A Dongo uno sfregio alla storia democratica italiana

Nonostante le rassicurazioni della vigilia e della stessa mattinata di oggi da parte delle competenti autorità sul fatto che la “commemorazione” della fucilazione dei gerarchi sul lungolago di Dongo, tenuta da alcuni nostalgici dello sconfitto regime, si sarebbe mantenuta su un “basso profilo”, essa è stata in realtà una manifestazione fascista a tutti gli effetti.

Prefettura e Questura avevano assicurato nei giorni scorsi che si sarebbe trattato di poche persone e che quindi era inutile dar loro “più importanza” di quanto si meritassero, e soprattutto che non era assolutamente il caso, e anzi controproducente, chiamare la gente alla vigilanza antifascista. Ciononostante, nella mattinata di domenica 30 aprile, un centinaio di esponenti antifascisti hanno presidiato la piazza del Municipio di Dongo, intitolata a uno dei caduti donghesi della Resistenza, Giulio Paracchini, dove nel 1945 furono fucilati i gerarchi fascisti fermati dopo che avevano tentato la fuga intruppandosi in una colonna di militari tedeschi. Scarsa, per la verità, la cittadinanza di Dongo e del tutto assente l’amministrazione comunale, che pure in più di un’occasione ha avanzato il proprio impegno per la valorizzazione della memoria della Lotta di Liberazione.

Per la “commemorazione” sul lungolago sono convenuti circa un centinaio di neofascisti (ben più di quanti preventivati dalle autorità) che dopo aver deposto una corona di fiori ed essere scattati sull’attenti hanno inneggiato col saluto romano a braccio teso a ogni nome dei fucilati. A questo punto, dalla piazza antifascista è stata intonata a squarciagola “Bella ciao”, che ha coperto l’appello ai caduti. Ne sono seguiti brevi momenti di tensione, con reciproci scambi di invettive, mentre un doppio cordone di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza teneva separati i due campi.

Non si può minimizzare la preoccupazione per il ripetersi di atti di questo tipo (l’omaggio fascista ai caduti della Rsi, vietato da Prefettura e Questura di Milano il 25 aprile, si è comunque svolto ieri, e non in forma “privata”!), e per l’incapacità delle autorità di monitorare realmente le manifestazioni neofasciste, visto che ancora stamattina i competenti responsabili assicuravano chi era convenuto per la presenza antifascista che non ci sarebbe stato alcun plateale gesto di apologia di fascismo…

Questi gesti e quell’esibizione di fedeltà allo sconfitto regime sono adesso, una volta di più, sotto gli occhi di tutti (anche delle autorità e delle forze di polizia), e quindi è tempo di assumersi delle responsabilità concrete. Il fatto che anche stamattina a Dongo non sia successo nulla di grave non autorizza nessuno a sminuire la gravità dei fatti: chi si richiama all’antifascismo come valore fondante della nazione nata dalla Resistenza non ne fa una questione di “ordine pubblico” ma – cosa ben più importante – di garanzia della legalità repubblicana. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

1 thought on “A Dongo uno sfregio alla storia democratica italiana

  1. il cognome dell’articolista esprime, più di quanto possano farlo centinaia di parole, il livello del pezzo.

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