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Resistenza alimentare

Domenica 9 settembre al Sana di Bologna è stato presentato da Vandana Shiva il Manifesto Food for Health (Cibo per la salute), firmato da lei e da altri esperti internazionali. Si tratta di un documento che vuole fornire agli agricoltori, ai consumatori e alle organizzazioni della società civile gli strumenti essenziali per rivendicare il diritto ad una alimentazione sana. 

E’ indirizzato anche ai governi di tutto il mondo come strumento di riferimento per dire basta ad un sistema economico basato sullo sfruttamento delle risorse e delle ricchezze della natura, per rilanciare e reclamare i diritti del pianeta e di tutte le forme di vita, per trasformare i sistemi di produzione alimentare colpevoli del degrado dell’ambiente e del nostro stato di salute in sistemi sani capaci di generare benessere.  Nel corso della conferenza  sono stati resi noti studi e analisi da parte di esperti che hanno contribuito alla stesura del Manifesto.

Cibo e pesticidi

La dott.ssa Patrizia Gentilini, Oncologa ed ematologa, membro del Comitato Scientifico di Isde – Associazione Medici per l’Ambiente, ha parlato soprattutto della questione dei pesticidi, come causa di molte patologie. I pesticidi possono entrare a contatto con le persone per via aerea, per contatto cutaneo ma soprattutto attraverso il cibo e l’acqua. Anche i neonati possono essere esposti attraverso la via placentare o attraverso l’allattamento materno. Vi è ormai un’evidenza scientifica di forte correlazione tra esposizione ai pesticidi e patologie in costante aumento come il cancro, le malattie respiratorie, il Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi amiotrofica laterale (SLA), l’autismo, il deficit di attenzione, il diabete, l’infertilità, le disfunzioni metaboliche e tiroidee. L’assunto che i pesticidi, in piccole dosi non siano pericolosi, perde di validità in quanto questi si comportano come “interferenti endocrini”, cioè alterano il funzionamento di tutte le ghiandole endocrine, e per questo non esistono limiti di sicurezza. Inoltre i rischi non si limitano alla singola sostanza, cioè al principio attivo, ma sono dovuti anche ai coadiuvanti, tra cui conservanti, diluenti, emulsionanti atti ad aumentare la tossicità del prodotto. SU questi componenti non esiste valutazione tossicologica e per l’immissione sul mercato le autorità preposte  basano le loro valutazioni esclusivamente sulla documentazione messa a disposizione dal proponente senza eseguire una sperimentazione indipendente. I dati sono allarmanti: dal 1945 la produzione globale di pesticidi è aumentata di circa 26 volte da 0,1 a 2,7 milioni di tonnellate. In Italia residui di pesticidi sono stati rilevati nel 67% delle acque superficiali e nel 33,3% delle acque sotterranee. 259 sostanze sono state rilevate nelle acque italiane, superficiali e profondi. 55 in un unico campione.  L’Oms (Organismo mondiale della sanità) stima 200.000 casi di decessi l’anno causati da pesticidi organo fosforici. Un cittadino medio ha in corpo dalle 300 alle 500 sostanze chimiche in più rispetto a cinquant’anni fa.  Sempre in Italia le irrorazioni chimiche raggiungono livelli di guardia superando i 5 kg. per ettaro, quasi due chili in più al disopra della media europea. Dati che trovano conferma nell’ultimo Rapporto  nazionale pesticidi nelle acque dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Il 70% dei decessi a livello mondiale – 40 milioni di morti l’anno, circa 15 milioni di decessi di età inferiore ai 70 anni- è determinato da malattie croniche non trasmissibili. Rappresenta l’80% totale dei decessi e il 90% di questi decessi si manifesta tra persone di età tra i 30 e i 69 anni nei paesi a basso e medio reddito. Nonostante questi dati , recentemente  la Regione Toscana ha approvato, tramite delibera, l’utilizzo di 29 pesticidi vicino alle zone di salvaguardia , cioè quelle zone dove ci sono falde profonde da cui si estrae acqua potabile.  Sembra quasi paradossale che poi tutta l’attenzione vada al corretto stile di vita, come fattore preventivo delle malattie che certamente è importante, ma non prioritario in un approccio più globale.

Cibo sano per i bambini

Un approfondimento,  dal punto di vista sanitario, sugli effetti collaterali dei pesticidi, sui bambini è venuto dal Sergio Bernasconi, professore di pediatria, Università di Parma.  Queste sostanze chimiche possono agire anche indirettamente attraverso la via transplacentare o l’allattamento influenzando la fisiologia del feto e del neonato, anche in considerazione del fatto che la dose limite è calcolata su una persona adulta di circa Kg. 70.  Gli effetti si manifestano soprattutto sul sistema endocrino determinando una ipereccitazione, un blocco o una disregolazione dello stesso.  I principali effetti sono stati dimostrati nell’ambito della funzione riproduttiva: nel maschio si è rilevata una maggiore incidenza di neoplasie testicolari e di infertilità, oltre ad un aumento di casi di criptorchidismo  (mancata discesa del testicolo) e di ipospadia (malformazione congenita dovuta a un incompleto e anomalo sviluppo dell’uretra e del pene). Nelle femmine si è notato una diminuzione dell’età per la comparsa delle mestruazioni per l’azione estrogenica dei pesticidi. Numerosi studi epidemiologici, inoltre,  hanno dimostrato un’associazione tra l’esposizione prenatale ai pesticidi e gli effetti avversi sul neuro sviluppo infantile. Il cervello in via di sviluppo è estremamente sensibile a queste sostanze chimiche e proprio questo tipo di “ intossicazione silente”  è la causa di danni cognitivi, dimostrati da una diminuzione importante del Q.I. (quoziente intellettivo).  I pesticidi agiscono anche sul DNA  determinando un aumento di tumori nella prima infanzia, soprattutto leucemia e linfomi. Grande importanza viene data anche alla fase di trasformazione del cibo, responsabile dell’aggiunta al cibo di grandi quantità di sostanze chimiche. Secondo un’analisi dell’Accademia americana di pediatria sono 3941 gli additivi chimici che possono essere utilizzati , ma di questi è disponibile la tossicologia solo nel 6% dei casi e quella che interessa i pediatri solo per il 2%. Per questo è importante che a livello europea non venga messo in discussione il principio di precauzione: l’impossibilità di mettere in commercio prodotti  i  cui dati disponibili non consentano una valutazione completa del rischio sia ambientale che umano.

Cibo e biodiversità

Salvatore Ceccarelli, agronomo, specialista di genetica agraria, ha affrontato il tema della biodiversità. Non è un caso che sempre più ricercatori si stiano concentrando sulla relazione tra la perdita della biodiversità e l’aumento delle malattie infiammatorie. La diminuzione delle nostre difese immunitarie è associata allo stato di salute del nostro microbiota, cioè quell’insieme di circa 2 kg. di batteri, virus, funghi, lieviti, protozoi, che popolano il nostro intestino, quello che gli scienziati definiscono il nostro “secondo cervello”. Il cattivo funzionamento del microbiota o il suo impoverimento comporta un maggior rischio di incorrere in diversi disturbi neuropsichiatrici , mentre recenti ricerche hanno spiegato come la buona salute del nostro intestino sia importante per l’immunità antitumorale. C’è quindi una forte connessione tra l’alimentazione e il benessere del microbiota, in particolare la diversità alimentare. Per questo è importante coltivare “diversità”, ma i dati ci dicono che il 75% della diversità genetica vegetale è scomparso in soli cento anni e che il sistema alimentare industriale domina oltre il 75% del suolo coltivabile nel mondo. Infatti il mercato dei semi, è  nelle mani di pochi produttori. Nel 2016 questo mercato mondiale, con un giro di affari di miliardi di dollari, risultava per il 55 % nelle mani di 5 grandi multinazionali, alcune delle quali controllano contemporaneamente un altro mercato multi miliardario, quello dei pesticidi. A causa del sistema produttivo industriale gli alimenti forniscono meno sostanze nutritive di una volta, mentre nel grano troviamo una maggiore concentrazione di glutine. E’ quindi fondamentale riappropriarsi dei semi, mescolarli perché i semi mescolati hanno la capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, ci garantiscono biodiversità, varietà e quindi un’alimentazione più sana e completa. Prodotti non trattati con pesticidi e altre sostanze chimiche ci garantiscono maggiori livelli di polifenoli  (tra il 18% e il 51% di concentrazioni più elevate), composti organici di origine vegetale la cui attività antiossidante aiuta a proteggere le cellule del corpo dai danni dei radicali liberi, controllando così la velocità dell’invecchiamento cellulare. L’alimentazione biologica ha minori residui di pesticidi e minori livelli di metalli pesanti, in particolare il cadmio. Riappropriarsi dei semi quindi, ma anche della terra. I piccoli agricoltori forniscono il 70% del cibo a livello mondiale pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile.

Cibo e biodistretti

Il manifesto Food for Health  intende rivolgersi anche ai Governi, responsabili del benessere dei propri cittadini e custodi dei loro diritti. Lucio Cavazzoni, già presidente Alce Nero, indica in una nuova Cooperazione tra cittadini, agricoltori, università, ricercatori e istituzioni, l’elemento essenziale per il cambio di paradigma. Nutrire bene e nutrirsi bene deve essere l’atto sociale indispensabile e innovatore. Molte buone pratiche sono già state sperimentate ed esistono le alternative. E’ il caso dei sistemi produttivi a filiera corta, dei biodistretti e dei mercati contadini a km. 0 che si sono dimostrati capaci di offrire soluzioni agli sprechi alimentari, conservazione della biodiversità, conservazione di semi delle varietà autoctone, proteggendoli dall’invasione delle costose sementi di proprietà delle multinazionali. La terra deve tornare ad essere campagna per dare cibo vivo in un progetto globale, orientato al futuro e reso possibile da “cittadini pellegrini”, cioè da coloro che riconoscono che un cammino verso una società migliore è possibile.

Cibo e costi nascosti

L’obiezione che potrebbe sorgere a questo punto è che il cibo convenzionale costa meno. Di questo argomento ha trattato Nadia El Hage Scialabba, esperta di ecologia alimentare. Certo quando andiamo a fare la spesa, gli elevati costi ambientali e per la salute umana non sono riportati sul listino dei prezzi, alimentando così l’illusione del risparmio. La FAO ha calcolato che il cosiddetto “costo ambientale” dell’agricoltura industriale a livello globale sia stimabile, in 1,15 trilioni di dollari mentre per quanto riguarda la produzione animale i costi ammontano a oltre 1,18 trilioni di dollari. Altro costo nascosto sono i 30.000 miliardi di dollari spesi per la cura delle malattie non trasmissibili. Costi nascosti sono i 23.000 morti all’anno a causa della resistenza antibiotica. Costi nascosti sono i 13 milioni di punti di quoziente intellettivo a causa dell’esposizione prenatale a organo fosfati, poiché è stato calcolato che ogni punto di quoziente intellettivo perso è riconducibile ad un costo di circa 17.000 euro. La fusione tra Bayer e Monsanto è un esempio di come le stesse imprese che vendono prodotti chimici, associati a molte malattie, siano interessate anche al business dei prodotti farmaceutici necessari per curarle.

Cibo per la salute

La conferenza è stata chiusa da Vandana Shiva dell’Organizzazione Navdanya, fondata 30 anni fa in India e che diede origine ad un movimento per la difesa della sovranità alimentare, dei semi e dei diritti dei piccoli agricoltori in tutto il mondo. Navdanya promuove un nuovo paradigma agricolo ed economico, una cultura del cibo come salute, in cui la responsabilità ecologica e la giustizia economica prendono il posto dell’avidità, del consumismo e della concorrenza che dominano la società attuale.  Vandana Shiva  ha ribadito che oggi viviamo una situazione di assoluta emergenza planetaria, che rappresenta una grande minaccia per il futuro del nostro pianeta e degli esseri umani. Ciò di cui abbiamo bisogno è  di una scienza “vera”, basata sul riconoscimento delle interconnessioni e delle interrelazioni fra gli esseri umani e la natura, fra organismi diversi e all’interno di tutti i sistemi viventi, compreso il corpo umano. L’intelligenza di produrre e servire buon cibo si fonda sul sapere e sulla capacità di capire la differenza tra il cibo che fa bene e quello che fa male, fra i sistemi per produrre alimenti che tengono insieme la trama della vita e sostengono la Terra e quelli che spingono le specie all’estinzione e gli ecosistemi al collasso. L’agricoltura chimica si fonda sulle monocolture.  Si crede che le diverse funzioni biologiche svolte dalla biodiversità, come la rigenerazione della fertilità del suolo e il controllo dei parassiti e degli infestanti possano essere svolte da sostanze chimiche di sintesi e spesso tossiche, ma non è così. Molte di esse sono state fabbricate durante le guerre con l’unico obiettivo di uccidere le persone. I fertilizzanti di sintesi erano prodotti negli stessi stabilimenti che producevano esplosivo e i pesticidi derivano dalle sostanze chimiche usate nei campi di concentramento e in guerra.. L’agrochimica contribuisce anche al cambiamento climatico: quasi il 50% dei gas serra è prodotto dall’agricoltura industriale e globalizzata. Molte delle malattie croniche del nostro tempo dipendono dal cibo. Oltre 800 milioni di persone oggi sono ancora sotto alimentate, nonostante il fatto che quasi un terzo del cibo prodotto venga sprecato lungo la filiera produttiva: 2 miliardi di persone soffrono, al contempo, di obesità o sovrappeso. Tutte queste patologie sono frutto di un pensiero meccanicista, uno strumento efficiente per lo sfruttamento e l’estrazione, per la manipolazione e il controllo, ma inadatto per il mantenimento, il rinvigorimento, il nutrimento e la crescita della vita. La visione meccanicistica del mondo è statica, non dinamica; è divisiva, frammentata, separa e allontana.  Promuove quella che Vandana definisce “la monocoltura della mente”, che ignora e mal sopporta le diversità. Considera la terra come un contenitore vuoto, le piante come macchine alimentate da fertilizzanti chimici, i parassiti come nemici da sterminare, il cibo come materia di cui ci riempiamo e i nostri corpi come assemblaggi meccanici ai quali basta qualche cura esterna quando si rompono.

Dobbiamo quindi restituire alla natura e alla società quanto abbiamo ricevuto da esse. Il sapere di cui abbiamo bisogno per riprodurre, selezionare, migliorare le sementi e produrre cibo è il sapere della biodiversità e del seme vivente, del  terreno vivente, dell’interazione fra specie e stagioni diverse nell’agrosistema. I contadini hanno usato l’acqua e la terra disponibili nutrendo l’umanità per millenni, selezionando costantemente varietà migliori e più nutrienti. Il loro successo risiede nel considerare la terra, la natura, gli ecosistemi, gli esseri umani e tutte le altre specie, come sistemi che si sostengono e riproducono dal loro interno. E’ un’impostazione che ci ha permesso di prosperare.

Come dicevano gli antichi Veda: «in questa manciata di terra c’è il tuo futuro. Prenditene cura ed essa ti sosterrà e ti darà cibo, vesti, riparo e bellezza. Distruggila ed essa ti distruggerà». [Manuela Serrentino, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 14 settembre 2018 da in Salute, sanità con tag .

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