Deserto democratico

Deserto democraticoTra le singolarità del dibattito in corso sulla riforma elettorale colpiscono alcuni assiomi presenti anche in commenti di persone sensate e democratiche. Il luogo comune ripetuto senza ragionamento è che ogni semplificazione costituisca un miglioramento e che le difficoltà nella democrazia italiana siano nate, costituite e sarebbero determinate oggi dall’eccesso di frammentazione della rappresentanza. Secondo tale lettura non solo andrebbe messa a tacere la fastidiosa petulanza dei “partitini”, ma anche la situazione attuale con tre forze politiche assai consistenti andrebbe semplificata a due. Evidente il pericolo, poco avvertito però da tanti commentatori, che arrivati a due si senta la necessità di semplificare ancora arrivando finalmente a uno, un poderoso solo tronco senza “cespugli” a contendergli il sole. Ma in quell’unica forza politica potrebbero riemergere posizioni differenti, personalità che “inconcepibilmente” non vorranno adeguarsi alla maggioranza dei gruppi dirigenti del proprio partito. Neppure una norma che istituirà il vincolo di mandato, visto che i parlamentari pur nominati dal partito, ridotti di numero e costretti in un monolocale, conservano briciole di autonomia, ridurrà a zero il dissenso. Allora sarà opportuno ridurre il numero dei dirigenti e la vastità delle direzioni e delle assemblee congressuali. Ma la riduzione degli “apparatI” e della nomenclatura lascerà comunque delle sacche di soggettività anche quando i notabili saranno ridotti a dieci, cinque, tre. E ci saranno posizioni non maggioritarie che infastidiranno ostacolandolo il lavoro dei dirigenti di maggioranza del partito unico. Allora qualcuno ricorderà che l’unica prospettiva che evita ritardi e contemporaneamente riduce all’osso le “odiate” nomeclature e le insopportabili spese della democrazia è il leader unico del partito unico. Ciò ridurrà ulteriormente la spesa pubblica. Infatti sarà possibile chiedere all’artista unico di concepire un unico monumento, dedicato al leader unico, da porre in tutte le piazze. E si semplificherà la toponomastica di ogni città: la strada principale sarà intitolata al capo in carica e si incrocerà nel centro con quella del capo precedente fornendo così anche un esempio di educazione politica stradale già realizzato in tanti paesi. Finalmente anche l’urbanistica sarà maggioritaria e le persone, se autorizzate a muoversi, potranno farlo senza indugi. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]. 

 [Nella foto: Deserto democratico]

1 thought on “Deserto democratico

  1. … in effetti basta poco e allargare la pancia della P e farla diventare una D:
    DD. Così anche la lettere è unica!

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