Luigi Cavadini

L’archivio di Antonio Spallino a disposizione della città

Ritratto di Antonio Spallino (archivio NodoLibri)

Antonio Spallino è stato sicuramente uno dei protagonisti della seconda metà del Novecento a Como. Sportivo, avvocato, politico, intellettuale a tutto tondo, sindaco della città per ben 15 anni.

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Mostre/ Manlio Rho tra tessile e arte al Museo della seta

Tra tessile e arte: è questo il sottotitolo della mostra allestita recentemente al Museo della seta di Como e aperta al pubblico fino al prossimo 31 marzo 2019. E i due campi servono a raccontare un fondamentale pezzo di storia comasca del Novecento.

Al centro dell’esposizione sta la figura e l’opera di Manlio Rho, uno degli animatori del cosiddetto Gruppo Como, ovvero di quell’ampio gruppo di artisti che negli anni Trenta (e poi anche dopo la fine della guerra) portarono Como in primo piano sulla scena artistica d’avanguardia europea. Manlio Rho è stato anche protagonista del mondo progettuale legato all’industria tessile comasca, come insegnante al Setificio e come consulente di diverse ditte. Entrambe queste “attività” sono conosciute, ma la mostra del Museo della seta per la prima volta affronta in modo approfondito ed efficace i rapporti fondativi tra i due ambiti. tra il mondo dell’arte (e della sua teoria), e il mondo del tessile (e della sua produzione).

Curata con grande sapienza da Francina Chiara e Luigi Cavadini, l’esposizione presenta al pubblico una quantità notevole di materiali, per la maggior parte provenienti dall’archivio dell’artista (conservato con la massima attenzione dalla famiglia). Lo “scavo” in una vera e propria miniera di documenti, schizzi, disegni preparatori e opere finite ha consentito di ricostruire con completezza un percorso complesso di ricerca, condotto per l’intera sua vita da Manlio Rho. Ne emerge la precisa indicazione che tra arte e tessile vi è sempre stato uno scambio in entrambe le direzioni, e non – come troppo spesso si sente ripetere – nell’unico verso dall’arte al tessile (ovvero arte applicata). Certo, in molti casi, Manlio Rho adotta le forme e gli schemi messi a punto per i dipinti nel campo del disegno tessile, evidentemente per “svecchiare” i modelli figurativi ormai sorpassati, ma altrettante volte riprende le palette di colori delle varie stagioni di moda per “intonare” i propri dipinti. È evidente, alla fine, che non c’è nessun confine tra arte e arte applicata, che l’orizzonte culturale è il medesimo, che le modalità progettuali sono stesse. La dittatura del mercato e del marketing sulla produzione manifatturiera, all’epoca di Rho, è solo in embrione (ma anche questo – a ben guardare – è un elemento unificante tra arte e industria).

In più, lo studio dell’opera di Rho permette anche qualche sguardo inedito sulla nascita e l’affermazione della cultura grafica a cavallo della seconda guerra mondiale, con alcuni studi di marchi, assai particolari e interessanti, molto diversi dalle contemporanee elaborazioni svizzere che molta fortuna troveranno, di lì a poco, anche in Italia, e in particolare a Milano e in Lombardia.

La mostra – molto ricca, come si sarà capito – merita quindi essere osservata nel dettaglio, ma anche fruita nell’insieme, come si sfoglierebbe una rivista di moda, per avere un’“idea” del clima culturale che animava Como nei decenni passati.

Se si può avanzare un unico – piccolo – appunto è quello che forse, a favore di un pubblico un po’ disattento (ma anche degli studiosi, a volte distratti…), un po’ più di enfasi sul panorama di fondo offerto della città poteva essere messa: per evidenziare che la straodinaria figura di Manlio Rho non è comunque isolata, che con le contemporanee ricerche di Carla Badiali o di Alvaro Molteni intrattiene molti punti di contatto, ma anche di distinzione, e che poi ci sono gli architetti, gli ingegneri, gli scultori.

Avremmo sicuramente imparato ancora molto.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute dell’allestimento.

Manlio Rho il senso del colore

Tra tessile e arte

a cura di Francina Chiara, Luigi Cavadini

Museo della seta, Como, via Castelnuovo

19 ottobre 2018 – 31 marzo 2019

Orari: martedì-domenica ore 10.00-18.00; lunedì chiuso

Ingresso: euro 10, ridotti euro 7, 4

Info: 031 303180, http://www.museosetacomo.com/

2012-2017: La prima e l’ultima giunta di Como

Il 30 maggio 2012, per una serie di coincidenze, mi è capitato di ritrarre in fotografia la prima riunione della nuova giunta del Comune di Como, appena annunciata alla cittadinanza, e riunita al gran completo nell’ufficio del sindaco.

A distanza di cinque anni l’assessore uscente Lorenzo Spallino mi ha chiesto di ripetere quello stesso scatto, con tutti i cambiamenti e le fatiche intercorse. Cosa che ho fatto volentieri, come segno di amicizia.

Ecco quindi la prima e l’ultima giunta, il 7 giugno 2017.

[Foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Lake Como Film Festival alla quarta edizione

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Comincia il 23 giugno prossimo la quarta edizione del Lake Como Film Festival, che fino al 31 luglio porterà una nutrita serie di proiezioni cinematografiche e di varie occasioni di cultura in molti luoghi della provincia, a partire – ovviamente – dal capoluogo.

Come ha tenuto a sottolineare nella sua presentazione il direttore artistico, Alberto Cano, un festival è un’esperienza difficilmente governabile, in cui la regola emergente alla fine è la ricerca “di tutto di più”. Ne scapita un po’ la coerenza della proposta contenutistica, in compenso ne guadagna la ricchezza di opportunità.

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Alberto Cano

Il festival, dunque, da una parte si considera ormai arrivato, dopo tre edizioni di “rodaggio”, a una sorta di maturità e dall’altra si reinventa continuamente. Il programma assomiglia a una serie di scatole cinesi, che dal nucleo centrale delle proiezioni all’Arena del Teatro Sociale si espande (durante la conferenza stampa l’assessore alla Cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini, ha usato l’ammiccante espressione “dilaga”) fino al concorso di Filmlakers, dedicato a troupe cinematografiche sotto i 30 anni, ospitate in sette comuni della provincia.

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Luigi Cavadini

Gli appuntamenti di grande richiamo non mancano, a cominciare dal week-end del 17-18 luglio, che vedrà la partecipazione in successione di una grande coppia di artisti del cinema: sabato 17 il musicista Michael Nyman, con un concerto per pianoforte e video, e domenica 18 il regista Peter Greenaway, prima con una lecture intitolata The Landscape Contract (ovvero: il contratto del paesaggio) e poi con la proiezione del suo noto film I misteri del giardino di Compton House (il cui titolo originale suona The Draughtsman’s Contract, cioè: il contratto del disegnatore), con le musiche di Nyman, ormai famosissime.

Da non perdere anche la proiezione della versione restaurata di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti (con la nota escursione a Bellagio).

Intorno, come anticipato, di tutto e di più: brevi serie dedicate a cinema e architettura, oppure alla via della seta, cene a tema, notti stregonesche, omaggi a Luchino Visconti, riletture di squarci di paesaggio lariano nel cinema, film inediti e classici ormai consacrati.

“Un grande schermo sul mondo” è uno dei tanti sottotitoli proposti. E va bene così. Manca ancora però, nonostante varie petizioni di principio e alcuni riferimenti di maniera, la capacità di confrontarsi con la realtà. Del paesaggio e del territorio. Ne sanno qualcosa la città di Como, il Lario e la provincia intera, che faticano a uscire dall’ipocrisia del “ridateci il nostro lago” e dalla retorica “del lago più bello del mondo”.

Ma la realtà – si sa – è sempre più complicata dei film.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

La presentazione del festival è qui.

Il programma completo del festival è qui.

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Alberto Cano e Francesco Peronese alla presentazione.

Federico Frigerio riempie il suo Tempio Voltiano

tempio voltianoIl Tempio Voltiano si è rivelato troppo piccolo per contenere tutte e tutti coloro che, nel pomeriggio di sabato 21 novembre, hanno partecipato alla presentazione del libro di Fabio Cani Federico Frigerio architetto, il lato tradizionale del nuovo. L’incontro è stato aperto dal saluto dell’assessore Luigi Cavadini. Poi le relazioni di Stefano Della Torre e di Fabio Cani che hanno presentato la biografia e le opere di Federico Frigerio (1873-1959), uno dei grandi protagonisti intellettuali del Novecento comasco,. e la poliedrica attività svolta dall’architetto nel territorio lariano, e non solo, a partire proprio dal suo Tempio Voltiano. (altro…)

6 novembre/ In Como Sud

legambiente 6-11-15Un’esperienza tra cultura e natura, incontro con Michele Marciano, presidente circolo Legambiente Como, saluto, Andrea Rinaldo, Legambiente Como, presentazione progetto, Luigi Cavadini, assessore alla Cultura Comune di Como, Vittorio Pozzi, Acli, Andrea Paredi, Cgil, Marco Ponte, Fiab, Antonella Pinto, gruppo Quale futuro per Rebbio, Giusto Della Valle, Parrocchia S. Martino, letture di Mariangela Castelli e Tiziana Roncoroni, venerdì 6 novembre alla ex Circoscrizione 3, in via Varesina 1 Como, organizza Circolo Legambiente Como A. Vassallo.

Como cultura/ Avanti anche senza capitale

Il percorso di Como capitale della cultura continua, anche se il titolo è stato concesso ad altra città.

Secondo le promesse, la squadra che ha lavorato a presentare il dossier per il bando ministeriale continua il percorso iniziato, senza alcuna modifica e ripensamento. Così, ieri l’assessorato alla Cultura del Comune di Como ha convocato una riunione delle associazioni già coinvolte nell’elaborazione e nella discussione preparatoria del dossier (che – come abbiamo più volte ribadito – non sono “tutte” le associazioni, ma solo alcune, scelte a insindacabile e imperscrutabile giudizio degli organizzatori), annunciando che tutto procede secondo programma.

In un lungo intervento l’assessore Luigi Cavadini ha ribadito tutte le indicazioni finora fornite, ha rimesso al centro dell’elaborazione culturale il problema del calendario, ha sottolineato l’importanza della comunicazione fuori dai canali tradizionali, ha lamentato la carenza di risorse, con due uniche novità: la disponibilità di una parte dei proventi della tassa di soggiorno per contribuire alle attività culturali e l’avvio di un progetto di valorizzazione delle realtà museali comasche finanziato con 150mila euro da Fondazione Cariplo (progetto che ha per titolo Fuori dal Como’).

Sono seguiti gli interventi di prammatica del sindaco di Cernobbio, Paolo Furgoni, della consigliera delegata alla Cultura del Comune di Brunate, Violetta Bedendo, e del direttore di Fondazione Volta, Salvatore Amura. Tutti hanno riconfermato la bontà del percorso intrapreso e lo sforzo per attivare tutta la sinergia possibile.

Alle parole istituzionali sono seguiti tre soli interventi dal pubblico. Nel primo Alberto Longatti ha sollecitato l’attivazione di un progetto comune tra tutti i soggetti presenti, il cui pretesto poteva essere fornito dalla prossima messa in scena al Teatro Sociale dell’Elisir d’amore, suggerimento che è stato piuttosto rudemente stoppato dall’assessore; nel secondo è stato sottolineata l’importanza di dar vita a qualche celebrazione per il centenario della morte di Antonio Sant’Elia, ricorrenza che – ha assicurato l’assessore – sarà degnamente ricordata a Como e non solo; mentre nel terzo Bruno Dal Bon ha avanzato la disponibilità della Casa della Musica a farsi promotrice di una discussione sulle e di un coordinamento delle attività musicali del territorio.

Dopo di che la riunione si è sciolta in silenzio. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Disegni e sculture di Francesco Somaini/ in mostra a Como e a Lomazzo

Immaginare scultura: la mostra dedicata ai disegni di Francesco Somaini, aperta al Broletto di Como, è costruita intorno all’idea dell’articolato processo ideativo dell’opera da parte di questo grande artista del Novecento.

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Il disegno, per Somaini, non è preparatorio, non è bozzetto, non è progetto; è un percorso complementare alla scultura, a volte addirittura alternativo, ma sempre diretto alla messa a punto dell’idea artistica. L’hanno ribadito più volte Luisa Somaini ed Enrico Crispolti, che hanno curato l’esposizione, durante la presentazione. “Quando mio padre si dedicava alla scultura non disegnava, e viceversa” ha detto Luisa, e Crispolti ha ricordato che il disegno è stato per Somaini “prima, dopo e in luogo” delle sculture, in un processo continuo, in cui l’elaborazione è incessante, senza mai ripetizioni. I molti disegni, realizzati con tecniche diverse (alcune particolarmente ricercate, come gli inchiostri dilavati), dialogano quindi con le sculture da pari a pari, mettendo continuamente a confronto i diversi linguaggi.

Le opere plastiche presenti in mostra a questo servono: a fare da contraltare dialettico alle opere grafiche, a offrire l’altra voce di questa complessa polifonia.

La mostra del Broletto è organizzata per nuclei tematici, che in buona misura, ma senza rigidità, ripercorrono le diverse “fasi” della carriera di Somaini, grazie a numerosi materiali, in gran parte provenienti dall’Archivio Francesco Somaini. Di grande fascino le sezioni dedicate all’informale, cui lo scultore si dedica dalla metà degli anni Sessanta, e all’incontro con la dimensione architettonica e urbana. Se nella prima emerge il riverbero di forme naturali, con singolari assonanze con anatomie e strutture vegetali, nella seconda si evidenzia lo studio del contesto e – soprattutto – la capacità di costruire e modulare lo spazio “ampliato” dell’opera, fino a includere come attori anche i volumi degli edifici circostanti. La forza dell’opera d’arte si estrinseca così in un movimento centripeto e centrifugo al tempo stesso. Un movimento che trova la sua incarnazione più significativa nelle “tracce”, segni dinamici generati dallo scorrere di una matrice (come per gli antichi sigilli cilindrici).

A dieci anni dalla scomparsa del grande scultore, e in attesa del catalogo generale ragionato (cui si sta lavorando e che vedrà probabilmente la luce a partire dal 2017), la mostra di Como è un significativo momento di approfondimento dei modelli generatori della sua opera.

 

L’esposizione al Broletto, inoltre, nasce in coppia con una serie di allestimenti a Lomazzo, luogo natale dello scultore, dove si presenta la realtà viva del suo atelier e insieme si valorizzano le molte opere presenti nel territorio. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Somaini001Luigi Cavadini, assessore alla Cultura del Comune di Como, Luisa Somaini ed Enrico Crispolti

 

Somaini002Enrico Crispolti durante la presentazione della mostra

 

Somaini003Francesco Somaini, Trionfo III, 1967.

 

Somaini

Omaggio nel decennale della scomparsa

 

Immaginare scultura 1945-1999

mostra organizzata dall’Archivio Francesco Somaini

con il sostegno del Comune di Como

a cura di Enrico Crispolti e Luisa Somaini

Como, Palazzo del Broletto

31 ottobre – 22 novembre

orari 10-12.30, 13.30-17, chiuso lunedì

ingresso libero

 

Eseguito in Lomazzo Como Italia

mostra organizzata dall’Archivio Francesco Somaini e dal Comune di Lomazzo

a cura di Beatrice Borromeo, Alberto Monti, Fabio Porta Trezzi

Lomazzo, Palazzo Comunale, Chiesa dei SS. Vito e Modesto, Cimitero, Casa Colmegna (via Trento 11), Como Next, Spazio A.gi.ti (via Cavour 2)

31 ottobre – 22 novembre

orari: lunedì-venerdì 16.30-18.30, sabato-domenica 10-12, 16.30-18.30

ingresso libero

Como capitale cultura: il dossier c’è

Il dossier per la seconda fase della candidatura a “Capitale italiana della cultura” è stato presentato. Una conferenza stampa nell’ora del mezzogiorno lo ha ufficialmente annunciato oggi, il giorno dopo.

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Titolo dell’operazione: Estro armonico: le stagioni del lago (per chi non lo sapesse, ma sono veramente pochi, L’estro armonico è il titolo della raccolta di concerti di Antonio Vivaldi che contiene anche Le quattro stagioni).

Questa notizia è stata l’occasione per un ripasso dei punti ritenuti salienti dalle tre amministrazioni (Como, Cernobbio, Brunate), dagli altri soggetti pubblici (Camera di Commercio) e dalla squadra di tecnici (Fondazione Alessandro Volta ed esperti collegati) che hanno lavorato alla sua preparazione.

Mario Lucini sindaco di Como, Luigi Cavadini assessore alla Cultura dello stesso Comune, Violetta Bedendo consigliera delegata alla Cultura dal sindaco di Brunate, Marco Galimberti vicepresidente della Camera di Commercio, Paolo Furgoni sindaco di Cernobbio e Salvatore Amura direttore della Fondazione Alessandro Volta hanno ribadito in modo pressoché unanime che: la preparazione della candidatura è stata un’ulteriore spinta a costruire una rete di relazioni; l’obiettivo è quello di costruire un sistema integrato per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale; l’obiettivo è quello di valorizzare le iniziative esistenti, integrandole in un progetto più ampio e – in prospettiva – magari convogliarlo verso un tema comune; si è fatto tesoro di tutto quanto è stato fatto in questi ultimi anni; in questi ultimi anni (due o tre, secondo le interpretazioni) Como ha conosciuto un rinascimento culturale; è la conferma che Como crede nella cultura come fattore di sviluppo economico; è stato fatto un grande lavoro di squadra; è stato un percorso educativo per tutti. Eccetera.

Per quel che riguarda il “calendario” della “capitale”, l’ipotesi è articolata intorno al 2016 ed è sostanzialmente la ridistribuzione/razionalizzazione dell’esistente (ma solo delle “eccellenze”) lungo le quattro stagioni. Il nuovo “evento” previsto per rinvigorire la stagione morta sarà ovviamente centrato su Volta e la Luce: 8208 Volt, Lake Como Light Design. Messe sostanzialmente da parte, almeno in questa fase, le tanto sbandierate proposte venute dalla “partecipazione popolare”.

Per quel che riguarda i luoghi, il “waterfront” (cioè il lungo lago, in italiano nel testo) è considerato il biglietto da visita culturale della città. In questo contesto, risulta centrale il ruolo del Tempio Voltiano, per il quale si ipotizza un intervento di valorizzazione/rinnovamento (grazie alla sponsorizzazione privata), di Villa Olmo, per la quale si convoglia nel dossier di candidatura anche la congrua dotazione di Fondazione Cariplo per lavori di adeguamento non ancora avviati (5 milioni di euro, ovvero quasi la metà del budget ipotizzato nel dossier) e del chilometro della Conoscenza. Cancellati invece gli interventi già più volte sbandierati per il Politeama e l’ex Casa del Fascio, per ovvia impossibilità a realizzarli (ma non era difficile saperlo fin dall’inizio).

Il dossier – conclude Salvatore Amura – è «la fotografia di un territorio in movimento».

Fine della prima parte, ovvero della comunicazione.

Seconda parte, ovvero dell’incomprensione.

A sedere in platea non c’è solo “la stampa”, ci sono anche molte persone di quelle associazioni, organizzazioni, gruppi e varie altre amenità che in questi anni per la cultura si sono spese. Quando cominciano le domande si tocca con mano lo scollamento tra quel dossier (che, per quanto d’ora in poi disponibile, nessuno ha ancora ben capito cosa contiene) e la realtà, o meglio “le” realtà, anche quelle che hanno bene o male partecipato all’elaborazione. Le domande puntano a capire cosa ci sia “veramente” dietro, più ancora che dentro, il dossier, quali siano i reali obiettivi e le reali possibilità di trasformare quest’“occasione” in una realtà. Non pare che ci sia grande compatibilità tra le diverse visioni dall’una e dall’altra parte del tavolo. A un certo punto, tra gli astanti si prova a sintetizzare la situazione così: forse quella fotografia di un territorio in movimento è riuscita sfuocata, e le teste e le mani sono rimaste fuori.

Si agitano, per altro, a volte, dietro le domande e le risposte, questioni mal poste e mal concepite: il calendario “unico”, la “governance culturale”, la promozione “centralizzata”, il “tema” e via discorrendo. Questioni che avrebbero evidentemente bisogno di una messa a punto, prima di avviare la discussione sul programma, e che invece in questa fase sono state messe da parte. A tratti si ha l’impressione che quel lavoro di percorso partecipato, sempre proclamato come essenziale, sia tutto da costruire, anzi addirittura da concepire.

Col rischio che, nel frattempo, si vada verso una sorta di “oligarchia culturale” in cui solo chi ha guadagnato visibilità avrà il diritto di cittadinanza.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Leggi Il testo word del dossier di candidatura.

Scarica la versione pdf del dossier di candidatura.

 

Capitale cultura/ il Pd fa squadra

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La candidatura di Como a Capitale italiana della cultura ha fatto tappa al PD comasco, raccogliendo nella serata di lunedì 7 settembre una (quasi) piena adesione.

Nel salone di CNA è schierato, a fianco del segretario democratico cittadino, Stefano Fanetti, quasi al completo lo staff della candidatura: l’assessore alla Cultura di Como Luigi Cavadini, il sindaco di Cernobbio Paolo Furgoni, il presidente di Fondazione Alessandro Volta Mauro Frangi e il suo direttore Salvatore Amura; manca solo un rappresentante dell’amministrazione di Brunate. Ospite d’onore la parlamentare Chiara Braga. Maestro di cerimonie il giornalista Davide Cantoni.

Negli interventi dei responsabili politici e organizzativi della candidatura si fa il punto della situazione, senza particolari voli ma con discreta chiarezza. L’invito a fare squadra è esplicitato dall’intervento di Mauro Frangi che aggiunge, però, che «fare squadra non basta» e che servono almeno altre tre cose: la città deve darsi un progetto di sviluppo con al centro i temi della cultura e della conoscenza; bisogna trovare una dimensione organizzativa – un “luogo” – per rendere permanente quanto già si è fatto (e ricoprire questo ruolo è l’ambizione di Fondazione Volta); sfruttare al meglio le risorse esistenti per farne un volano per il territorio.

La sala, abbastanza gremita (non meno di una settantina di persone), raccoglie l’invito: aggiunge piccole proposte, caldeggia qualche sottolineatura, anela a conoscere i “veri” contenuti del dossier. Un solo intervento critico lamenta proprio l’impossibilità di discutere (e contribuire) veramente se non si conoscono i temi sul tappeto; ma si sa – e lo si è ripetuto più volte – la competizione impone riservatezza (nulla si sa nemmeno degli altri “competitors”); e il “mistero” non viene sciolto nemmeno di fronte alla platea amica. Semmai si insiste sul fatto che il dossier non presenterà sorprese: sarà, alla fine, l’indice del “molto” che è già stato fatto.

Poi, con la dovuta umiltà, si insiste sul fatto che non è detto che si vinca, e se si vince non è detto che il finanziamento sia rilevante. L’importante è partecipare. Sì, ma comunque si partecipa per vincere.

Chiara Braga invita a smettere di considerarsi periferia: «Como è centro», se non proprio “il” almeno “un”, e contestualmente a sfruttare le possibilità di scelta che la crisi offre.

Ovviamente numerosissimi sono i riferimenti encomiastici all’attività del governo Renzi; assai ripetuti anche gli apprezzamenti per l’attività dei governi di centro-sinistra a livello locale; inesistenti gli accenni autocritici. Si respira aria di campagna elettorale.

Chiara Braga nell’intervento finale lo dice apertamente: prima invitando a non confondere le scelte di «identità culturale» con l’esclusione di altri modelli, poi sottolineando che il percorso della candidatura a Capitale della cultura deve diventare «un pezzo del prossimo governo della città». [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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