Sulla pelle del lavoro

incidente-sul-lavoroIn anteprima l’editoriale della newsletter mensile della Cgil, firmato da Alessandro Tarpini e dedicato alla situazione politica attuale. « Le larghe intese sono morte – scrive il segretario provinciale della Cgil – Ci aspettiamo che, finalmente, chi può cambiare il corso degli eventi si assuma le responsabilità del caso. È tempo di uomini e donne coraggiose e di buona volontà che abbiano, per una volta, in testa una cosa rivoluzionaria: il bene degli italiani»

«Mentre scrivo, non è ancora chiaro cosa accadrà nelle prossime ore. Nessuno è in grado di fare previsioni sull’esito del dibattito parlamentare e sui destini del governo.
Una cosa è certa (se mai ce ne fosse stato bisogno): in Parlamento, nel Parlamento della Repubblica, siedono alcuni uomini e donne che antepongono il destino giudiziario del loro capo agli interessi di sessanta milioni di italiani. Solo così si spiega quanto avvenuto negli ultimi giorni.
La decisione di obbligare alle dimissioni i parlamentari e i ministri eletti nel Pdl risponde unicamente al disegno di evitare a Berlusconi l’applicazione della sentenza per cui è stato condannato con giudizio definitivo. Iva e Imu, provvedimenti per altro approvati nel 2011 dallo stesso Berlusconi quando era premier, sono solo la scusa di chi non ha neppure la decenza di assumersi la responsabilità per un atto così eversivo.
Le ricadute già si vedono in queste ore, con lo spread impazzito (e quindi più interessi per tutti noi sul debito pubblico) e alcuni provvedimenti per il lavoro che rischiano di naufragare con la legislatura. Finanziamento degli ammortizzatori sociali, fondi per gli esodati, investimenti per l’occupazione giovanile. Sono solo alcuni dei provvedimenti che rischiano di rimanere nei cassetti. Questa sarà la vera conseguenza della scelta di rovesciare il tavolo.
Io (ma credo di essere in buona compagnia) mi chiedo ogni giorno che passa quando finirà tutto ciò, fino a quando saremo ostaggi di una vicenda personale e criminale che rischia di portare irrimediabilmente al declino un’intera nazione.
Verrà anche il tempo di domandarsi come ciò sia accaduto. Come abbiamo potuto, per quasi vent’anni, permettere a un mediocre miliardario di portarci al livello in cui ci troviamo. Quali interessi, vizi e connivenze hanno fatto da micidiale humus a questa deriva. Quali e quante le responsabilità di una classe dirigente, del tutto eterogenea, che sembra essersi alleata ai danni del popolo che avrebbe dovuto guidare e che invece si è dedicata alla sua spoliazione.
Si deve chiedere con forza un’unica cosa: nell’eventuale tentativo di rimettere insieme i cocci non si commetta l’ulteriore sbaglio di riproporre un governo di naufraghi. L’Italia oggi non può più permettersi la riproposizione di un film già visto. Le larghe intese sono morte. Ci aspettiamo che, finalmente, chi può cambiare il corso degli eventi si assuma le responsabilità del caso.
È tempo di uomini e donne coraggiose e di buona volontà che abbiano, per una volta, in testa una cosa rivoluzionaria: il bene degli italiani». [Alessandro Tarpini]

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