La Palestina con Wajib

 

La presenza di un gruppo di Donne in nero con lo striscione “Gaza, non c’è pace senza giustizia”, aperto all’ingresso dello Spazio Gloria sulla Varesina a Como, ha sottolineato, nel pomeriggio del 6 maggio, quanto importante per il pacifismo sia la questione dell’occupazione israeliana della Palestina non solo causa di morti, ferimenti e devastazioni, ma elemento di instabilità per l’intero pianeta a partire dalle martoriate zone della Siria, del Libano, di Gaza e con il riacuirsi della preoccupazione nucleare determinata dall’imponete armamento nucleare israeliano e dai venti di guerra statunitensi contro l’accordo con l’Iran.  

All’interno della sala, prima che iniziasse il film Wajib, Mariateresa Lietti, delle Donne in nero, ha elencato in un intervento di poche decine di minuti, ma estremante documentato e intenso, i punti più tragici della questione: dai morti ogni giorno determinati dall’occupazione violenza e dall’uso senza alcuna remora delle armi contro civili inermi palestinesi spesso giovanissimi, alla mancanza di leggi che in Israele perseguano i crimini contro i Diritti umani, alla vergogna del Giro d’Italia quest’anno esportato in Israele per nascondere le violenze che il governo di Netanyau impone alla popolazione palestinese.

Anche speranza però nelle parole dell’esponente delle Donne in nero, nate proprio da cittadine israeliane che non vogliono essere corresponsabili degli orrori compiuti dall’esercito e dai governi israeliani: c’è una società israeliana che condivide la lotta per la giustizia e per i diritti umani e quella di Amira Hass, figlia di due vittime dell’orrore nazista contro gli ebrei, che ha scelto di vivere in Palestina a Ramallah  perché non si dica mai più «Io non sapevo cosa stava accadendo» [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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