L’Arci intreccio

La cultura dell’intreccio è una delle caratteristiche del Mediterraneo. All’Arci è di casa. Lo hanno dimostrando i lavori del XXVII  Congresso nazionale in corso a Pescara. I tessuti vegetali che vengono intrecciati non sono morbidissimi, resistono alla piegatura ma poi a fianco di altri fili, diversamente piegati, si trovano bene prendendo e dando piega e consistenza al’insieme. Quella che raccoglie gli arcini e le arcine è una platea davvero eterogenea ben visibile anche nell’abbigliamento oltre che nelle naturali differenza tra i/ le giovani e diversamente tali (più maschi che femmine). Un platea di sinistra che non ha un partito di riferimento, ma è convintissima della necessità di organizzazione politiche.

Una platea radicale e capace di applaudire nella stessa sessione Munaro, Martina, Camusso, don Ciotti e i tanti e le tante delegate che nelle piazze e nei  4000 circoli sono per la Costituzione, i diritti, la Pace, del tutto alternativi/e ai disvalori del governo in carica stigmatizzati unanimamente. Un’arciplatea insomma definibile solo per essere dell’Arci, tipicamente figlia di un’organizzazione federale nella quale almeno in parte il “potere” d’indirizzo e di azione non è discendente (dal nazionale, al regionale, ai comitati, ai circoli) ma radicalmente localizzato, in modo anche vagamente anarchico, in ciascuno dei circoli. Nonostante questa evidente e difesa come valore frammentazione, l’arciplatea si è rivela sostanzialmente unita capace di superare gli inevitabili “scazzi” dei “poteri” (piccoli, ma non per questo meno ambiti) anzi si mostra irritata da essi e capace di chiedere e imporre una radicale scelta di unità nelle differenze. Eppoi i contenuti sono tutt’altro che di compromesso. L’arciplatea parla davvero, parla chiaro e, straordinariamente, gli interventi di professionisti della parola (politici, intellettuali, sindacalisti, dirigenti di organizzazioni fratelle e sorelle) si intrecciano con quelli dei delegati e delle delegate di circoli, talora piccolissimi, ma tanto attivi e ferrati da competere con quelli dei politici non solo per la freschezza ma anche per lo stile oratorio efficace e coinvolgente spesso anche a causa dell’evidente emozione di parlare in un’assemblea tanto grande. Como ha chiesto chieto Luigi Manconi nel suo irtervento è il momenti di essere arciarci. Dove “Arci” è non  acronimo ma accrescitivo

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