Antitetiche sofferenze del Lario

paratie_03Mentre l’amministrazione comunale di Como, l’Anac, la Procura della Repubblica, la Regione e anche il governo devono ancora occuparsi (non si sa come) del mostro paratie, la realtà irrompe indisponibile a partecipare alla sceneggiata tragicomica che ha distratto dalle necessità di risanamento idrogeologico previste dalla legge Valtellina risorse iperboliche. Prima però che qualcuno proponga qualche grande idea per fare alzare il livello del Lario ora preoccupantemente bassissimo sarà bene che i cittadini si esprimano chiarendo che non vogliono per far alzare il lago né costruirvi a spese della collettività un immenso imbuto che occupando parte dell’invaso avrebbe forse qualche effetto sulle quote, né avviare in piano di edificazione dalle rive verso il centro del Lario che con audaci opere potrebbe ridurre l’invaso di 300 metri per sponda ottenendo così un sicuro effetto sull’altezza dell’acqua anche in assenza di pioggia. Idee folli che naturalmente nessuno propone (almeno per ora), ma che appaiono comunque più sensate di quelle progettate e finanziate e persino in parte realizzate per il mostro paratie.

Intanto il pd con la nota che pubblichiamo integralmente lamenta la colpevole inerzia della regione feudo della Lega lombarda. Certo l’emergenza era annunciata, ma il paradosso è evidente: si deve intervenire perché il Lario è troppo basso mentre ancora non si è trovata una soluzione per riparare agli effetti del mostro paratie generato con l’attiva partecipazione della Regione perché il lago sarebbe potuto essere troppo alto. Quando anni fa si proponeva di ragionare sull’azione della diga sull’Adda per regolare con ragionevolzza il livello del lago e soddisfare sia le esigenze dell’agricoltura che quello delle città costiere si diceva forse una cosa sensata che avrebbe impedito al mostro di nascere e di determinare tante sofferenze. Ma l’utilizzo di scienza e politica per i territori non è lucroso come fare grandi opere.

 

«Lago di Como in sofferenza e Regione Lombardia convoca il tavolo sulle riserve idriche solo in piena emergenza.

Le altezze di tutti i grandi laghi regolati sono inferiori alla media storica, con una situazione molto critica per quello di Como, le cui riserve idriche sono inferiori del 43,7% rispetto al 2007, già considerato come il più critico del decennio, e del 59,7% rispetto alla media 2006-2014. Lo ha detto oggi, martedì 19 gennaio 2016, l’assessore regionale al Territorio, urbanistica e difesa del suolo Beccalossi durante l’incontro del Tavolo regionale per il monitoraggio delle riserve idriche, tenutosi nel primo pomeriggio.

“Finalmente la Giunta regionale ha recepito la nostra richiesta di riattivare il tavolo istituito con il Patto per l’acqua, ma in 8 anni non lo si può convocare solo quando c’è piena emergenza, quando ambiente e agricoltura sono in difficoltà perché non piove, non nevica e la siccità ha raggiunto livelli preoccupanti, quando il nostro lago e il suo indotto sono in totale sofferenza. Dovrebbe essere un tavolo permanente per l’importanza che l’acqua ricopre per questi settori”, lo dice Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, al termine dell’incontro.

“Più volte abbiamo sollecitato, come Gruppo del Pd, questa convocazione e la necessità di un luogo permanente dove confrontarsi, anche considerato il fatto che, come è noto a tutti, i cambiamenti climatici stanno modificando i nostri ecosistemi – prosegue il consigliere –. La richiesta era contenuta anche nella risoluzione approvata dal Consiglio regionale lo scorso 10 dicembre in relazione al Piano di tutela delle acque”.

In particolare quel documento impegnava la Giunta a riattivare il Patto per l’acqua, progetto avviato da Regione Lombardia nel 2007, al fine di garantire, grazie al coinvolgimento e alla partecipazione ai tavoli di tutti gli stakeholders, l’uso sostenibile della risorsa, la prevenzione di situazioni di emergenza causate da carenza o abbondanza d’acqua, una efficace gestione del deflusso minimo vitale e il risparmio idrico.

Ma a Gaffuri non rimane che sottolineare “come ancora una volta si intervenga in ritardo, dopo una crisi idrica che già nel 2015 aveva messo in ginocchio molte imprese agricole. La discussione sulle sperimentazioni del deflusso minimo vitale, sostenuto da forti investimenti a livello territoriale, e la pianificazione di strategie condivise prima del periodo estivo, avrebbe potuto accompagnare con contributi fattivi la stesura degli atti di indirizzo per il Piano”.

Ecco perché l’esponente Pd auspica che “d’ora in avanti il tavolo, che verrà riconvocato il 24 febbraio, possa svolgere la sua funzione in modo permanente e non sia chiamato a ricoprire il suo ruolo solo in condizioni di emergenza, affinché possa lavorare in modo proficuo, e non estemporaneo, a obiettivi di medio e lungo termine”. [Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia]

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