Giorno: 18 Gennaio 2014

Per un’urbanistica sostenibile: l’incontro a Cantù

TANGENZIALECOMOUn piano con molti punti oscuri, l‘esigenza di un reale cambio di passo, progetti e proposte per limitare il consumo di suolo e tutelare maggiormente l‘ambiente: questi sono stati i temi di Informazioni e riflessioni per un’urbanistica sostenibile, l’incontro organizzato dal gruppo di lavoro P.g.t 2013 presso il salone dei convegni a Cantù. Centro della discussione, nella serata di venerdì 17 gennaio, è stato il piano canturino di governo del territorio, la cui approvazione finale è prevista per il 7 febbraio. Sul progetto gravano però numerosi punti oscuri, dalla reale volontà di limitare la speculazione alla transito della nuova tangenziale nel territorio comunale, presente nel testo nonostante le assicurazioni del primo cittadino.

«Il Pgt così formulato disattende – ha esordito Antonio Pagani, capogruppo democratico al comune brianzolo – le stesse promesse elettorali di Lavori in Corso, che prevedevano la fine dell’edilizia selvaggia e una maggiore logica nella gestione del territorio». Invece la maggioranza <<non segna alcun cambiamento rispetto alle precedenti giunte di Centrodestra, soprattutto sulla limitazione delle spazi edificabili». I numeri previsti parlano infatti di un aumento delle unità abitative, in previsione di una  crescita della popolazione: «il problema- ha riportato Vitaliano Colombo, urbanista con esperienze amministrative a Lurate Caccivio – è che si prevedono più di 1000 unità in costruzione, per un di totale di 6000 abitanti in più nei prossimi anni. Cifre molto lontane dalla realtà».

Il doppio intervento non ha dovuto aspettare molto una risposta, vista la presenza tra il pubblico di Vincenzo Latorraca, assessore all’urbanistica: «il progetto è molto diverso da come l’avete presentato – ha ribattuto l’esponente di Lavori in Corso, smentendo i dati riportati- e non lo dico solo io, ma la stessa Regione Lombardia, che dopo controllato il piano non ha rilevato nessuno di questi numeri».

Il botta e risposta non ha però esaurito l’annoso problema della salvaguardia del territorio, magari da condurre con proposte e progetti anche a livelli più estesi della realtà canturina. Compito fatto proprio dagli ospiti di rielievo dell’incontro, a cominciare da Chiara Braga: «in sede parlamentare – ha confermato la neo responsabile all’ambiente della segreteria Pd – stiamo formulando una proposta di legge per limitare il consumo di suolo e soprattutto il consumo di terreno agricolo. Contiamo di approvarla in tempi molto rapidi». Bene ma non abbastanza secondo invece il consigliere regionale del M5s Giancarlo Corbetta, per cui «è condivisibile l’impianto presentato dalla Braga, ma servirebbe anche qualcosa in più. Noi proporremo in Regione di aumentare gli oneri di urbanizzazione al di fuori delle aree urbane, utilizzando poi i fondi raccolti per dare respiro alle casse dei comuni in difficoltà».

Progetti ambiziosi la cui messa in pratica deve essere però rapida, come ricordato da Damiano Di Simine, presidente lombardo di Legambiente: «il problema non può essere più sottovalutato- ha riportato nelle conclusioni l’ambientalista- il consumo di suolo ha raggiunto nel nostro territorio livelli drammatici. Servirebbe così un cambio di passo per superare una mentalità malata e insostenibile, che ha prodotto solo disastri». [Luca Frosini,  ecoinformazioni]

Non c’è oasi di pace in cui nascondersi se tutto intorno è odio

celeselAnche Sel alla Marcia per la Pace domenica 19 gennaio a Mariano Comense (ritrovo alle 15 in Largo Alpini). Con una nota di Celeste Grossi il Coordinamento provinciale esprime l’impegno a rompere il muro di silenzio su quanto sta succedendo in Palestina e in Israele e esprime le ragioni della partecipazione all’iniziativa nella quale è prevista la testimonianza dei pacifisti di Nevé Shalom – Wahat as-Salam. Leddi il comunicato nel seguito dell’articolo.

«Le trattative che gli Usa stanno conducendo, con la mediazione di Kerry, − per mettere fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi (iniziata dal 1967) e la creazione dello Stato Palestinese indipendente e sovrano con Gerusalemme Est capitale, che possa vivere in pace e sicurezza accanto allo Stato d’Israele − hanno recentemente subito l’ennesima battuta di arresto. La Missione Diplomatica Palestinese in Italia il 16 gennaio 2014 ha affermato che gli ostacoli che determinano la crisi nella trattativa sono: la crescita degli insediamenti colonici, la domanda di riconoscimento dell’ebraicità dello Stato di Israele (abitato da ebrei e da una minoranza araba che supera il 20% della popolazione totale), la negazione del diritto al ritorno dei profughi, l’esclusione di Gerusalemme dal negoziato e la recente richiesta di mantenere l’esercito isreliano sui confini giordano-palestinesi nella Valle del Giordano (su una superficie di 300 chilometri quadrati, di poco inferiore a quella della Striscia di Gaza).

A Italia, Gran Bretagna, Francia e Spagna che hanno convocato gli ambasciatori israeliani per contestare il recente annuncio da parte di Israele di voler costruire ulteriori insediamenti (1.400 nuove abitazioni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove vivono già oltre 500.000 coloni israeliani) nei territori occupati che dovrebbero far parte del futuro Stato di Palestina, il 17 gennaio Israele ha risposto convocando i loro rappresentanti diplomatici per protestare contro la presa di posizione che il ministro degli Esteri ha definito “di parte” a favore dei palestinesi.

Sel è dalla parte della Pace e dei diritti dei popoli e condivide il punto di vista di Edward W. Said l’intellettuale palestinese che ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti che diceva: «Se ognuno/ a di noi cercasse in un modo o nell’altro di aprirsi un varco nel silenzio ufficiale e dei media – una lettera al direttore, una telefonata a una stazione radio o a una televisione, l’organizzazione di gruppi che facciano sistematicamente e collettivamente questo tipo di attività – ecco che il nostro tentativo di liberazione prenderebbe il via, un tentativo minuscolo e addirittura ridicolo nella sua modestia, è vero, ma certo assai migliore della passività e del silenzio collettivi».

A rompere il silenzio sulla realtà palestinese contribuisce l’azione di Laura Boldrini che, dopo la visita in Israele del 14 e del 15 gennaio 2014, in evidente discontinuità con la linea mantenuta negli ultimi anni dai rappresentanti delle istituzioni italiane, si è recata in Cisgiordania e, il 16 gennaio, nella Striscia di Gaza, per rendersi conto della condizione di oltre un milione e mezzo di palestinesi, colpiti dal blocco israeliano ed egiziano, aggravata ulteriormente dalle alluvioni di dicembre. La presidente della Camera ha dichiarato al ritorno in Italia: «La strada per la pace è lo sviluppo, cioè lasciare alle persone la possibilità di lavorare, svolgere attività, muoversi ed avere un futuro. Quando non c’è risentimento è più facile riconoscere l’altro, cedere qualcosa. Se invece la vita è un percorso ad ostacoli tutto è più difficile e si carica di rancore. Come ho detto al Tempio italiano a Gerusalemme e a Gaza bisogna ascoltare le ragioni dell’altro, avere umiltà, mettersi nei panni del prossimo, gestire meglio i propri sentimenti».

Anche Moni Ovadia è impegnato a rompere il silenzio e ha parlato della difficoltà che gli ebrei hanno nella percezione di quanto avviene nella Terra del latte e del miele. Uscendo dalla Comunità ebraica di Milano, a novembre 2013, ha detto: «Un corto circuito della sensibilità fa sì che molti ebrei leggano e non ascoltino, guardino e non vedano. Per questo malfunzionamento delle sinapsi della giustizia, i palestinesi non vengono percepiti come oppressi, i loro diritti come sacrosanti, la loro oppressione innegabile».

Sel condivide l’analisi del premio Nobel per la Pace, Nelson Mandela: «L’apartheid è un crimine contro l’umanità. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, compresi i bambini».

A Nevé Shalom – Wahat as-Salam, Oasi di Pace, il nome del villaggio creato congiuntamente da ebrei e arabi palestinesi, tutti cittadini di Israele, nel 1969 si educa alla pace. Ma non c’è oasi di pace in cui nascondersi se tutto intorno è odio». [Celeste Grossi, Coordinamento provinciale Sel Como]

Mariano Comense/ Marcia per la Pace

2225mese pace gennaio 2014 002Domenica 19 gennaio alle 15,30 a Mariano Comense, nell’ambito del Mese della Pace, organizzato da Caritas, Acli, Pastorale giovanile decanale, Agesci, CcP, Libera, si svolgerà la Marcia per la Pace con ritrovo alle 15 in Largo degli alpini e arrivo all’oratorio  San Rocco in via Kennedy 1. In programma la testimonianza di pacifisti di Nevé shalom – Wahatal salam. 

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