di produrre. Altrimenti si attenuano gli effetti negativi dell’espulsione dei lavoratori dai processi produttivi, creando disoccupati. Il mondo del lavoro della filiera delle costruzioni si interroga e interroga gli altri soggetti sul futuro». [aq, ecoinformazioni]

 

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