Cavadini evita la sfiducia per un soffio

COMO COMUNEDopo l’una di notte la maggioranza si sfalda, nel segreto dell’urna in 6 si astengono sulla sfiducia all’assessore e favorevoli (tutta l’opposizione) e contrari pareggiano 11 a 11.

 

Preliminari

Poche le preliminari al Consiglio comunale di Como di mercoledì 24 aprile Giampiero Ajani, Lega, ha presentato un altro caso di multa inviata da Ica srl con una mora altissima, mentre Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di fare attenzione, con l’introduzione dell’orario estivo dei bus, di fare attenzione alla linea 4 per Camnago Volta per mantenere la coincidenza con l’uscita da scuola dei bambini da scuola. Ada Mantovani, Adesso Como, ha annunciato la notifica, «venerdì santo» nei confronti del collega di gruppo Alessandro Rapinese dell’apertura del procedimento che potrebbe portare a un suo decadimento dal Consiglio. «Il parere del segretario generale si fonda su orientamenti giurisprudenziali che possono essere suscettibili di differenti interpretazioni» ha dichiarato Mantovani contraria al provvedimento che ha aggiunto che non si può vedere nel ricorso al Tar, contro l’allargamento della Ztl, un interesse strettamente personale di Rapinese: «Perché è evidente l’interesse di tutti gli utenti della strada, infatti ha ricorso anche l’Acus». «Ci sono due pesi e due misure» ha aggiunto Rapinese riferendosi alle dimissione dell’ex assessore Pusterla, il consigliere ha quindi chiesto nuovamente di intervenire in via Varesina per renderla più sicura attaccando l’assessora alla viabilità Daniela Gerosa «un anno fa, del’introduzione della corsia preferenziale per i bus diceva che non si cambiava niente, ora è un problema».

 

Surroghe

Presentate le proprie dimissioni il consigliere Antonello Paulesu, Como civica, l’assemblea ha provveduto alla surroga con Stefania Soldarini.

 

Sfiducia

Il Consiglio ha così affrontato la seconda mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore alla Cultura Luigi Cavadini chiesta, per primo, dall’ex assessore e ora capogruppo di Forza Italia Sergio Gaddi. Una seduta nervosa iniziata, subito dopo l’appello iniziale, con una richiesta di verifica del numero legale da parte del leghista Diego Peverelli, uscite le minoranze solo 16 hanno risposto al nuovo appello (avrebbero dovuto essere 17 per proseguire) e si è dovuto attendere il contr’appello dopo il quarto d’ora da regolamento quando sono rientrate le opposizioni in aula. «Con i vostri 21 consiglieri non riuscite nemmeno a garantire il numero legale» ha detto Peverelli, «sapevamo che alcuni non ci sarebbero stati, ma la mozione è vostra…» ha risposto il capogruppo del Pd Stefano Legnani a margine del Consiglio, mentre un acceso dibattito è nato anche fra i membri dell’opposizione sull’opportunità o meno di rientrare per l’ultimo appello e la stessa maggioranza si è riunita per decidere il da farsi in un clima di sfiducia reciproca.

Ripresi i lavori Gaddi ha svolto una lunga prolusione contro l’operato dell’assessore alla cultura ricordando i numeri delle sue grandi mostre e calcando la mano sul bando andato deserto in prima battuta per l’affidamento della prossima, citando la lettera di un operatore nazionale che, fatto il sopraluogo, non ha poi partecipato alla gara: «L’oggetto della mostra è molto più difficile, non risulta evidente il racconto, il tema scelto non contribuisce a innescare il desiderio di visita». Marco Butti, Gruppo misto, si è concentrato invece sulla azienda che si è fatta avanti per gestire la mostra di quest’anno «il progetto che hanno presentato è un copia, incolla» per un profilo che non ha analogie con le grandi mostre di Villa Olmo. Più tranchant Francesco Scopelliti, Ncd, che ha attaccato in toto l’operato della Giunta: «Ha totalizzato uno zero su tutto, dalla polizia locale alla darsena, chiusa da un anno». Di progetto debole ha parlato Mantovani, mentre Rapinese ha ricordato la possibilità di affittare Villa Olmo e i ricavi che si potrebbero ottenere.

Luigi Nessi, Paco-Sel, ribadendo l’apprezzamento per quanto fatto «e il lavoro per il bene della città», ha chiesto a Cavadini di spiegare il lavoro svolto.

«Il bando non è costruito per avere un risultato economico» ha chiarito quindi l’assessore sottolineando la novità del bando proposto «normalmente i Comuni danno solo spazio alla gestione delle società, noi abbiamo dato uno spazio e un progetto è assolutamente nuovo». Non è previsto alcun deficit ha assicurato Cavadini e l’azienda ricaverà i propri profitti da bigliettazione, bookshop e bar. A chi lo accusava di aver cercato a tutti i costi un’azienda dopo il bando deserto ha risposto che è stata quest’ultima a proporsi e che ha la sua consonanza con quanto richiesto dalla gara è stata valutata dagli uffici. Un intervento piccato e secco concluso con un attacco alle minoranze: «Prima di alcuni interventi sarebbe meglio guardarsi allo specchio, lo dico per me, e per alcuni che sono intervenuti questa sera».

In sua difesa sono intervenuti Italo Nessi, Como civica, «la cultura non coincide con queste grandi mostre» e «il bilancio economico delle mostre è sempre stato negativo». «Non sono numeri confrontabili» ha replicato Gaddi il cui operato del passato è stato elogiato dalla collega di partito Anna Veronelli, ricordando «i 30mila articoli su Como e gli 800mila visitatori in città». Un intervento che ha fatto perdere le staffe a Vincenzo Sapere che, litigando con la consigliera, ha lasciato l’aula. Scatenando l’ilarità delle minoranze Legnani ha chiesto loro di ritirare la mozione: «Tra 7 mesi vedremo come sarà andata…» «Lo diceva anche Bruni delle paratie» la risposta di Rapinese.

A ridosso della mezzanotte Legnani ha quindi chiesto il prosieguo ad oltranza della seduta, approvato con i voti della maggioranza, più Butti, l’astensione di Forza Italia e Raffaele Grieco, Pd, e il voto contrario delle minoranze.

La seduta è così proseguita per più di un’ora con diversi interventi e una querelle fra Scopelliti «Troppo facile iniziare a mettere le mani avanti e iniziare a scaricare la colpa sui tecnici degli uffici» a cui ha risposto Cavadini «non tocca a me controllare le referenze, non è una scelta politica» e rivolto all’opposizione tutta: «È inutile parlare con chi non vuole ascoltare».

Al voto, segreto, parte della maggioranza si è sfilata e non ha sostenuto il rappresentante della Giunta Lucini. Infatti su 28 votanti 6 si sono astenuti, 11 hanno votato a favore (tutta l’opposizione, tranne Peverelli che ha annunciato come al solito di non votare sfiducie a singoli assessori ma di essere pronto a votare quella per il sindaco), 11 contro. Per un solo voto quindi la sfiducia non è passata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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