Marcia della Pace/ “Il giusto deve andare al di là della legge quando si tratta di salvare vite”

Come tante volte mi è capitato già, nella mia “lunga” vita, ho partecipato anche quest’anno alla Marcia della Pace proposta da Pax Christi, preceduta dal solito convegno, a Sotto il Monte, il paese natale di Papa Giovanni XXIII, seguendo le proposte del messaggio di quest’anno di Papa Francesco: Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di Pace

Giornate intense che hanno rinfrescato la “memoria” dei molti presenti, magari con qualche capello bianco, ma con lo spirito sempre giovane; i cinquant’anni di marce per la Pace, sono state ricordate da mons. Bettazzi, il vescovo, ora emerito di Ivrea; cinquant’anni fa a Sotto il Monte, poi in tante parti di Italia, a Como nel 1974, seguendo le tematiche proposte dai messaggi annuali del Santo Padre: lavoro, disarmo, emigrazione,emarginazione, società.

Roncalli, don Tonino Bello, David Turoldo, tre profeti legati da tre parole: riconciliazione, resistenza, audacia.  Un invito per la Chiesa italiana adessere sempre “profetica” e non accontentarsi di essere “pastorale” come  sottolinea sempre l’attuale Papa nonostante le contraddizioni evidenti tra parte di “popolo che semina speranza”, e nel popolo che ha segnalato Giovanni XXIII, il Papa della “Pacem in Terris” patrono dell’esercito Italiano.

Ripudiare la guerra, questione affermata anche dalla nostra Carta costituzionale, intraprendere le vie della non violenza e percorsi di giustizia, impegnarsi per la messa al bando delle armi nucleari, non costruire più armi…

Giustizia anche verso i migranti, sottolineata da don Virginio Colmegna che ha raccontato i suoi 15 anni di Casa della Carità a Milano e del giornalista Daniele Bella, che ha raccontato la sua esperienza a Lesbo, l’isola greca, protagonista con la nostra Lampedusa di tanta solidarietà.

Solidarietà, reato in cui si può incorrere, sebbene “il giusto deve andare al di là della legge quando si tratta di salvare vite”.

Idee e proposte ribadite poi durante la Marcia di domenica sera, attraverso i  luoghi “giovannei”; con il forte intervento di don Fabio Corazzina, parroco a Castenedolo, vicino a Ghedi, dove si producevano mine antiuomo e dove dal locale aeroporto partono gli aerei F35 che molte volte hanno partecipato e partecipano a “guerre giuste”(???) come ribadito anche dalla ragazza di Iglesias che si sta impegnando per la riconversione industriale della Rvm, la fabbrica di bombe che vendute all’Arabia Saudita, borbardano facendo stragi sconosciute, lo Yemen.

Segni di speranza, sottolineati anche dalla pastora della Chiesa Battista di Bergamo e da un medico mussulmano che vive da anni lì. L’ecumenisco, la ricerca di una pace condivisa, è possibile.

Quindi, no alla guerra, no alle armi, no alle decisioni che favoriscono il decoro urbano intese a nascondere i poveri, no alla missione militare in Niger.

Cose impossibili? Cose dei “soliti” pacifisti? profezie che fanno rima con utopie?

Il cardinal Lercaro, vescovo a Bologna negli anni del Concilio, disse:  «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga:la sua vita non è la neutralità, ma la giustizia».

Il vescovo Ricchiuti presidente di Pax Christi ha posto la domanda impegnativa: chi ha fede? Chi crede nella Pace o chi deride chi nella Pace, crede?

Tante indicazioni e affermazioni che devono essere tradotte poi in scelte sociali e politiche.

Il ritorno a Como, quindi tra pensieri, dubbi, ma tanta speranza.

Però se il “popolo della Pace” vince… [Luigi Nessi per ecoinformazioni]

1 thought on “Marcia della Pace/ “Il giusto deve andare al di là della legge quando si tratta di salvare vite”

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: