Santi in Ticino / Una mostra illuminante

Si è inaugurata ieri 21 marzo 2014 al Museo d’Arte di Mendrisio l’esposizione La nube dei testimoni. Santi in Ticino: arte, fede, iconografia, dedicata a una ricognizione del patrimonio artistico del territorio in rapporto alle pratiche devozionali.

Quarto ideale capitolo di una ricerca aperta nel 1998 con Mater dolorosa (dedicata alle raffigurazioni della Vergine), proseguita poi nel 2000 con Manto di giubilo (sui paramenti sacri) e nel 2010 con Mysterium Crucis (sulle croci), la mostra è molto importante poiché fa conoscere molte opere di grande valore, spesso poco valorizzate proprio in quanto circondate da un alone di devozione. Molte statue di santi, per esempio, proprio in quanto oggetto di interesse religioso sono continuamente “rinnovate” (ridipinte o restaurate) senza troppa considerazione per la qualità intrinseca; la mostra però – con molta attenzione – non recide il fondamentale rapporto di queste opere con il loro contesto di significato: la quasi totalità di esse infatti sono nate non come oggetto estetico, ma proprio come oggetto devozionale, testimone della fede delle comunità, e quindi è quello l’elemento fondativo senza il quale tutte queste figure resterebbero mute (basti pensare a quanto è importante nell’attuale Cantone Ticino e diocesi di Lugano l’originaria appartenenza a due diocesi distinte – quella di Como e quella di Milano – con diversi “santorali”).

La mostra è molto importante anche perché è frutto di una capillare ricognizione sul territorio condotta per quattro anni da don Angelo Crivelli, parroco di Mendrisio, ed estesa fino ai più sperduti oratori delle vallate alpine. È grazie a questo lavoro di conoscenza che si è riusciti ad andare al di là delle affermazioni risapute, proponendo anche non pochi elementi di novità.

Tra le molte opere di grande interesse, spiccano su tutte gli altari lignei di importazione tedesca, giunti nelle valli ticinesi all’indomani della Riforma, quando le chiese a nord delle Alpi, avendo rinunciato alla devozione dei santi, si “disfavano” di questi oggetti rivendendoli alle parrocchie meridionali rimaste all’osservanza cattolica. Straordinario l’altare a sportelli di Biasca, solitamente esposto al Museo nazionale svizzero di Zurigo (e ricomposto nella sua interezza per la prima volta proprio in occasione di questa mostra), così come il gruppo degli Apostoli nell’Assunzione della Vergine di Malvaglia. Non mancano interessanti dipinti, tra cui la restaurata pala della chiesa di San Martino a Mendrisio. Un allestimento sobrio, ma vivace, ben distribuito per argomenti, invoglia all’apprezzamento dei vari livelli di lettura.

La mostra resta aperta fino al 22 giugno e c’è quindi tutto il tempo per gustarla.

Il gruppo di lavoro, raccolto attorno a don Angelo Crivelli, è costituito da un nutrito gruppo di studiose e studiosi, in buona parte giovani, e ha dato vita a un catalogo corposo, approfondito, e tutt’altro che noioso. E anche questo è un bell’esempio.

Resta solo da sottolineare che tutto ciò avviene a Mendrisio, cittadina della “ricca” Svizzera, certo, tuttavia assai più piccola di Parigi o New York. E se provassimo a imparare? [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Blog-AltareL’altare a sportelli di Biasca, fine XV inizio XVI secolo, realizzato a Ulm, nella bottega di Niklaus Weckmann per le sculture e da un maestro leventinese per i dipinti. Zurigo Museo nazionale svizzero.

 

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