Ricordati a Como i partigiani Ballerini e Cantaluppi

Si è svolta nel pomeriggio del 24 gennaio 2019, 74° anniversario della loro fucilazione, la commemorazione dei partigiani Luigi Ballerini ed Enrico Cantaluppi, presso la lapide che li ricorda nel luogo del loro sacrificio, in viale Innocenzo XI a Como.

Alla cerimonia hanno partecipato, la presidente del Consiglio comunale di Como Anna Veronelli, in rappresentanza della Città di Como, e Giuseppe Rigamonti, assessore alla cultura del Comune di Lipomo (di cui era originario Cantaluppi). Dopo i brevi interventi dei rappresentanti istuzionali e la deposizione di una corona, la commemorazione ufficiale è stata tenuta da Manuel Guzzon dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Di seguito la riportiamo integralmente.

«Siamo qui oggi per ricordare il 74° anniversario della fucilazione di due giovani partigiani, Enrico Cantaluppi di Lipomo e Luigi Ballerini di Albate. Enrico Cantaluppi nel 1943 presta servizio militare nell’arma dei carabinieri a Milano, dopo l’armistizio dell’8 settembre fugge dalla caserma con alcuni commilitoni e torna a Lipomo portando con se il moschetto d’ordinanza e subito prende contatto con altri giovani del paese che svolgono già attività antifascista. La neo costituita repubblica sociale italiana emette i bandi di chiamata alle armi e lo fa anche per la classe del Cantaluppi il 1923 ma lui preferisce non presentarsi continuando a manifestare il suo dissenso contro il fascismo. Purtroppo la sua attività non passa inosservata e nella primavera del ‘44 viene arrestato da un plotone della guardia nazionale repubblicana per renitenza alla leva e condotto nelle carceri di S. Vittore a Milano, dopo un mese gli arrestati per lo stesso reato sono così numerosi che si decide di rimetterli in libertà vigilata con obbligo di residenza a Milano, la maggior parte di questi ragazzi verrà in seguito inviata in Germania per il lavoro coatto. Ma Cantaluppi capisce l’inganno e fugge da Milano tornando a Lipomo e vivendo in clandestinità. A questo punto la lotta partigiana nella nostra zona viene organizzata con maggiore precisione, con formazioni militari snelle e presenti su tutto il territorio della provincia, infatti ai primi di novembre del ‘44 si costituisce la Prima Brigata GAP-SAP di pianura con compiti precisi e da attuarsi con la massima rapidità e competenza. Azioni come: disarmi di militi per procurarsi armi, recupero di materiale, prelevamento di ostaggi per gli scambi, volantinaggi, distribuzione di stampa clandestina ecc. si svolgono attraverso un’organizzazione capillare, ben protetta e con la copertura della popolazione locale. Si decide così di dotare ogni paese di un nucleo operativo a cui affidare le operazioni. Enrico Cantaluppi già distintosi per la sua attività antifascista viene subito reclutato dai capi partigiani e gli viene affidato il comando del nucleo di Lipomo. Da quel momento Cantaluppi assumerà il nome di battaglia di “Fani”, il nucleo di Lipomo era in collegamento con i gruppi di Albate, di Cantù e dell’erbese che erano al comando di Mario Tonghini “Stefano”.

È in questo periodo che Cantaluppi e Ballerini si conoscono. Luigi Ballerini è un giovane operaio tessitore di 19 anni, abita ad Albate e fa parte del Fronte della Gioventù guidato da Elio Marzorati “Rosa” che già dal settembre ‘44 ha la responsabilità delle Squadre di Azione Patriottica di Camerlata, Albate e Lipomo. Il 10 dicembre dello stesso anno il nucleo di Cantaluppi e quello di Ballerini al comando di Tonghini effettuano due disarmi di pattuglie della Guardia Nazionale Repubblicana e della Brigata Nera “Volontari del Duce” recuperando quattro fucili mitragliatori e tre pistole. Nei primi giorni del 1945 la lotta si intensifica e le formazioni partigiane sono falcidiate dagli arresti. Il colpo all’organizzazione partigiana è micidiale e con l’inverno alle porte non ci si può permettere di lasciare le formazioni sguarnite dei loro capi. Viene presa la decisione di intensificare il prelevamento di ostaggi fascisti di grosso calibro per poterli scambiare coi partigiani arrestati. Ai primi di gennaio 1945 Luigi Ballerini viene scelto per un’azione coraggiosa, andare a Porlezza a portare rifornimenti e tessere annonarie a Ennio Ferrari asserragliato con i suoi cinque compagni in una baita sopra Porlezza e rimasti senza rifornimenti, purtroppo il Ballerini giunto nei pressi di Argegno viene a trovarsi nel bel mezzo di una retata della GNR riuscendo a raggiungere Cima di Porlezza solo il 20 gennaio nel pieno delle operazioni per catturare i sei partigiani che saranno fucilati la mattina del 21 gennaio. Luigi Ballerini riesce a tornare a Como senza destare sospetti e subito viene scelto per un’azione. I comandi di zona dei partigiani decidono di pedinare alcune personalità del fascismo comasco per poterli rapire, la decisione cade sul maggiore Petrovich della Guardia Nazionale Repubblicana.

Per l’azione vengono scelti gli elementi migliori, quelli che hanno accumulato maggiore esperienza in disarmi e azioni varie. Mario Tonghini il comandante “Stefano” sceglie Enrico Cantaluppi di Lipomo, Luigi Ballerini e Elio Marzorati “Rosa” di Albate, la sera del 22 gennaio 1945, un nucleo GAP-SAP preleva due sottufficiali della GNR all’uscita del cinema Politeama, mentre il gruppo di Cantaluppi è incaricato di prelevare il maggiore Petrovich, purtroppo le cose non vanno come prestabilito, qualcosa da subito non funziona e Cantaluppi e Ballerini invece di trovarsi davanti il Petrovich si scontrano con la figlia del maggiore della GNR che tutt’altro che impaurita comincia ad urlare e a richiamare l’attenzione di altri militi che prontamente accorrono bloccando i due partigiani.

L’azione è fallita e Cantaluppi e Ballerini immediatamente arrestati e tradotti nelle carceri del comando della GNR in via Lambertenghi, vengono per due giorni e due notti sottoposti ad orribili torture e sevizie. Nonostante ciò il comportamento dei due partigiani è esemplare, dopo essere stati battuti a sangue l’unico nome che esce dallo loro bocche è “Stefano” che ai fascisti non dice nulla.

Enrico Cantaluppi e Luigi Ballerini alle ore cinque del mattino del 24 gennaio 1945 vengono letteralmente portati a braccio, sfiancati dalle torture, buttati contro questo muro e fucilati. Ogni qual volta ci troviamo a ricordare il sacrificio di giovani che hanno dato la vita per un’ideale di libertà, di pace, di giustizia sociale ci poniamo una domanda ricorrente “ne è valsa la pena?”.

Oggi davanti ad un’indifferenza dilagante, davanti al razzismo, alla cattiveria, all’ignoranza, al fascismo che vuole di nuovo imporre la sua prepotenza, questa domanda “ne è valsa la pena?” ritorna, si impone, ci interroga, dopo 74 anni la domanda è sempre la stessa, Cantaluppi e Ballerini hanno risposto, lo hanno fatto con coraggio, pagando con la vita la loro scelta. A noi non è richiesto questo sacrificio, ma è richiesto l’impegno quotidiano affinché il loro sacrificio non sia stato vano.» [Manuel Guzzon, Anpi Monguzzo]n

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