23 gennaio/ Basta discriminazioni, in piazza per i diritti

CelestegrossiScendiamo in piazza sabato 23 gennaio, tutte e tutti per chiedere uguaglianza di diritti ed opportunità e la fine di discriminazioni prive di giustificazioni. Una democrazia è davvero tale solo quando assicura pari dignità, tutele e diritti universali, senza discriminazioni di nessun tipo. Questo appello lo rivolgo soprattutto a chi come è eterosessuale. Estendere diritti a chi non li ha non vuol dire toglierli a chi li ha.I diritti o sono di tutti, di tutte o non sono.

Sabato 23 gennaio cittadine e cittadini saranno in 100 piazze italiane e delle principali città europee per scrivere una pagina importante della nostra storia nazionale per preparare la strada per altri traguardi. L’appello alle donne e agli uomini di Como è ad unirsi alle manifestazioni delle città vicine che si terranno alle 14.30 a Milano e a Bergamo.

L’Italia sui diritti civili deve ancora entrare in Europa: il nostro è uno dei pochi paesi dell’Unione europea che non prevedono nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso.

Eliminare le discriminazioni è un dovere costituzionale del legislatore. E, nel 2015, anche la Corte europea di Stasburgo a luglio e il Parlamento europeo a settembre hanno chiesto all’Italia e ad altri 8 paesi membri dell’Unione di riconoscere i matrimoni gay contratti in altri paesi.

Paco-Sel nel Consiglio comunale di Como, fin dal 2012 ha cercato di aprire un confronto sui diritti civili. Dopo un percorso lungo e travagliato abbiamo presentato una mozione per chiedere almeno l’istituzione del Registro delle Unioni civili. Ma anche quella non è passata.

Come Piero Gobetti sono convinta che lo Stato non debba professare un’etica, ma esercitare un’azione politica. Debba applicare i principi di laicità e pluralismo cui si ispirarono madri e padri costituenti, di certo appartenenti a “fedi” diverse fra loro, ma uniti dal comune rispetto della persona e delle sue scelte.

Chi si appella alla Costituzione per bloccare il riconoscimento delle Unioni civili, non ha letto bene l’articolo 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Quell’articolo ci dice che la famiglia è fondata sul matrimonio, ma non dice affatto che il matrimonio deve essere consentito solo a coppie in cui i partner hanno un sesso diverso.

Nella cattolicissima Spagna, per esempio, l’istituto matrimoniale è stato esteso dalla legge anche alle coppie omosessuali.

La Costituzione nel definire la famiglia una “società naturale” sottolinea come la famiglia sia un fenomeno che preesiste al diritto, una realtà che il diritto non crea, ma si trova davanti. La Costituzione delega alla società, alla realtà delle cose, la definizione di famiglia, ed è nella società che il legislatore dovrebbe trovare le risposte.

Le disuguaglianze che ancora oggi persistono nel nostro impianto normativo influiscono negativamente sulla vita di tanti cittadini e cittadine italiani, ma la legge è arretrata sia rispetto alla società sia rispetto alla giurisprudenza.

Nella società ci sono coppie di persone dello stesso sesso che si prestano vicendevolmente assistenza per tutta la vita, comportandosi come coniugi in un vincolo affettivo di solidarietà reciproca. Le unioni basate sul vincolo affettivo rappresentano una realtà consolidata, che non ha messo in crisi la famiglia tradizionale, poiché non le “fanno concorrenza” ma a essa si affiancano.

Il diritto si è adeguato all’evoluzione dei costumi ed esiste oggi un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 138 del 2010, ha riconosciuto alle unioni basate su vincolo affettivo il diritto “a vivere liberamente la propria condizione di coppia”, inserendole a pieno titolo tra le formazioni sociali protette dall’art. 2 Costituzione e successivamente anche la Corte di Cassazione con la sentenza del 15 marzo 2012, n. 4184, ha riconosciuto ai membri della coppia legata da un vincolo affettivo stabile la titolarità del diritto alla “vita familiare” e del diritto inviolabile di vivere liberamente la condizione di coppia, nonché il diritto a beneficiare un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata.

Sulle adozioni di bambine e bambini. Nel 2014 il Tribunale dei Minori di Roma ha ritenuto che nessuna legge esprima il divieto per un genitore omosessuale di richiedere l’adozione del figlio del partner, considerando che l’obiettivo primario è «il bene superiore del minore, la domanda può essere posta anche da persona singola».

Sulla stepchild adoption, l’adozione del figliastro, non servirebbe neppure aprire il dibattito, dato che «l’adozione del figlio da parte del partner del genitore biologico, diretta a dare veste giuridica ad una situazione familiare già esistente di fatto, rappresenta la garanzia minima per i bambini che vivono oggi con genitori dello stesso sesso», come sostengono sentenze dei tribunali dei minori e oltre 300 giuristi che a chi dice i diritti ci sono già rispondono: «Esiste una disparità sociale e alcuni bambini hanno meno diritti degli altri». L’adozione del figliastro rappresenta infatti una garanzia, di tutela per bambine bambini, assicurando il diritto all’unità familiare, alla cura e al mantenimento.

Il tema della genitorialità è una questione estranea al disegno di legge Cirinnà: la maternità surrogata è oggi vietata in Italia anche per le coppie eterosessuali.

La vita quotidiana delle persone non può essere usata per equilibrismi dentro la maggioranza o nei partiti del governo.

Governo e Parlamento devono guardare in faccia la realtà È il momento che la politica faccia la sua parte e garantisca i diritti alle persone che non ne hanno fare in modo che non ci siano più discriminazioni e che le leggi riconoscano a tutte le coppie il diritto alla reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare. [Celeste Grossi, consigliera comunale Paco-Sel]

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