Me ne frego del Tribunale

Certo, se per restituire i 49 milioni presi la Lega impegna decenni, è naturale che per attuare una sentenza emanata per l’urgenza del caso dal Tribunale di Como non ci sia fretta. D’altra parte il clima eversivo che il governo sostiene porta anche gli organi periferici della pubblica amministrazione a considerare in modo leggero le sentenze valutandole meno dei cinguettii del potere con cui si scivola sempre più verso un regime violento e illiberale. Ciò che conta è solo assecondare l’opinione del “capitano” e si sa lui con i giudici non ha un buon rapporto tanto che per non incontrarli ha minacciato la crisi di governo ottenendo da Di Maio l’accordo sull’impunità ministeriale.

Anche in questo contesto lascia senza parole la gravissima omissione compiuta oggi dall’Ufficio anagrafe del Comune di Como dove l’avvocata Alice Stevanato ha accompagnato “John”, il richiedente asilo per il quale il Tribunale di Como aveva disposto la concessione con urgenza della residenza imponendo l’atto al recalcitrate governo leghista locale. A nulla la mattina del 19 luglio è servita l’insistenza dell’avvocata che dopo il rifiuto della dottoressa Locascio dell’Ufficio anagrafe (la Giunta ha deciso il 18 luglio di non dare la residenza e di attendere il parere dell’Ufficio legale) si è rivolta all’Ufficio legale del Comune di Como dove ha trovato un muro di gomma (Ceresa impegnata e non disponibile, altri assenti e solo Ogliaroso disponibile unicamente a dire che il Comune valuterà, forse faranno reclamo e comunque l’intimazione del Tribunale parla di «entro 15 giorni»; per altro, l’eventuale reclamo che andrebbe valutato nuovamente dal Tribunale non sospende la validità della sentenza giù emessa).

È davvero turbato l’avvocato Antonio Lamarucciola che ha assistito “John” nel processo nel quale (come in numerosi altri processi) si è evidenziata l’illegalità del decreto Salvini e nel caso specifico l’assurdità della negazione della residenza a una persone che senza di essa è costretta a non poter guidare la macchina (la patente svizzera per essere convertita in Italia necessita della residenza) e soprattutto a non poter essere assunto visto che non poche aziende richiedono preliminarmente la Carta d’identità che senza residenza non c’è. Lamarucciola non solo denuncia il disprezzo delle istituzioni mostrato dall’amministrazione, ma anche l’inumanità del gesto che calpesta interessi primari di una persona. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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