Donne in nero

12 aprile/ Con il popolo palestinese

Domenica 12 aprile, dalle 17 alle 18, torniamo in piazza continuando la mobilitazione per la Palestina perché la situazione è sempre più grave.
A Gaza si muore, i valichi sono chiusi, mancano cibo e medicinali. In Cisgiordania gli attacchi sono quotidiani e sempre più devastanti.
Essere in piazza per difendere la vita e i diritti del popolo palestinese significa anche opporsi a tutte le guerre (vecchie e nuove) che stanno devastando il pianeta.
Non voltiamoci dall’altra parte!

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100 per i diritti in Afghanistan

Complice il boicottaggio della stampa ufficiale comasca che nemmeno ha dato la notizia della manifestazione delle Donne in nero con l’adesione di Como senza frontiere di Cgil-Cisl-Uil e altre organizzazioni, l’iniziativa ha raccolto solo un centinaio di persone in piazza Verdi. Un risultato simbolicamente significativo di una sensibilità che anche a Como esiste, ma certo significativo anche del fatto che la città e non solo il governo di Palazzo Cernezzi ha altre priorità, altri interessi. Di seguito il volantino delle Donne in nero, distribuito nell’iniziativa che ha avuto un grande impatto emotivo con la presenza silenziosa, immobili per un’ora delle attiviste.

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Raccontare la sessualità ai ragazzi senza tabù

Il libro di Monica Lanfranco Crescere uomini. Le parole dei ragazzi su sessualità. Pornografia, sessismo. [Erickson 2019, pagg. 157, 16,15 euro, disponibile anche in e-book 9,49 euro], presentato nella giornata contro la violenza maschile sulle donne, 25 novembre, sui canali di Arci e di ecoinformazioni con la partecipazione di Donne in Nero e Women in White Society, parte da una serie di domande fatte a 1500 giovani di 16 e 19 anni sul loro rapporto con la pornografia. Un pubblico che non siamo abituati a considerare di riferimento quando si parla di violenza sulle donne: in primis perché sono maschi, poi perché sono giovanissimi. E invece è proprio da loro e da questo rapporto talvolta tossico con la pornografia che si dovrebbe partire per provare a cambiare rotta.

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La Palestina con Wajib

 

La presenza di un gruppo di Donne in nero con lo striscione “Gaza, non c’è pace senza giustizia”, aperto all’ingresso dello Spazio Gloria sulla Varesina a Como, ha sottolineato, nel pomeriggio del 6 maggio, quanto importante per il pacifismo sia la questione dell’occupazione israeliana della Palestina non solo causa di morti, ferimenti e devastazioni, ma elemento di instabilità per l’intero pianeta a partire dalle martoriate zone della Siria, del Libano, di Gaza e con il riacuirsi della preoccupazione nucleare determinata dall’imponete armamento nucleare israeliano e dai venti di guerra statunitensi contro l’accordo con l’Iran.   (altro…)

XVIII Marcia Csf/ Le donne del mondo libere da guerre, violenze, povertà/ecoinformazioni 599

La diciottesima Marcia Sono persone non numeri della rete Como senza frontiere ha aperto la serie di iniziative per la Giornata contro la violenza maschile sulle donne che si sono svolte in piazza Verdi a Como nel pomeriggio di sabato 25 novembre. Sfoglia on line il numero 599 del settimanale coinformazioni che, realizzato dalle Donne in nero e da Csf, è stato distribuito in piazza durante l’iniziativa. [foto Fabio Cani, ecoinformazioni].

Sfoglia il 599.

 

 

 

 

Dal 14 febbraio/ Studenti senza frontiere: Agli occhi dell’altro

esher-candelabroSi aprirà martedì 14 febbraio al Chiostrino artificio, in piazzolo Terragni 4 a Como, dalle 14 il ciclo Agli occhi dell’altro, sei conferenze sul tema dell’immigrazione organizzate dagli Studenti senza frontiere. L’iniziativa focalizza l’attenzione sul fenomeno migratorio, dalle cause degli spostamenti alle risposte che la società europea dà ai migranti. Non mancherà, com’è inevitabile, un approfondimento sulla situazione che si è creata dall’estate 2016 a Como, ma le conferenze si pongono l’obbiettivo di trattare l’argomento in termini più ampi. (altro…)

2 giugno/ Donne in nero: La Resistenza oggi si chiama nonviolenza

maninaAnche le Donne in nero parteciperanno a Costituzione resistente in piazza Cavour a Como lunedì 2 giugno alle 14.30. Anticipiamo il testo del volantino che sarà distribuito durante la manifestazione. Leggi il volantino La Resistenza oggi si chiama nonviolenza. La Liberazione oggi si chiama disarmo.

 

Ridateci le nostre ragazze/ Anche Lucini al presidio

Al presidio di Seeing beyond limitation hanno partecipato le Donne in nero e l’assessore Gisella Introzzi. Già on line su ecoinformazioni l’intervista a Cristiana Barnor e il video della manifestazione alla quale ha presenziato anche il sindaco Mario Lucini. Leggi il volantino delle donne in nero distribuito al presidio.

 

Siamo sotto lo stesso cielo. Non lasciamole sole

«Abbiamo negli occhi e nel cuore l’immagine delle 276 ragazze nigeriane rapite, caricate su camion e portate via il 14 aprile.

Abbiamo negli occhi e nel cuore la paura che si legge sul loro volto nel video diffuso recentemente dai rapitori.

Abbiamo negli occhi e nel cuore la disperazione delle loro madri, dei loro padri, dei loro cari.

Non lasciamole sole. Non lasciamoli soli.

Michelle Obama ha detto: «In quelle ragazze Barack e io vediamo le nostre figlie. Vediamo le loro speranze, i loro sogni. Le consideriamo nostre figlie». E Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, associandosi all’appello che gira in rete con l’hashtag #bringbackourgirls, ha affermeto: «Hanno l’età delle nostre figlie le oltre duecento studentesse nigeriane rapite dagli estremisti di Boko Haram. Bambine e ragazze sequestrate solo perché hanno la “colpa” di studiare».

Le donne istruite fanno paura ai fondamentalisti di tutto il mondo. Boko Haram significa “l’educazione occidentale è peccato”.

«La scuola per queste ragazze è l’albero magico che apre la strada alla conoscenza del bene e del male, all’allargamento degli orizzonti culturali e della consapevolezza della propria dignità. La scuola è l’iniziazione all’emancipazione e all’autodeterminazione sul proprio corpo e sul proprio destino esistenziale. La scuola aiuta ad imboccare la strada irreversibile dell’autocoscienza». Ha scritto il giornalista Jean-LéonardTouadi.

«L’abbiamo attaccata perché diffondeva idee laiche fra i giovani e faceva propaganda contro di noi», hanno detto i mandanti del tentato femminicidio (ottobre 2012) nei confronti Malala Yousufzai, la studentessapachistana che faceva paura ai fondamentalisti perché scriveva sul suo blog, in lingua urdu: «Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla mia generazione le armi». «La ferocia e la crudeltà travolgono ogni dimensione umana quando si scontrano con la voglia di libertà e la bellezza». Disse allora, Dario Fo.

Per Malala e per il diritto all’istruzione delle donne si mobilitò nel 2012 il mondo intero. E ora il mondo si mobilita per le studentesse nigeriane. È inaccettabile per la coscienza civile della nostra pur smarrita umanità che in nome di un fanatismo cieco, violento delle ragazze vengano rapite per il loro desiderio di libertà, per i propri sogni, per le proprie aspirazioni.

Anche noi Donne in nero siamo in piazza per gridare il nostro dolore e la nostra indignazione, ma pensiamo sia giusto riflettere anche sull’ipocrisia del sentimentalismo a buon mercato di questi giorni.

Se è infatti unanime il coro di chi grida allo scandalo e all’orrore per quanto accade in Nigeria, pochi fanno notare che mentre rabbrividiamo per quello che accade lì, non ci mobilitiamo e indigniamo per quanto accade qui. Alla stragrande maggioranza di nigeriane e di nigeriani in Italia non viene riconosciuto lo status di rifugiati. Per questo continuano ad essere raggiunti da decreti di espulsione e rimpatrio. E continuano ad essere considerati alla stregua di migranti per motivi economici, come se il problema della Nigeria, uno dei paesi più ricchi dell’Africa fosse la povertà». [Donne in nero Como]

 

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