Arp e Licini in mostra a Lugano: dialoghi d’arte

Proseguendo nella linea di ricerca inaugurata l’anno scorso con la straordinaria mostra su Klee e Melotti, il Museo d’Arte di Lugano propone quest’anno l’indagine su Jean (o Hans) Arp e Osvaldo Licini.

I due artisti, esponenti assai poco “disciplinati” delle avanguardie europee del Novecento, mostrano di intrattenere, pur non conoscendosi direttamente, un fecondo dialogo sulle premesse e gli esiti della loro arte. Rispetto alla precedente mostra, infatti, l’esposizione di quest’anno presenta anche opere di altri autori e autrici, per documentare la complessità della genesi di “un” linguaggio (o, forse, più linguaggi) che durante lo scorso secolo seppe ribaltare inveterate consuetudini nella comunicazione artistica. Ne deriva, anche a uno sguardo non particolarmente esperto, l’evidenza di flussi ideali che passano tra Jean Arp e Sophie Taeuber (che fu anche sua moglie), si riflettono su Osvaldo Licini – o viceversa -, fino a includere Henri Matisse, Paul Klee, Alberto Magnelli e Georges Vantongerloo. Sia chiaro: questi rapporti non vanno intesi come dipendenze o influenze meccaniche, piuttosto come una dialettica aperta, suggerita da confronti sempre stimolanti ed evocativi. Supportata da una ricerca attenta, curata da Guido Comis e Bettina Della Casa (con il contributo di approfondimento di numerosi altri studiosi e studiose), la mostra si esprime in un allestimento chiaro e mai banale, in cui spesso si coglie il divertimento e la soddisfazione di aver trovato l’accostamento rivelatore, di poter indicare la genealogia di un motivo, di saper suggerire l’origine di un modello comunicativo. Grazie a questa cura, le numerose sale, che accolgono oltre 150 opere, non producono alcuna assuefazione, anzi: si ha l’impressione di poter cogliere che il vero nocciolo dell’arte moderna (o almeno di una sua consistente parte) risiede in una profonda consapevolezza linguistica (qualcuno direbbe epistemologica) ma anche in una gioiosa voglia di entrare in relazione con l’altro.

Così, la mostra di Lugano, anche se forse meno immediatamente popolare di quella dell’anno passato, è un ottimo esempio di come si possa costruire un’esposizione che, senza rinunciare al rigore documentario e all’approfondimento critico, riesce a entrare in sintonia con il pubblico.

Aperta da una settimana, la mostra Jean Arp – Osvaldo Licini è visitabile fino al 20 luglio 2014 al Museo d’Arte di Lugano, nella sede di Villa Malpensata, Riva Caccia 5.

Contemporaneamente alla mostra su Arp e Licini, i Musei luganesi, nella sede di piazza san Rocco, offrono anche una interessante esposizione di fotografie storiche di Gerusalemme, provenienti dai ricchissimi fondi del convento domenicano della città: distribuite tra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi decenni del Noveeento, le immagini di numerosi autori propongono la città antica ancora intatta dalle trasformazioni (alcune fortemente traumatiche) della modernità; tra gli altri scatti, assai insuali sono alcuni particolari interni dei monumenti musulmani della città.

Ancora dedicata ai monumenti gerosolimitani è l’esposizione della Galleria Canesso di Lugano, vicino al municipio, che presenta alcuni dipinti di epoca barocca provenienti dalla chiesa del Santo Sepolcro e realizzati da manifatture napoletane nel XVII secolo. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Jean Arp, Bouteille et oiseau, 1925

5A Arp, Bouteille et oiseau, 1925

 

Osvaldo Licini, La Grande Amica n.2, 1948-50

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