Giorno: 8 Febbraio 2014

Monnezza/ Espressione di noi

monnezzaLa monnezza come ricchezza nella nostra società dei consumi. Oggi produrre rifiuti è naturale quanto lo è l’acquisto di beni materiali, operazione che per ognuno di noi rappresenta una forma di affermazione identitaria nel contesto di appartenenza. Una visione volutamente positiva nei confronti del tema dei rifiuti quella proposta da Antonio Castagna nel suo libro Tutto è monnezza. La mia dipendenza dai rifiuti [Liberaria, 2013, 142 pagg, 10 euro], presentato venerdì 7 febbraio presso la libreria Feltrinelli di Como. Vai alla video intervista e agli altri video della serata.

Spesso nel pensiero comune parlare di rifiuti significa avere a che fare con ciò che è sporco, inutile, da nascondere, perché rimanda alla deperibilità di tutte le cose.
L’intento dell’autore è proprio quello di superare questa concezione diffusa nella società occidentale e legata alla volontà di eterna giovinezza, per cui tutto ciò che rappresenta la caducità va oscurato. «La monnezza non è un problema, è un paesaggio» spiega l’autore, ponendo così l’attenzione sulla questione della deperibilità di ciò che ci appartiene e sul fatto che siamo parte di una civiltà che col tempo ha smarrito la capacità recuperare e riutilizzare gli oggetti che ci circondano.
Produciamo monnezza ed essa è ciò che noi siamo, ci rappresenta. Proprio per questo l’archeologia studia i rifiuti: per capire meglio cosa essi dicono di noi, per comprendere la storia dei consumi e l’ecologia del passato. Occuparsi di questo tema aiuta inoltre a rendere migliore il futuro, con la costruzione di discariche più efficaci e con l’orientamento di produzione e consumi verso una direzione più ecosostenibile.
Come superare l’atteggiamento diffuso per cui l’affermazione di sé avviene attraverso il possesso di beni, di cui ci disfiamo nel momento in cui decidiamo di cambiar vita? Capendo che l’incontro solitario con la merce non consente una reale costruzione identitaria; ciò è possibile solo nell’incontro con l’altro.
Torniamo quindi ad avere buoni rapporti con i vicini anche nelle grandi città, invitiamoli a cena e scambiamo idee e oggetti. Invece di buttare le cose che non ci servono più o di farle invecchiare senza averle usate, doniamole affiché vengano godute da altri. E ancora, usiamo meno l’auto e più i mezzi pubblici o i nostri piedi, ciò ci consentirà non solo di inquinare meno e produrre meno rifiuti, ma anche di osservare con occhi diversi persone e paesaggi.
Per alimentare questo processo virtuoso Antonio Castagna con la sua associazione ManaManà ha inventato il Senza Moneta, una giornata in cui si smette di pensare in termini di denaro e le persone che vi prendono parte portano oggetti, informazioni, conoscenze che verranno poi scambiate senza tener conto del loro valore economico.
Una bella occasione in cui la merce per una volta smette di essere il principale oggetto di interesse, divenendo pretesto anche un po’ ludico per ritrovare la dimensione dell’incontro tra persone. [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Un concerto per Anna

IMG_20140208_191357Nel foyer del Sociale gremito, sabato 8 febbraio al Concerto per 24 bambine lontane, dedicato a Anna Giamminola, la musica di Marco Belcastro, Simone Mauri e Flaviano Braga, introdotta per l’associazione Qui le stelle che ha organizzato l’iniziativa da Adriana Pelliccia e Rosa De Rosa, ha entusiasmato il pubblico con applausi scroscianti e  grande partecipazione. Guarda il video di ecoinformazioni di Luchin di Víctor Jara.

Anpi/ Ricordare sempre, ricordare tutto

 

ANPI_PROVVCon una nota l’Anpi di Como parla della tormentata storia del confine orientale e della Giornata del ricordo e chiede al sindaco di Como di non concedere spazi pubblici alle  destre anticostituzionali. Il comunicato:  «In Italia, con legge del 30 marzo 2004, il 10 febbraio di ogni anno si celebra la “Giornata del ricordo”, in cui si commemora il drammatico esodo degli italiani giuliano-dalmati e le vittime che perirono nelle foibe. Tuttavia, forze di estrema destra come Militia di Como, si sono appropriate di questa giornata per rinfocolare la retorica nazionalista degli “italiani brava gente” e per erigere un muro di silenzio sui gravi crimini commessi dai fascisti e dall’esercito italiano negli anni dell’occupazione della Jugoslavia.La storia del nostro confine orientale è tormentata, dolorosa, ma soprattutto complessa. In considerazione di tale complessità, isolando la tragedia delle foibe dal contesto storico, si persegue solo l’obbiettivo di strumentalizzare faziosamente la memoria.

Il senso delle iniziative volte al ricordo dovrebbero invece essere dirette alla rigorosa ricostruzione storica a tutto campo, indagando tutti -e ribadiamo tutti- i drammi che contraddistinsero quelle terre abitate da una popolazione multietnica.
La storia del confine orientale d’Italia non si può quindi farla iniziare nel 1945, ma si dovrebbero considerare anche i vent’anni precedenti, quelli appunto dell’aggressione fascista e della feroce pulizia etnica subita da sloveni e croati.

In ragione di queste considerazioni, scopriamo con incredulità che l’Amministrazione comunale di Como concede nuovamente una delle piazze principali della città a Militia, organizzazione di estrema destra che considera una giornata di lutto il “25 aprile”, che inneggia al nazista Priebke come ad un eroe, che presenta libri su militanti del partito nazista ed esalta il ventennio fascista.

Chiediamo quindi al Sig. Sindaco un forte segnale di rottura rispetto al passato, non concedendo più spazi pubblici a Militia così come ad altre organizzazioni che non si riconoscono in alcun modo nella Costituzione italiana e nei suoi valori fondanti, cioè l’antifascismo, la democrazia e le libertà». [Anpi sezione di Como Perugino Perugini]

 

La ragazza di Terezìn

BrundibàrjpgNella serata di venerdì 7 febbraio, nella sala consiliare del comune di Lomazzo, si è parlato del lager-ghetto di Terezin e approfondita la storia dell’operina musicale di Hans Kràsa Brundibàr, messa in scena all’interno del campo. Importante è stato il contributo di Leonardo Visco Gilardi, vicepresidente della sezione Aned di Milano, che ha posto l’accento sulla memoria e sulle  sue responsabilità, sia dal punto di vista politico che storico. Trasmettere memoria, collettiva e condivisa, alle nuove generazioni, è un atto che permette di sviluppare consapevolezza. È la conoscenza che permette di scegliere, e quindi di essere liberi. È stata ripercorsa la vicenda che ha visto protagonisti Heydrich e Eichamnn alla fine del 1944, quando autorizzarono un’ispezione della Croce rossa nel campo di Terezin;  per dimostrare come gli ebrei fossero trattati con umanità, fecero inscenare Brundibàr: storia ingenua e liberatoria di bambini che, per aiutare la madre malata, s’ingegnano a cantare nella piazza per comprarle del latte.  Brundibàr è un suonatore di organetto prepotente, con dei baffi che non casualmente ricordano quelli di Hitler; ruberà loro i soldi raccolti, ma alla fine avverrà il trionfo dei bambini bisognosi. In occasione della Giornata della memoria, è stato proiettato nel liceo di Lomazzo La ragazza di Terezin, e si è voluto condividere con la cittadinanza il cortometraggio di Valerio Finessi: una discutibile  docu-fiction, che nonostante le buone intenzioni, risulta molto amatoriale. L’idea è quella di riprendere l’operina Brundibàr, trasportandola dal campo ad un teatro dei giorni nostri. Purtroppo, si esce con l’amarezza di non aver visto l’originale. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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