Alberi migranti

Dato che gli alberi non hanno bisogno di permesso di soggiorno, se ne stanno ancora lì, nei giardini di Como San Giovanni. Specialmente i cedri, davvero imponenti, intorno ai quali si svolgeva l’estate scorsa la vita quotidiana dei migranti. Per lo più i cedri sono alberi africani (marocchini, dei monti dell’Atlante), oppure  mediorientali (i cedri del Libano). È un po’ come per i platani: o sono nordamericani (Platanus occidentalis) o asiatici (Platanus orientalis). E così per molte altre specie, importate un tempo da terre lontane e naturalizzate senza difficoltà. Una comunità multietnica allegra e plurilingue c’è ancora davanti alla stazione.Le piante vanno accolte e protette con amore, qualunque sia la loro terra d’origine. Le piante non sono mica persone.

E infatti non migrano passando furtivamente il confine. Oggi però ne abbiamo vista una, quella più vicina alla fontanella appena ripristinata, che ha fatto credere a tutti di essere malata, quatta quatta ha lasciato le sue radici, si è stoicamente divisa in parti, piangendo si è spogliata di tutti rami e si è nascosta su un trattore,  crediamo per passare la frontiera senza essere vista dai droni svizzeri o fermata dalle guardie di frontiera. Non è raro, anche tra le piante, correre il rischio di morire nel tentativo di essere libere. [A. G. R.]

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