Giorno: 12 Febbraio 2014

Razzismo elvetico/ Gaffuri: la Lombardia alzi i toni

20140207_svizzeraCon la nota Frontalieri, discariche: la Lombardia alzi i toni. Siamo stufi dei soprusi della Confederazione il parlamentare regionale lombardo Luca Gaffuri interviene nel dibattito dopo il referendum razzista svizzero. «Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità, questa sera, una mozione urgente che impegna il presidente Maroni ad attivarsi con i Governi italiano, svizzero, del Canton Ticino e dei Grigioni per affrontare la questione frontalieri, dopo il risultato del referendum di domenica, istituire una sorta di ‘zona franca’ lombarda e tenere direttamente i rapporti tra la Regione la Confederazione.

Durante il dibattito in Aula, per il Gruppo regionale del Pd è intervenuto il consigliere Luca Gaffuri: “I rapporti tra gli Stati e l’Unione europea riguardano diversi argomenti. E quando si chiede di modificare alcuni di questi rapporti, vengono rimessi in gioco anche gli altri – ha detto subito Gaffuri –. Quindi, non è possibile per la Svizzera pensare di far circolare i capitali, le imprese, l’export e d’altra parte rifiutare i lavoratori”.

Secondo Gaffuri, gli esiti della votazione elvetica “non si sentiranno fra tre anni, ma subito: oggi si è già rotto l’accordo bilaterale sulla fornitura di energia elettrica”. Eppure, ha continuato il consigliere Pd, “la Confederazione elvetica aveva fatto un passo avanti rispetto l’isolazionismo del passato, ma ora le lancette sono tornate indietro. Comunque questo è un insegnamento per la Lombardia perché dimostra che c’è sempre qualcuno che sta più a nord di noi e c’è sempre qualcuno che viene discriminato. Ebbene, oggi quelli discriminati sono i lombardi”.

Quando, invece, per Gaffuri “i problemi del mercato del lavoro potevano e dovevano essere risolti all’interno della Confederazione elvetica, perché nessuno obbliga le imprese svizzere ad assumere i nostri lavoratori: se lo fanno è perché li apprezzano, per le loro capacità e preparazione, ottenute qui in Italia, nelle nostre scuole e università”.

Anche “la scelta di alcuni imprenditori di abbassare gli stipendi, creando dumping salariale, doveva essere risolta dagli stessi svizzeri, stabilendo, ad esempio, un tetto minimo di compenso più elevato”.

Dunque, questo è “il momento in cui la Lombardia deve essere meno remissiva nei confronti della Confederazione elvetica. Siamo stufi che ci mettano le discariche sul confine, siamo stufi che approvino referendum contro i nostri lavoratori che portano ricchezza alla Svizzera. Se non li vogliono, non li assumano, ma rifiutino anche i capitali esteri – ha incalzato Gaffuri –. Questa volta la Lombardia deve alzare i toni. In fondo, la nostra mozione va anche nell’interesse della stessa Confederazione elvetica che rischia di isolarsi rispetto al resto del mondo”». [Ufficio stampa Pd]

Razzismo elvetico/ Sel: allarme per le europee

sel comoTitti Di Salvo (deputata Sel), Luca Fonsdituri (Forum lavoro Sel), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel Como) commentano l’esito del referendum zenofobo svizzero: «Il risultato del referendum del 9 febbraio scorso, proposto dalla destra xenofoba svizzera (UDC e Lega dei Ticinesi), ci preoccupa molto perché dimostra che in quel paese ci sono paure e sentimenti antistranieri che rimangono forti, soprattutto nei cantoni tedeschi e nel canton Ticino (dove i Verdi hanno purtroppo appoggiato le richieste della destra), minoritari invece nei cantoni francesi. I risultati ci dicono che nelle grandi aree urbane, più interessate a fenomeni migratori, ha prevalso il no mentre nelle periferie e nei piccoli cantoni dove il fenomeno è marginale ha prevalso il sì. Nel canton Ticino, dove il fenomeno del frontalierato è importante per l’economia di quel territorio, i dati diffusi nel gennaio 2014 sulla disoccupazione, secondo la Segreteria di Stato dell’economia e il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia di Bellinzona, sono questi: 8.247 disoccupati, dei quali 3.913 svizzeri (47,4%), 4.334 stranieri (52,6%). Anche questo dato dimostra la natura ideologica e irrazionale del voto e deve spingere le forze politiche democratiche europee ad un rinnovato impegno per contrastare la deriva xenofofa che si sta diffondendo nel nostro continente.

La vittoria di misura dei sì (50,3%) contraddice i trattati tra U.E e Svizzera di libera circolazione e trasforma di fatto i migranti da libere persone portatrici di diritti a braccia da inserire nei settori lavorativi secondo il sistema dei contingenti. Non ci saranno ripercussioni immediate perché il Governo federale ha 3 anni di tempo per adeguare la vigente legislazione con gli esiti referendari, ma i 60.000 lavoratori frontalieri, dei quali più di 23.000 sono comaschi, sono fortemente preoccupati per il loro futuro. Il nostro partito a livello locale e parlamentare si impegnerà affinché il governo apra subito un tavolo di trattative con la Svizzera su questi temi e, con i nostri circoli svizzeri, appoggerà il referendum di maggio che propone un salario minimo uguale per tutti in ogni cantone della Svizzera L’inserimento di un salario minimo, a prescindere dal settore, permetterebbe di superare il ricatto che molti datori di lavoro fanno ai lavoratori di accettare, a parità di mansioni, una paga inferiore a quella dei lavoratori svizzeri. Siamo consapevoli che l’esito del referendum è un campanello di allarme per le prossime elezioni europee, per cui il nostro impegno sarà ancora più marcato per promuovere una Europa sociale dei diritti per tutti, per il superamento della politica di austerity, per lo sviluppo di politiche economiche che favoriscano il lavoro, per la difesa del modello sociale europeo». [Titti Di Salvo (deputata Sel), Luca Fonsdituri (Forum lavoro Sel), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel Como)]

Lombardia padana/ Farla franca

letta e maroniIncontrando martedì 11 febbraio, all’inaugurazione del complesso delle Unicredit Towers a Milano, il presidente del Consiglio Enrico Letta il presidente lombardo Roberto Maroni ha proposto: «Una sperimentazione, una zona franca di confine per abbassare la pressione fiscale per le imprese che lì soffrono la concorrenza del Canton Ticino che ha tasse più basse». Qualcosa di simile all’attuale sconto benzina in una fascia di 20 chilometri dalla frontiera: «Servirebbe alle imprese per avere una boccata di ossigeno, ma soprattutto consentirebbe loro di assumere e quindi ridurrebbe il fenomeno del frontalierato».

«Una delle questioni cruciali nei rapporti tra i nostri due territori di confine è quella della questione fiscale – aveva spiegato il giorno precedente in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana –: noi abbiamo una pressione fiscale elevatissima, che induce molti a cercare lavoro in Svizzera, nel Canton Ticino, quindi, come abbiamo fatto con la Carta sconto benzina, chiederò al Governo di concedere alla Lombardia la possibilità di istituire delle “zone franche” dal punto di vista fiscale, per diminuire la pressione fiscale e quindi consentire al mondo delle imprese di pagare meno tasse e avere la possibilità di assumere».

Dell’incontro con il primo ministro italiano Maroni ha precisato: «Gli ho chiesto se è d’accordo all’introduzione, in un disegno legge, attualmente in Commissione attività produttive al Senato, della cosiddetta “zona ad economia speciale”, ovvero della “zona franca”, anche per la Lombardia e mi ha risposto che non è contrario. Ora bisogna vedere, ma questo via libera in termini di principio è importante, perché significa che il Governo è consapevole della questione e ha condiviso la mia visione della soluzione possibile e quindi del coinvolgimento della Regione Lombardia, il che è molto positivo». [md, ecoinformazioni]

Fini-Giovanardi incostituzionale

fini -giovannardiAncora una volta la Corte costituzionale interviene per abrogare leggi liberticide che il Parlamento non riesce a cassare. Il 12 febbraio è caduta, per manifesta illegittimità costituzionale, la famigerata Fini-Giovanardi, la riempi carceri, fatta per colpire i consumatori di droghe leggere equiparati a criminali e spacciatori anche se coltivano a casa propria una sola piantina di maria. L’abrogazione della norma che ha anche distolto parte dell’attività delle forze dell’ordine dal contrasto alla criminalità particolarmente attiva nel commercio delle droghe sia “leggere” che “pesanti”, libera anche nel comasco molti cittadini e cittadine ingiustamente perseguiti. 

Arci plurale/ Sedi aperte per Tsipras

logoarciCon una nota di Paolo Beni per l’Ufficio di presidenza nazionale, l’Arci invita  «i circoli ad aprirsi, compatibilmente con le loro possibilità, all’ospitalità di iniziative di raccolta delle firme per la presentazione della lista Tsipras». Naturalmente il documento chiarisce che «questo invito non rappresenta in alcun modo un posizionamento politico dell’associazione per una singola forza politica, ma piuttosto la conferma del nostro impegno in nome del diritto/ .
dovere di facilitare la partecipazione democratica, come abbiamo fatto ospitando le primarie, le raccolte di firme per i referendum e in tante altre occasioni». «L’Arci è indipendente, autonoma e plurale. Siamo sempre stati e vogliamo continuare ad essere una “casa comune della sinistra”. Nei nostri circoli lavorano fianco a fianco persone con differenti appartenenze e collocazioni partitiche, unite però da forti valori e principi comuni che le diverse scelte al momento del voto non hanno mai messo in crisi. E’ la nostra ricchezza e il nostro valore aggiunto, che insieme difendiamo e rivendichiamo».

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Sophie Scholl e la Rosa Bianca a Grandate

giornomemoriaUna memoria pericolosa Sophie Scholl e la Rosa Bianca, venerdì 14 febbraio alle 21 nella Sala consiliare del municipio di Grandate. Parlerà Grazia Villa, avvocata, già presidente dell’associazione Rosa bianca. L’iniziativa è per il Giorno della memoria, per non dimenticare.

Razzismo elvetico/ Maroni: anche da noi senza tabù

20140207_svizzeraUna delle reazioni al voto referendario svizzero di chiusura della scorsa domenica è stato anche il montare dell’antieuropeismo e ne è un esempio Maroni. «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi – ha dichiarato, aggiungendo che si può – discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». Del voto referendario contro l’immigrazione in Svizzera e per la reintroduzione dei contingenti il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana di lunedì 10 febbraio, ha detto: «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi, perché chi governa deve sempre fare i conti con la realtà che cambia, per questo mi piacerebbe che simili referendum si facessero anche da noi, per sentire l’opinione del popolo sovrano».

«Ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro – ribadisce però per difendere i frontalieri lombardi –. Accolgo con grande rispetto questo voto perché, quando si pronuncia il popolo, chi governa deve tenerne sempre conto».

«Se il problema è quello di trovare delle misure per evitare la concorrenza sleale e territoriale per quanto riguarda i posti di lavoro, allora mettiamoci a lavorare per trovare una soluzione adeguata, ma il principio di libera circolazione deve essere assolutamente garantito tra di noi – ha aggiunto il presidente –. Diverso è il caso dell’immigrazione clandestina, che va assolutamente bloccata e impedita, ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro».

Affermazioni a cui si aggiungono quelle alla Mobility Conference di Milano di martedì 11 febbraio. Per Maroni con il voto dalla Confederazione: «È arrivata una scossa all’Europa per discutere. È sbagliato criminalizzarne il risultato. È il popolo che ha deciso e, se qualcuno non è d’accordo, si deve rassegnare, la sovranità appartiene al popolo non alla Merkel o a Bruxelles». Per questo per il presidente lombardo si può: «Discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». «Non mi preoccupa tanto la possibilità di rivedere i trattati internazionali; il Governo svizzero avrà tempo tre anni, non c’è nessuna ricaduta immediata – ha spiegato intervenendo, sempre l’11 febbraio a Radio 24 alla trasmissione 24 Mattino –. Quello che mi preoccupa è la necessità di rivedere il trattato bilaterale che riguarda 60mila frontalieri lombardi che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera perché a ottobre ci sarà da rivederlo. I Comuni lombardi si vedrebbero fortemente penalizzati e, siccome la trattativa la fa il Governo italiano, di questo sono preoccupato». Per questo vorrebbe essere coinvolto dal presidente del Consiglio Letta direttamente nella partita. Nel frattempo assicura che «l’esito del referendum di domenica in Svizzera non è stato un voto “anti-lombardo”, con il Cantone Ticino abbiamo ottimi rapporti» e annuncia che «a breve andrò a incontrare il presidente del Consiglio di stato Paolo Beltraminelli, per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione». [md, ecoinformazioni]

Bando calore

3 COMO COMUNEIl M5s chiede un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza per valutare se bloccare la gara in corso.

 

Il consigliere comunale comasco pentastellato Luca Ceruti ha consegnato lunedì 10 febbraio una richiesta di convocazione di un Consiglio comunale aperto, supportato dalle liste civiche Adesso Como e Per Como, gli esponenti del Gruppo misto, Laura Bordoli, Enrico Cenetiempo, Francesco Scoppellitti, e da Anna Veronelli, Pdl, sul: «Bando di gara in corso per l’affidamento del servizio energia degli impianti termici al servizio degli edifici del Comune di Como (Bando-calore)».

Un incontro per valutare e esaminare i: «Rilievi critici emersi successivamente all’indizione della gara a seguito della proposta di Anci-Nomisma (giugno 2013), l’evoluzione della legislazione di settore, le più recenti esperienze di altri importanti enti locali e dei contributi presentati, ai sensi di legge, da soggetti portatori di interessi diffusi» e quindi decidere se sospendere o revocare il bando di gara in corso, da 39 milioni di euro, partito e sospeso più volte dal maggio 2012, come chiesto da Ceruti nel giugno 2013.

L’obiettivo è quello di fermare tutto per sviluppare un progetto pilota offerto da Anci e Nomisma a Como per l’efficientamento energetico degli edifici, criticando la forma attuale del bando che «si limita alla fornitura di combustibile e ad interventi solo sugli impianti», guardando all’esperienza milanese di Project Financing sul tema, con il supporto delle critiche fatte al bando fra giugno e luglio 2013 da Legacoop Como-Lecco.

Alla seduta aperta sarebbero invitati per «un supporto autorevole, competente e obiettivo» i responsabili del progetto-pilota, rappresentanti dell’Amministrazione provinciale di Milano, «impegnati nella citata proposta di Project Financing», Saveria Sechi e Maria Teresa Vaccaro, «rappresentanti della comunità scientifica esperti della materia», rappresentanti di Legacoop Como-Lecco, e «altri soggetti portatori di interessi diffusi di cui sarà ritenuto utile e positivo il contributo» (richiesta della convocazione con relazione, mozione per la revoca). [md, ecoinformazioni]

Consulta per i giovani a Palazzo Cernezzi

COMO COMUNENon basta una sera di discussione per introdurre il nuovo organismo voluto dalla Giunta Lucini. I vigili in comune per chiedere un nuovo dirigente «graduato».

Polizia locale

Andato in pensione il comandante Vincenzo Graziani la polizia locale comasca è rimasta orfana di un dirigente e la Giunta ha affidato ad interim al direttore dei settori Controlli di gestione, sistemi informativi e  sistemi informativi e Suap e attività produttive Giovanni Fazio il ruolo di dirigere il corpo di stanza in viale Innocenzo XI. Un avvicendamento che non piace ai vigili presentatisi in una quindicina in aula durante le preliminari al Consiglio comunale di Como di lunedì 10 febbraio e a cui hanno dato voce alcuni dei consiglieri di opposizione. Tutti hanno dichiarato di non avere nulla contro Fazio, ma di volere a svolgere quel ruolo qualcuno con competenze specifiche. «Non si può lasciare il comando a una persona che non è graduata – ha detto l’ex assessore alla Sicurezza Francesco Scopelliti, Gruppo misto, raccogliendo un applauso –. Non è serio». «Non ci sono politiche per la sicurezza» ha aggiunto rivolto alla Giunta. «È ridicolo si sapeva che il vecchio comandante sarebbe andato in pensione – ha affermato Laura Bordoli, Gruppo misto –. Non si capisce perché non sia stato sostituito». «Il sindaco non poteva non sapere quello che stava succedendo – ha rincarato Sergio Gaddi, Pdl, che ha concluso –. Il dirigente torni ad essere un militare».

Preliminari

Luca Ceruti, M5s, ha presentato un’interrogazione sulla riqualificazione delle palestre scolastiche cittadine, chiedendo se si è provveduto a partecipare a un bando regionale che eroga contributi in tal senso (l’interrogazione), ironizzando sulle buche in città chiedendo al sindaco di fare un gro in macchina con l’assessora rifiutiDaniela Gerosa, mentre Mario Molteni, Per Como, ha denunciato l’abbandono di rifiuti per strada a Como Nord e chiesto con una interrogazione: «Se non possa essere valutato il posizionamento per la raccolta dei rifiuti ingombranti una volta al mese nei quartieri che aveva in passato riscosso un grande apprezzamento» (l’interrogazione). Molteni ha chiestola sistemazione di lampioni spenti in viale Varese, Andrea Luppi, Pd, in via Borgovico, Giampiero Ajani, Lega, ha chiesto che fine ha fatto il progetto di acquisizione degli impianti di illuminazione di tutta la città da parte del Comune. Diego Peverelli, Lega, ha infine chiesto di intervenire sulle discariche abusive nella zona di: «Como Sud… Sarà per via del nome, è come la Terra dei fuochi».

Consulta giovanile

«Con l’istituzione della consulta vogliamo favorire la partecipazione dei giovani della nostra città, proseguendo lungo la strada già tracciata da questa amministrazione con l’attivazione delle consulte nel settore delle politiche sociali – ha detto presentando la delibera la vicesindaca Silvia Magni –. Siamo convinti del valore e dell’importanza delle consulte; sono luoghi di conoscenza, di confronto costruttivo e di elaborazione di pensiero tra soggetti diversi; sono organismi che in modo strutturato affiancano l’azione amministrativa, integrandola e arricchendola con pareri, rilievi, raccomandazioni e proposte». La proposta è stata presentata puntualmente, come nel passaggio in Commissione e, dopo le domande di chiarimento, sulle associazioni aderenti e i limiti di età, fra le altre, ne è nata una estenuante e tediosa discussione, che ha visto nascere diverse perplessità da parte delle opposizioni. Una più marcata contrarietà è stata espressa da Scopelliti, «le Consulte distruggono l’attività degli assessorati», che ha presentato un emendamento, e Gaddi che l’ha definita «una inutile gabbia, una cappa, autoreferenziale, che nella migliore delle ipotesi non produrrà alcunché». «Le attività proposte sono quelle che un buon assessore dovrebbe svolgere» ha aggiunto definendo il provvedimento come un qualcosa di nato morto. Di uno strumento «eccessivamente ingessato» ha parlato Marco Butti, Gruppo misto, e anche Molteni ha espresso qualche riserva sulla reale attività delle Consulte guardando il lavoro prodotto da quelle attive ora, mentre Alessandro Rapinese, Per Como, ha ricordato come quella per la Biblioteca non si sia ancora insediata. Anna Veronelli, Pdl, è entrata nello specifico del testo, formulando poi un emendamento con diverse proposte, chiedendo di modificare, tra l’altro il nome della struttura prevista in Consulta delle associazioni dato che la stessa è aperta ad associazioni di giovani riconosciute e registrate e non ai singoli ragazzi. «I singoli potranno però sottoporre questioni alla Consulta» la risposta di Magni, che ha difeso la proposta ribadendo la convinzione dell’utilità delle Consulte e la necessità delle stesse come tramite fra i cittadini e l’Amministrazione.

Veronelli ha presentato il proprio emendamento, dalla maggioranza Marco Tettamanti, capogruppo di Como civica, ha chiesto una votazione per punti annunciando l’accoglimento di solo uno di essi, una proposta non accolta dalla proponente che ha risposto «non più senso con un solo punto allora bocciatelo in toto» e così è stato, raccogliendo il solo sostegno delle minoranze. Scopelliti ha quindi presentati il proprio emendamento e data l’ora la seduta è stata sospesa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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