Riforma del Terzo settore/ L’ultima circolare “sposta” la scadenza per gli Statuti

Forse per molte organizzazioni di Terzo settore, attaccate anche dalla tempistica oltre che dal merito della Riforma, fortemente oppressivo e limitativo della libera organizzazione della promozione sociale, della cooperazione sociale e delle organizzazioni di volontariato, è una buona notizia: il termine del 2 agosto per rifare gli statuti e adeguarli ai diktat (in parte sensati, in parte assurdi) imposti dalla legge non è (in un certo senso) più vincolante e si potranno cambiare anche dopo, ma ci sono incognite e perplessità su cosa determini questa scelta. La nota dell’Arci sulle novità: «apprezziamo lo sforzo, ma invitiamo a adeguare gli statuti entro il 2 agosto»

«Adeguamenti statutari: la nuova circolare del Ministero

La Direzione generale del Terzo settore torna sul tema degli adeguamenti statutari richiesti alle Aps, Odv e Onlus dal Codice del Terzo settore (art. 101, co. 2) con la circolare n. 13 del 31 maggio scorso.

Ricordiamo che in base a questa disposizione, gli enti “si adeguano alle disposizioni inderogabili ….omissis… entro ventiquattro mesi dalla data della sua (ndr, del Codice) entrata in vigore”.

La nota del Ministero sottolinea che l’adeguamento è un onere conseguente alla scelta dell’ente di“permanere all’interno del Terzo settore”, ma che il mancato adeguamento nei termini non rappresenta, di per sé, un ostacolo alla stessa permanenza, purché l’ente operi gli adeguamenti necessari, al più tardi, alla conclusione del procedimento di controllo attuato dall’ufficio in seguito alla trasmigrazione dagli attuali registri(ad esempio, dal registro nazionale delle Aps) al Registro unico nazionale del Terzo settore.

In buona sostanza, il Ministero “apre” a possibili adeguamenti degli statuti anche dopo la data del 3 agosto (rectius: 2 agosto) 2019, ritenendo che dal mancato rispetto del termine non possa derivare tout court la cancellazione dal registro e possa essere conservata “la possibilità di beneficiare degli effetti che ne derivano”. In altre parole, secondo il Ministero, fintanto che l’associazione non entra nelle maglie del controllo attivato con la trasmigrazione dei registri, potrà procedere all’adeguamento dello Statuto, senza che ciò pregiudichi la sua permanenza nel Terzo settore e l’accesso ai benefici relativi. Ovviamente, gli adeguamenti esperiti dopo il termine di legge non potranno accedere al regime delle delibere “alleggerito”, ossia con le maggioranze previste per l’assemblea ordinaria.

L’analisi rassicurante del Ministero sembra subire un cedimento laddove ricorda che rimane impregiudicata la potestà delle amministrazioni che gestiscono i registri delle Odv e Aps istituiti in base, rispettivamente, alle leggi n. 266/91 e 383/2000, di “adottare, ancor prima della trasmigrazione, provvedimenti di cancellazione dai registri nei confronti di enti a carico dei quali siano state riscontrate situazioni di contrasto rispetto al quadro normativo risultante dalla vigente normativa di riferimento”. Poiché le leggi richiamate sono state abrogate dallo stesso Codice, salvo le clausole sui registri, tenute vive esclusivamente per assicurare continuità di status ai soggetti interessati dalla trasmigrazione nel Terzo settore, non appare chiaro su quali basi valutative le Amministrazioni interessate potrebbero operare dette cancellazioni.

Quanto al tema della fruizione dei benefici in assenza di adeguamento, l’interpretazione ministeriale, ancorché interessante, desta qualche perplessità se si pensa che, ad esempio, vi sono benefici di natura fiscale introdotti dal Codice, già in vigore dal gennaio 2018, che rappresentano una novità per le Aps, con risparmi sulla tassazione anche consistenti rispetto al regime previgente (si pensi all’applicazione dell’imposta di registro fisso in caso di acquisto di immobili destinati alle attività istituzionali, in luogo della ben più onerosa imposta proporzionale). Come la legittimità di fruizione di questi nuovi benefici possa essere assicurata anche non adeguandosi nei termini di legge alle nuove (e certo più restrittive) regole sul Terzo settore, è circostanza di cui si fa fatica ad individuare, nella nota ministeriale, l’esatto passaggio logico-giuridico, il quale peraltro sarebbe opportuno fosse confermato dall’Amministrazione competente (MEF).

In altri termini, e pur apprezzando lo sforzo condotto dalla Direzione per rassicurare gli enti che non dovessero riuscire a deliberare le modifiche entro il prossimo 2 agosto, raccomandiamo alle Sedi locali di sostenere le basi associative affinché procedano a deliberare le modifiche entro i termini di legge (2 agosto 2019) in quanto, pur persuasi (e non da ora) circa l’insussistenza di un reale rischio di cancellazione dai registri a seguito dell’inutile decorrenza del termine, dovuto alla mancanza di una disposizione sanzionatoria ad hoc, riteniamo non possano viceversa essere esclusi rischi circa la legittimità della fruizione di benefici connessi al nuovo status di Aps, ossia quello derivante dall’applicazione della disposizione oggi vigente (Codice del Terzo settore) e non di una norma (legge 383/2000) che non c’è più». [Arci nazionale]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: