Per i Diritti umani, il 10 dicembre e tutto l’anno

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10 dicembre: la data segna l’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata a Parigi settant’anni fa. Siamo a due settimane dal Natale, a pochi giorni da Santa Lucia, e si è appena conclusa Hanukkah, la festa delle luci del calendario ebraico. Quest’ultima ricorrenza trae origine da una leggenda dal simbolismo evocativo: durante un assedio degli Elleni al tempio di Gerusalemme, al candelabro rituale era rimasto olio a sufficienza solo per poche ore di luce, eppure la fiamma continuò a brillare per otto notti di fila. Il miracolo di Hanukkah è sostanzialmente estraneo alla tradizione locale, che in questi giorni celebra l’Avvento cattolico e anche tutti gli altri aspetti della stagione natalizia, quelli meno sacri e più materialistici, celebrati dalle sfavillanti ambientazioni della Città dei Balocchi. Eppure, per analogia, la storia che sta alla base di questa festività ispira una riflessione, espressamente condivisa dai manifestanti, a Como un centinaio la sera del 10 dicembre in via Maestri Comacini: ci sono luci che devono restare accese, anche e soprattutto in tempi difficili. 

Non tutti coloro che che hanno partecipato alle fiaccolate ”Diritti a testa alta”, organizzate in tutta Italia da Amnesty International, Oxfam, Action Aid, Caritas, Action Aid ed Emergency, a cui hanno aderito molte altre persone e realtà (tra le altre, quelle partecipanti alla rete di Como senza frontiere, Arci compresa), credono nei miracoli divini; è invece condivisa la percezione, troppe volte confermata negli ultimi mesi, che questi siano tempi duri per i diritti umani e per i loro titolari  – non solo le ”vittime designate” del sistema, ma proprio tutte e tutti, ognuno a suo tempo – , che non basti una cieca e paziente fiducia in un intervento salvifico, che questi diritti, conquistati a fatica e tutelati solo pochi anni dopo il conflitto più devastante della storia contemporanea, vadano difesi con forza, da tutti, per tutti, ogni giorno. Ce lo ricorda anche il vento gelato che spazza le vie del centro, spegnendo alcune delle candele che i manifestanti tengono tra le mani: l’umanità, nel senso più nobile della parola, la luce e il calore che le persone sanno dare e vogliono ricevere, è tutt’altro che scontata, ma anzi elusiva e vulnerabile. Gli stessi diritti che abbiamo a lungo (e colpevolmente) dati per scontati sono in effetti una conquista recente e faticosa, peraltro incompiuta (a oggi, non uno degli stati firmatari ha riconosciuto ai cittadini e alle cittadine tutti i diritti che si era impegnato a promuovere). Conquista che viene oggi messa in discussione o addirittura in ridicolo dagli stessi che dovrebbero farsene garanti: per un motivo o per l’altro, lo status di ”umanità” che darebbe diritto a un trattamento pienamente dignitoso è oggetto di discrimini sempre più arbitrari e severi, che sovvertono ogni gerarchia del diritto e del pensiero critico.  A ogni ”prima gli…’,’ raramente segue un provvedimento ”a favore degli”, se non per istanze propagandistiche: più spesso, si passa senza indugi ad attaccare ”gli altri”, come se i diritti, ancora sanciti per legge, fossero una coperta corta, oggetto di un contenzioso all’ultimo sangue tra ”ultimi” e ”penultimi”. Non è così che funziona: a essere scarse sono le risorse materiali, concentrate fino al parossismo. I diritti sono, sarebbero, se rispettati, se conosciuti e difesi, la soluzione a questa stessa disparità, che è forse il motivo per cui mettono paura a pochi, ma influenti soggetti e, di riflesso, a chi dà loro retta. La manifestazione ha voluto rafforzare proprio la natura positiva dei diritti umani, il loro aggiungere (o ripristinare) e tutelare ciò che era mancato, lasciando al suo posto differenza e soprattutto disparità, in opposizione alle sezioni chirurgiche (per così dire) operate da chi vorrebbe trasformare i diritti universali in privilegi sempre più elitari.
La concomitanza del 10 dicembre con le festività natalizie (e non solo) crea poi un parallelismo simbolico piuttosto rischioso per chi, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, si è sentito chiamare ”buonista” qualche volta di troppo, non sempre con cognizione di causa da parte dei detrattori. Il filantropismo di circostanza che ispira a un’indulgenza di stagione, ci è noto e antipatico, ma non rende giustizia a un operato che è invece genuino, condiviso e costante, i cui limiti materiali sono spesso imposti ”dall’esterno” e ”dall’alto”. Bisogna conoscere ciò che si difende, certamente, da qui la scelta di una manifestazione commemorativa, accompagnata dal consolidato appuntamento dell’Università dei diritti umani che si è tenuto in mattinata al liceo Terragni di Olgiate Comasco. Bisogna, soprattutto, passare dalle parole e dai simboli alle azioni, davanti agli occhi di coloro che scambiano per ”buonismo” ciò che è piuttosto un esercizio quotidiano di umanità, cittadinanza, e anche di ragione. [AF, ecoinformazioni]

Leggi la Dichiarazione universale dei diritti umani

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