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Milano, 10 febbraio: un corteo spontaneo contro fascismo e razzismo

Un sacco di gente: diverse migliaia (qualcuno persino dal profondo Comasco) hanno sfilato a Milano per tutto il pomeriggio contro il fascismo e contro il razzismo. Un corteo molto spontaneo (anche un po’ disordinato), costruito progressivamente con tanti pezzi diversi, ingrossato col passare delle ore e dei metri di strada, ma che fin dall’inizio, dal concentramento a piazza Oberdan, ha mostrato la voglia di dire no alla violenza fascista e razzista, di contrastare l’indifferenza, di esserci.

Ci sono le associazioni che da sempre si spendono per l’accoglienza e l’affermazione dei diritti di tutti e di tutte, c’è lo striscione di Via Padova (la strada che a Milano simboleggia la multietnicità), ci sono le grandi organizzazioni che pure a livello nazionale non hanno trovate la forza di dire e fare subito la cosa giusta (lunghi “spezzoni” di corteo sono dietro i vari striscioni di Arci, Anpi, Fiom-Cgil e Flc-Cgil; c’è anche Libera, un po’ più sacrificata), ci sono le organizzazioni di sinistra (Potere al Popolo, Liberi e Uguali, e c’è anche qualche rappresentante del Partito Democratico, non solo “a titolo personale”), ci sono gli studenti, i collettivi delle donne, le organizzazioni LGBT, c’è la banda degli ottoni, ci sono i migranti, i curdi, qualche bandiera palestinese, Italia-Cuba, Italia-Nicaragua, c’è la Federazione Anarchica che quasi chiude il corteo con lo slogan storico e indimenticabile «Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà». Impossibile fare l’elenco. Ma soprattutto, c’è la gente, ci sono le persone, giovani, giovanissime e meno giovani, donne e uomini, in gruppo, in famiglie, in coppie e sole.

C’è un clima disteso e sereno, anche se arrabbiato. Il percorso si snoda fino alla stazione centrale (luogo di passaggio di tanti migranti), sfiora l’ingresso del Memoriale della shoah al Binario 21, arriva fino a via Zuretti dove dieci anni fa venne ucciso Abba, giovane italiano originario del Burkina Faso.

Forse l’immagine che meglio rappresenta lo spirito del corteo è un cartello, disegnato da abile mano, che allo slogan un po’ datato e un po’ truce «Fascisti tornate nelle fogne» associa un ritratto di due topolini quasi vezzosi, più adatti a un cartone animato che a un’invettiva politica. Duri sì. Cattivi mai.

E, non a caso, il cartello sfila accanto a una bandiera della pace.

Insomma, bisognava esserci.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Di seguito alcune immagini, tra le molte possibili per mostrare l’inesauribile varietà del corteo.

 

 

 

 

 

 

Un commento su “Milano, 10 febbraio: un corteo spontaneo contro fascismo e razzismo

  1. ecoinformazioni
    11 febbraio 2018

    L’ha ribloggato su .

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Questa voce è stata pubblicata il 11 febbraio 2018 da in Antifascismo, Antirazzismo, immigrazione con tag , .

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