Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza/ Aiutiamoci a casa nostra

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Si è tenuto venerdì 27 ottobre in serata, nel salone dell’associazione Alfonso Lissi a Rebbio, un incontro  per raccogliere idee per la costruzione del programma del  “quarto polo” di sinistra, in costruzione in opposizione alle destre, al Movimento 5 stelle, ma anche in aperta discontinuità con la linea politica perseguita dal Pd. 

Aiutiamoci a casa nostra – questo il titolo dell’iniziativa –  primo appuntamento per la definizione dal basso del programma politico dell’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza a cui hanno partecipato circa venti persone – ha centrato la discussione la questione migratoria, rimasta a lungo al centro del discorso politico italiano e locale e tuttora irrisolta, non senza contraddizioni e criticità. L’uso della prima persona plurale associato a uno degli slogan più in voga tra le forze politiche populiste e xenofobe (il famigerato e ritrito, oltreché miope, «Aiutiamoli a casa loro») intende rammentare il diretto coinvolgimento di tutte e tutti nella tutela dei diritti fondamentali, garantiti a tutte e a tutti, con e senza documenti validi, dalla Costituzione di un paese che, in fondo, è il “nostro” soltanto per caso. Don Giusto Della Valle è intervenuto ricordando ai presenti come le migrazioni siano essenzialmente un tentativo di colmare, “altrove”, un vuoto di diritti accusato sul luogo d’origine. Tale vuoto persiste spesso nei paesi di transito e in quelli di arrivo (e mancato arrivo), spesso corresponsabili della negazione di tali diritti; quando, invece, è la stessa presenza (stabilizzata oppure temporanea) di queste persone a renderle parte integrante e integrata – al netto delle sfumature semantiche di tale parola – in una società inevitabilmente mutevole. Di questo dato si può testimoniare, per fare alcuni esempi, in seguito alla manifestazione di Roma dello scorso 21 ottobre, delle iniziative “dal basso” come la campagna Ero straniero e la lotta per lo Ius soli, del positivo apporto socio-culturale delle comunità etniche presenti sul territorio.

Deriva da queste premesse una visione di cittadinanza attiva e responsabile, che prescinde dalla burocrazia (e dalla genealogia), per assumere una valenza concreta e, al tempo stesso, fortemente connotata in senso ideologico e anzi “idealista”. Un impegno civico collettivo che riguardi e coinvolga tutti e ciascun soggetto, compresi quelli che faticano di più ad abbandonare i propri preconcetti (riguardo ai migranti, ma non solo). Sfida principale sarà proprio il trovare un punto d’equilibrio tra ideali e obiettivi precisi e articolati e un linguaggio chiaro e accessibile, che non escluda una parte significativa della popolazione che peraltro, in molti casi, già soffre di esclusione, ed è perciò vulnerabile a strumentali “guerre tra poveri”, a cui il razzismo non è certo estraneo.

Intraprendere un percorso di ricostruzione civica significa in primis definire i principi da tenere a riferimento e gli elementi su cui intervenire. La discussione di venerdì sera si è configurata in questo modo, evidenziando una sostanziale coerenza di vedute, ma anche qualche divergenza metodologica.
Colpisce la partecipazione numericamente scarsa, limitata a volti noti della sinistra egualitaria comasca, quasi del tutto priva di under 30 e con la totale assenza di migranti e delle loro associazioni. Difficile impegnarsi a difendere diritti condivisi in mancanza di un coinvolgimento in prima persona dei diretti interessati.

Il prossimo appuntamento verso l’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza a Como sarà la riunione del 2 novembre alle 21 nella sala della Fiom in via Castellini 19 a Como per preparare il documento riassuntivo con gli spunti per il programma emersi il 27 ottobre, discutere dell’Alleanza in Lombardia e decidere le modalità di partecipazione all’assemblea nazionale del 18 novembre a Roma. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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