Mese: Maggio 2017

27 Maggio/ A Dongo contro tutti i fascismi

Sabato 27 maggio dalle 14.30, l’Anpi di Dongo invita, in occasione della giornata nazionale contro tutti i fascismi proclamata dal comitato nazionale Anpi, in piazza Paracchini a Dongo per una giornata di festa e di resistenza. Interverranno Vilma Conti, presidente della sezione e Tullio Montagna presidente regionale Anpi. La giornata sarà animata dalla musica della Piccola orchestra Karasciò e dallo spettacolo teatrale Tu non sai le colline del Teatro d’Acqua Dolce.

Per agevolare la partecipazione da Como è stato previsto un bus che partirà da  Como- Rebbio ( parcheggio del cimitero) alle ore 13 e farà successivamente le seguenti fermate: Camerlata (fermata davanti all’hotel Baradello) alle 13.15 e Como (sotto la pensilina alla fine dei binari della stazione ComoLago) alle 13.30. Per il viaggio di andata e ritorno è richiesto un contributo di 5 euro a partecipante. Posti disponibili fino ad esaurimento scrivendo a anpiprovincialecomo@gmail.com.

Aderiscono all’iniziativa: Anpi provinciale, Cgil, Cisl dei Laghi, Uil, Arci provinciale, Partito democratico, Partito socialista italiano, Sinistra italiana, Partito della rifondazione comunista, Comitato antifascista comasco, Associazione Italia, Associazione Alfonso Lissi, Comitato soci Coop, Partito comunista italiano, Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, Como senza frontiere, Associazione museo della Resistenza di Dongo.

 

 

27 maggio/ Per sempre partigiano allo Spazio Parini

Sabato 27 maggio alle 18 allo Spazio Parini di via Parini 6 a Como, il circolo Arci Terra e libertà promuove l’incontro di presentazione del libro Per Sempre Partigiano- L’insurrezione di Santa Libera di Pino Tripodi [DeriveApprodi Editore] con a seguire una degustazione di vini della Cooperativa agricola La Viranda con il vignaiolo Claudio Solito.

Per Sempre Partigiano:

Agosto 1946. L’insurrezione partigiana di Santa Libera, tra Langhe e Monferrato, è l’ultimo tentativo di fare lo sgambetto alla storia prima che l’Italia si infili definitivamente nel suo tunnel democristiano. Una vicenda a torto ritenuta minore viene disseppellita con un linguaggio che immerge il lettore nella vera vita, non in quella che evapora nei fumi della retorica dell’antifascismo canonico. La narrazione mette a nudo passioni, idee, sentimenti, esistenze che somigliano a quelle di tante pagine sbranate in altri spazi e in altri tempi della storia. Ci porta su quelle tracce di passato ancora capaci di parlare al presente.

http://www.deriveapprodi.org/2016/03/per-sempre- partigiano/

La Viranda:

La Viranda è una Cooperativa Agricola fondata nel 1980 dall’unione di sei aziende agricole.
La Cooperativa gestisce direttamente 9,4 ettari di vigneto e 1,28 ettari di frutteto mentre i singoli soci conducono un totale di 21,14 ettari di vigneto, 7,85 ettari di prati e terreni seminativi e 1,3 ettari di orto. Oltre a questi gestiscono allevamenti di suini, bovini e animali da cortile. Questo fa si che tutta la produzione della Cooperativa La Viranda sia controllata e garantita dai soci stessi.
I prodotti della Viranda appartengono alla tradizione enogastronomica astigiana e comprendono vino, marmellate, conserve e insaccati.

https://laviranda.wordpress.com/

Le emozioni della mosche

Una divertente serata di musiche e aforismi, venerdì 19 maggio a Palazzo Lambertenghi a Como con  Alberto Casiraghy, editore stravagante e raffinato di migliaia di piccolissime tirature a mano nel suo fantasmagorico laboratorio di Osnago, e Luciano Ragozzino, entomologo-incisore, anche lui innamorato della composizione a caratteri mobili, praticata nel suo laboratorio insediato in una ex-latteria di Milano.
Sono gli autori del libro Le emozioni delle mosche. Aforismi incisi [Pentagon, 2017] che viene presentato da Rosa De Rosa. Più che una  “normale” presentazione, è sembrata ai presenti (la sala era piena) una piacevole conversazione tra amici, e si è potuta avere una conferma ulteriore della sopravvivenza, sotto la spessa coltre del mercato, di un manipolo di artisti che fanno arte unicamente per divertimento. Intermezzi musicali di Franco Dell’Olio (mandolino, mandola), Marta Tangredi (voce)  e Sandro Tangredi (chitarra). [A. R., ecoinformazioni]

 

 

Il velo: tra religione, affermazione di identità, cultura e libera scelta di portarlo o no

Nella Biblioteca di Como il 19 maggio all’incontro Intorno al velo. Donne a confronto, dopo l’introduzione di Betrice Rumi della Biblioteca di Como,  la coordinatrice del progetto Velo globale Francesca Gamba ha mostrato le immagini di Carlo Pozzoni della sfilata di venerdì 7 maggio e ha  invitato le relatrici a illustrare le loro esperienze. Nei video già disponibili sul canale di ecoinformazioni gli interventi di Meral Yildiz (di origine turca), suor Valeria, Samia Kebire (di origine eritrea-somala), Pardis Booromand (di origine persiana), Nazie Akkawi (di origine libanese), Noura Azmil (di origine marocchina).

Guarda i video.

20 maggio/ Insieme senza muri e contro Bossi-Fini e Minniti-Orlando

Siamo stati e saremo sempre migranti, l’unica cosa illegale è la paura, per questo saremo in piazza a Milano. Arci non può dimenticare che solo cento anni fa illegali eravamo noi, quando i nostri cittadini attraversavano gli oceani  per arrivare in America. (altro…)

20 maggio/ La rete Csf a Milano perché nessuna persona è illegale

Sabato 20 maggio la rete Como senza frontiere si unirà alle forze antirazziste della rete “Nessuna persona è illegale” che sfileranno per le vie della città di Milano (appuntamento alle 14,30 a Porta Venezia) per una società accogliente, giusta, umana. I barbari fatti di persecuzione verso il migrante, verso l’emarginato, verso il diverso che avvengono con sempre maggiore frequenza nelle nostre città non possono lasciare indifferenti chi ancora crede che si può essere liberi e felici solo se lo sono anche gli altri. Tutti gli altri. «Nessun essere umano è illegale» sarà il nostro slogan, il nostro augurio e il nostro impegno per il futuro.

 

Mostre/ A Chiasso La Rinascente e 100 anni di comunicazione

La Rinascente nacque, cento anni fa a Milano, sotto una costellazione di auspici del tutto particolare: già il fatto che a escogitare il suo nome fosse stato chiamato un letterato (Gabriele D’Annunzio) è un fatto singolare, ma poi si capì subito che le strategie di vendita (ma nessuno, all’epoca, le avrebbe chiamate così) di questi grandi magazzini sarebbero state profondamente innovative, con un’enfasi particolare data alla comunicazione visiva, non solo nei cartelloni, ma anche negli allestimenti.

Quindi, La Rinascente e la sua storia centenaria sono soggetti praticamente perfetti per una mostra; basta scegliere tra gli infiniti materiali prodotti (e documentati) per avere una serie significativa di reperti capaci di (anzi: costitutivamente creati per) raccontare le trasformazioni sociali, culturali, comportamentali dell’Italia degli ultimi cento anni. L’unico imbarazzo risiede, appunto, nell’inevitabile decimazione della mole sterminata di manifesti, pubblicità, fotografie, oggetti…

Il m.a.x.museo di Chiasso ha ovviamente scelto, data il suo impegno di indagine sulla storia e l’attualità della grafica, la strada di privilegiare la comunicazione visiva, allineando una notevole selezione dei diversi materiali promozionali che hanno dato un volto e una fisionomia riconosciuta a livello di massa alla Rinascente.

Si comincia con i cartelloni della fine degli anni Dieci del Novecento, realizzati da alcuni grandi maestri della grafica “artistica” del periodo (da Marcello Dudovich ad Achille Luciano Mauzan a Leopoldo Metlicovitz) e si finisce con i servizi fotografici degli anni Sessanta-Settanta, firmati tra gli altri anche da un giovane Oliviero Toscani.

Al centro c’è la “stagione svizzera”: centrale sia perché esemplifica in modo esemplare il rapporto tra la cultura visuale elvetica e le nuove esigenze delle aziende italiane, appena uscite dalle devastazioni della lunga seconda guerra mondiale, sia perché in quella stagione ebbe un ruolo fondamentale Max Huber, a cui il museo di Chiasso è dedicato.

Questo momento della produzione pubblicitaria e comunicativa della Rinascente è degno di essere, ancora una volta, attentamente considerato, in quanto costituisce uno dei momenti “fondanti” della cultura visiva attuale e rischia quindi di essere sottovalutato: con la consueta disattenzione dei “posteri” si finisce per considerare ovvie le scelte che allora erano dirompenti (tanto ormai ci siamo abituati). Poche indicazioni che in mostra possono essere verificate dal vero, al cospetto dei bellissimi materiali originali: l’estetica “del frammento”, che il postmodernismo avrebbe reso familiare e quasi banalizzato, trova qui una delle sue origini, in una ricerca continua di relazione, sovrapposizione, evidenziazione (e si noti che quello che oggi è alla portata di qualsiasi dilettante, nemmeno troppo evoluto, grazie agli strumenti informatici, doveva allora essere conquistato duramente con ricerche, prove ed errori quotidiani); anche la dialettica tra le diverse tradizioni grafiche ha nella comunicazione della Rinascente uno dei suoi momenti più interessanti.

Basta porre attenzione al suo marchio (logotipo, per usare il corretto tecnicismo); qui Max Huber nel 1950 mette in relazione diretta ben tre caratteri (due nella versione abbreviata “lR” che diventerà famosissima): il corsivo del neoclassico carattere Bodoni (esempio della tradizione più alta della tipografia classica che da Parma dettò letteralmente le regole all’intero mondo occidentale) con le sue grazie per “la”, il tondo “a bastone” senza grazie per il nome della ditta, scritto in Futura (carattere razionalista disegnato dal grafico tedesco Paul Renner nel 1928, basato su un uso rigoroso delle forme geometriche elementari), ma poi per l’iniziale “R” di grandezza maggiore (di ordine gigante, bisognerebbe dire, se fossimo in architettura) introduce anche il Gill Sans, carattere pure moderno (disegnato da Eric Gill negli anni Venti), ma più morbido, con le sue curve non semplicemente circolari, e quindi perfetto per fare da tramite tra i mondi della classicità e dell’attualità.

Ecco: basta far mente locale a quanto può essere detto e ragionato sui vari materiali esposti, per capire quanto ricca è la mostra, pur nelle sue dimensioni come sempre contenute.

Ci si può soffermare, ad esempio, sugli stupendi bozzetti a matita di Dudovich, esposti a fronte dei manifesti di grandi dimensioni dello stesso autore, oppure sulle fotografie di Serge Libiszewski, oppure ancora sui disegni essenziali di Lora Lamm…

Ma l’elenco è lungo: Albe Steiner, Giancarlo Iliprandi, Brunetta Mateldi Moretti, Roberto Sambonet, Massimo Vignelli, Bob e Ornella Noorda, Aoi Huber Kono, Heinz Weibl, Bruno Munari, Franco e Jeanne Grignani, Italo Lupi, Carlo Pagani, Richard Sapper, Aldo Ballo, Ugo Mulas, William Klein e altri ancora. Ad alcuni di questi, negli anni passati, il m.a.x.museo ha già dedicato mostre di approfondimento, e il fatto stesso che questa mostra dedicata a La Rinascente sia una sorta di riassunto della storia della comunicazione visiva del Novecento, ne mette in evidenza l’importanza.

In sintesi: una mostra davvero imperdibile, con la raccomandazione di abbinarla a quella, che si annuncia altrettanto interessante, che al centenario dei grandi magazzini verrà dedicata, a partire dalla prossima settimana, a Palazzo Reale di Milano.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute degli spazi della mostre e dei materiali esposti

 

La Rinascente. 100 anni di creatività d’impresa attraverso la grafica

a cura di Mario Piazza, Nicoletta Ossanna Cavadini

20 maggio – 24 settembre 2017

Chiasso, m.a.x.museo, via Dante Alighieri 6

Orari: martedì-domenica 10-12, 14-18; chiuso lunedì

Ingresso: CHF / Euro 10; ridotto CHF / Euro 7; scolaresche e gruppi CHF / Euro 5

Info: http://www.centroculturalechiasso.ch/m-a-x-museo

 

20 maggio/ Il Kronos Quartet a Chiasso

Un concerto fuori dalla norma è quello che si preannuncia per sabato 20 maggio, alle ore 20.30, al cinema teatro di Chiasso: sul palco salirà il Kronos Quartet, gruppo tra i principali del mondo “classico-contemporaneo” (ma la definizione, come qualsiasi altra, è riduttiva per questo gruppo).

Kronos photographed in San Francisco, CA March 26, 2013©Jay Blakesberg

Il Kronos, infatti, è il quartetto d’archi che ha infranto le barriere divisorie tra gli stili musicali con le sue scelte di repertorio lungimiranti e innovative. Dal minimalismo statunitense a Jimi Hendrix, da Astor Piazzolla al jazz, senza dimenticare le collaborazioni con Tom Waits, David Bowie, Paul McCartney, Björk, né le notevoli esecuzioni dei “classici” del Novecento (da Bela Bartók a Philip Glass ad Alfred Schnittke…).
Nel corso della sua ormai pluridecennale carriera, il gruppo ha realizzato numerosi lavori tematici (tra cui quelli, assai noti, dedicati a Thelonius Monk e a Bill Evans), ma si è ultimamente dedicato soprattutto a lavori poliedrici, in cui ha promosso la composizione di nuovi brani da parte di autori e autrici, per lo più giovani e provenienti da aree geografiche “non classiche”: tra questi album il più noto è forse Pieces of Africa, che ha rivelato la straordinaria ricchezza del continente africano anche dal punto di vista della musica “colta”.

L’ultima impresa del Kronos, in ordine di tempo, è la commissione di cinquanta nuovi pezzi, inseriti in un progetto intitolato Fifty for the Future (5o per il futuro), i cui materiali – comprese le partiture – sono liberamente fruibili nel sito del quartetto americano. Quattro di questi brani saranno presenti nel programma di sabato a Chiasso, insieme ad altre esemplificazioni dello sterminato repertorio del Kronos.

Sul palco, quindi, David Harrington (violino), John Sherba (violino), Hank Dutt (viola), Sunny Yang (violoncello), per una serata di musica che si annuncia memorabile.

Il concerto è organizzato dal Cinema teatro di Chiasso in collaborazione con Teatro Sociale di Como – As.li.Co, Musica nel Mendrisiotto e Arte & Musica sul Lario 2017.

[FC, ecoinformazioni]

A qualcuno danno fastidio anche all’autosilo Valmulini/ Smentito dai volontari l’intervento di ripulitura

In un paese piccolo piccolo nel quale ci sono istituzioni piccole piccole qualcuno si è accorto che ci sono persone che turbano la serena quiete dell’autosilo Valmulini, monumento all’incapacità progettuale e gestionale di almeno due amministrazioni comunali comasche. (altro…)

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