L’Etruria di Landriscina

Non è Renzi l’unico politico a cui le trovate mediatiche astutamente congegnate si risolvono in un disastro. In questi giorni, proprio mentre per l’ex presidente del Consiglio è in scena la Caporetto della sua credibilità a causa della Commissione parlamentare sulle truffe bancarie e le saghe familiari che le determinano (nella foto di copertina un cartello a una manifestazione contro il governo  per Banca Etruria), l’eletto comasco Mario Landriscina fa i conti con un’altrettanto sciagurata idea che non prevedeva certo avrebbe avuto tanti effetti collaterali.

L’idea sembrava buona: fare leva sulla sindrome securitaria che imbarbarisce, anche grazie all’azione antisociale di molta stampa locale, per identificare nei senza fissa dimora e nei mendicanti una delle minacce al festivo lieto vivere dei cittadini perbene. Per capire l’azione della destra lariana bisogna ricordare che per essa il termine “perbene” non identifica i cittadini corretti verso gli altri e le istituzioni, ma semplicemente coloro che mangiano bene, dormono bene, spendono bene. “Perbene” appunto.

L’idea sembrava facilmente realizzabile: anche le opposizioni – e così è stato (giova ricordare che la sinistra non è rappresentata a Palazzo Cernezzi) – non avrebbero alzato barricate preventive anche perché le norme disumane sarebbero state descritte correttamente come applicazioni di quelle leggi note come Minniti-Orlando che hanno infierito, con la maggioranza di governo nazionale plaudente, un oltraggio gravissimo alle libertà e allo stato stesso di diritto in Italia. Sembrava opportuno anche perché la spinta dei baloccatori era fortissima e non si saziava di aver ridotto la città a una sorta di luna park offendendone anche le meraviglie architettoniche ridipinte con le luci pacchiane allestite per attirare acquirenti pronti a risollevare le casse di commercianti impoveriti (si fa per dire) dalla crisi. Sembrava indolore visto che il “cattolicissimo” governo della città sarebbe stato sicuramente in grado di negare ogni conseguenza verso i poveri che sarebbero comunque stati aiutati con quella carità pelosa che trasforma un diritto costituzionalmente decretato in un’elargizione benevola del signorotto di turno.

Sembrava certo che la temporalità dell’infamia, in vigore solo pochi giorni, potesse essere da una parte usata per schivare critiche e dall’altra come precedente per continuare la persecuzione anche a feste finite. Si sa, dopo i balocchi ci sono i saldi e i commercianti del centro (già solo del centro, degli altri chi se ne frega) vanno aiutati tutto l’anno.

Ma non è andata così. Persino nelle schiere delle destre l’idea è piaciuta solo a quelle parte grande, ma non maggioritaria, che inneggerebbe al Ku klux klan (se sapesse cosa è). Persino nella sua compagine, che spesso si traveste da credente solo per adorare il denaro, a qualcuno/a qualche dubbio che l’azione fosse ignobile è venuto. Persino coloro che pure avevano approvato in Consiglio comunale l’idea di bonificare la città dai mendicanti hanno tradito e si sono equilibristicamente messi contro di lui e quindi anche contro Minniti e Orlando. Ma forse lo smacco più grande per il sindaco è venuto dalla Curia. Vedere sul Settimanale della Diocesi pubblicata la lettera dei “volontari della colazione”, che lo inchiodano alle sue responsabilità con un testo che richiamando le atrocità di Erode, non lascia dubbi sull’esecrabilità del provvedimento. Ma non basta la disfatta di Landriscina si è completata con la conferenza stampa nella quale ha tentato il colpo grosso: negare tutto. Un’idea davvero bislacca che è servita a compattare tutta la stampa nazionale nell’unanime giudizio negativo di quanto è stato fatto e viene negato, aggiungendovi anche l’insofferenza di chi non accetta di essere preso in giro. Come credere alla favola del malinteso? Sarebbe come se la linea difensiva di Renzi sulle vicende familiar-bancarie della Boschi fosse negare l’esistenza stessa della Banca Etruria.

Ma oltre che dei suoi passi falsi Landriscina è stato vittima di una contingenza mediatica, del fatto che i riflettori accesi dall’incursione fascista contro Como senza frontiere non si erano ancora spenti e quindi la città era ancora ben presidiata dalla stampa nazionale, rendendo inutile la storica reticenza di una parte di quella locale nel contrastare la città dei balocchi persino quando si contrappone ai diritti umani.

La vicenda dimostra che la rete tra soggetti impegnati per i diritti umani di tutte e di tutti può avere un ruolo essenziale nella difesa della civiltà della città. Ed il successo del Bivacco solidale del 23 dicembre indetto da Como senza frontiere con innumerevoli adesioni, compreso il pd  come già accaduto il 9 dicembre, dimostra che un’altra Como è possibile. Ci spiace che Landriscina dica che questo è uno dei periodi per lui peggiori, la città invece comincia a vedere in lontananza quale segno positivo di riscatto. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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