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Otello/ Scarpe rosse

Un Otello emozionante e coinvolgente quello andato in scena in questi giorni all’interno del festival Como città della musica, con aspetti di originalità e attualizzazione che il pubblico ha mostrato di apprezzare.

Il maltempo ha costretto a spostare l’ultima esecuzione del 3 luglio, dall’Arena all’interno del Teatro Sociale. Questo ha sicuramente comportato delle difficoltà di adattamento per quanto riguarda la regia e i movimenti scenici (difficoltà però risolte egregiamente), ma ha sicuramente avantaggiato l’aspetto dell’ascolto. In quest’opera, in cui tanto importante è proprio la parte orchestrale – che ha momenti, quasi cameristici, di altissima intensità – la rappresentazione all’interno del teatro ha quindi consentito di apprezzare appieno l’esecuzione dell’orchestra diretta da Jacopo Rivani.

I personaggi del dramma, sono stati resi in modo efficace, sottolinenadone aspetti non sempre consueti. Otello ci viene presentato non solo come il guerriero valoroso e vittorioso che si fa accecare dalla gelosia, ma anche come un personaggio patetico che non sa controllare le proprie emozioni e i prori gesti e il tenore Francesco Anile, appare ben calato nel ruolo. Desdemona, interpretata dalla brava Sarah Tisba, è sì la fanciulla pura, dolce e innocente, ma è anche forte e determinata. Jago, il personaggio negativo per eccellenza, è reso in modo complesso e affascinante da Angelo Veccia e molto emozionante è la sua interpretazione dell’aria Credo in un Dio crudele.

Il coro cittadino, sapientemente diretto e coinvolto, ha risposto con il consueto entusiasmo sia per quanto riguarda la parte strettamente vocale che per quanto concerne i movimenti di scena.

Scene e costumi, molto curati, si sono rivelati efficaci nella loro estrema semplicità, con l’utilizzo anche di materiali “poveri” e il sapiente uso dei colori.

Siamo in genere abituati a interpretazioni di questo dramma molto indulgenti con il personaggio di Otello: in fondo uccide Desdemona quasi “per sbaglio”, perché viene indotto con l’inganno dal perfido Jago a crederla infedele. Quasi come se l’infedeltà di Dedemona potesse giustificare il suo assassinio.

La tematica è assai attuale e la regista Silvia Paoli ha scelto di sottolineare questo aspetto con riferimenti diretti al movimento delle donne “Non una di meno” che lotta contro la violenza sulle donne. Nella scena dell’uccisione di Desdemona infatti, in modo molto drammatico e suggestivo, le donne del coro e le comparse, vestite di bianco, sfilano sul palco e tra il pubblico portando e deponendo scarpe rosse, oggetto divenuto simbolo del femminicidio.

Questo rosso ci resta in mente in modo vivo ed efficace: lo stesso rosso che il 7 luglio siamo tutti e tutte invitate a indossare per fermare “l’emorragia di umanità”. Rosso come le magliette di molti bambini annegati o arrivati in condizioni disperate sulle nostre coste, o come quelle delle mamme che si vogliono rendere riconoscibili.

Anche su questo può farci riflettere uno spettacolo intelligente ed efficace. [Mariateresa Lietti, ecoinformazioni]

[Foto Claudio fontana per ecoinformazioni]

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 luglio 2018 da in Cultura, musica con tag , .

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