Antonio Lamarucciola

Oltre i limiti dell’indecenza: Anagrafe anticostituzionale

La nota che segue dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti è determinata da un fatto di assoluta gravità: alle leggi il Comune di Como risponde nei fatti con il fascistissimo «Me ne frego».

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La Costituzione vince

La decisione della Corte costituzionale che ha sancito la fine del divieto di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo ristabilisce la legalità e censura non solo i decreti sicurezza ma anche quei provvedimenti dei Comuni (Como e non solo) contro i quali erano stante intentate e vinte cause a sostegno della Costituzione e dei diritti. Ne parla per ecoinformazioni l’avvocato Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti che contro quella norma ingiusta ha sempre lottato con tutti gli strumenti dell’intelligenza e della legge.

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Residenza negata/ Il Comune di Como condannato/ Sentenza definitiva

Una buona notizia: la violenza razzista di chi non vuole riconoscere diritti fondamentali e usa il potere come arma contro le persone è stata nuovamente definitivamente sconfitta a norma di legge a Como.

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Domani – si spera – l’iscrizione all’anagrafe

Nella nuova puntata dell’ormai incredibile vicenda in cui il Comune di Como si ostina a rinviare a un richiedente asilo il diritto di essere iscritto all’anagrafe, il Comune presenta un reclamo alla magistratura, che però nega la sospensiva, così che domani dovrebbe essere il giorno buono per ottenere l’iscrizione.

Di seguito il racconto dell’avvocato Antonio Lamarucciola, dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti, che ha seguito il caso.

«Dopo la presentazione del reclamo e dell’istanza di sospensiva, fondata esclusivamente sul presunto contrasto fra l’ordinanza emessa a favore di “John” e quella che ha invece respinto il ricorso di un’altra persona richiedente asilo (in pratica il Comune ritiene che il grave danno sia nell’incertezza interpretativa creata dai due diversi provvedimenti, che creerebbe il rischio di una discriminazione fra i richiedenti asilo che si rivolgono all’anagrafe, dimenticando che il giudice non ha accolto il secondo ricorso solo per assenza del requisito del periculum in mora e non per assenza del diritto all’iscrizione), alla quale avevo brevemente replicato questa mattina, il Tribunale non ha concesso alcuna sospensiva del provvedimento del dott. Abate ed ha fissato la discussione del merito del reclamo all’udienza del 8 agosto. Il collegio sarà formato dai giudici Montanari presidente, Petronzi relatore e Serra. Il reclamo si fonda sull’interpretazione molto restrittiva dell’art 4 del Decreto sicurezza. In pratica sostiene il comune che vi sia una preclusione legislativa ad ogni valutazione sull’esistenza dei requisiti per l’iscrizione all’anagrafe: la dimora abituale, l’intenzione di abitarvi stabilmente e la regolarità del soggiorno. Tutti requisiti accertati dal giudice nel caso di John. Con la sottolineatura che il titolo di soggiorno non può essere causa di un discrimine.

Dopo aver ricevuto l’ordinanza il comune mi ha avvisato che domani John può recarsi per l’iscrizione all’anagrafe comunale. La prima battaglia per ora è vinta ma ora occorre concentrarsi sul reclamo.

Ora ci prepariamo per l’udienza e stiamo già lavorando per redigere le difese scritte. All’udienza nominerò un sostituto fra i legali dell’Osservatorio.

[Antonio Lamarucciola, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti]

Ancora in attesa della residenza!

Ancora senza risposta da parte del Comune di Como la richiesta di iscrizione all’anagrafe da parte di un richiedente asilo imposta da una sentenza del Tribunale di Como. Nonostante i giorni ormai passati, il Comune continua a rinviare, evidenziando una volontà persecutoria del tutto priva di ragioni.

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Me ne frego del Tribunale

Certo, se per restituire i 49 milioni presi la Lega impegna decenni, è naturale che per attuare una sentenza emanata per l’urgenza del caso dal Tribunale di Como non ci sia fretta. D’altra parte il clima eversivo che il governo sostiene porta anche gli organi periferici della pubblica amministrazione a considerare in modo leggero le sentenze valutandole meno dei cinguettii del potere con cui si scivola sempre più verso un regime violento e illiberale. Ciò che conta è solo assecondare l’opinione del “capitano” e si sa lui con i giudici non ha un buon rapporto tanto che per non incontrarli ha minacciato la crisi di governo ottenendo da Di Maio l’accordo sull’impunità ministeriale.

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Il diritto dell’iscrizione all’anagrafe riconosciuto anche dal Tribunale di Como

Anche a Como, come già in altre città italiane, la magistratura accoglie un ricorso per l’iscrizione all’anagrafe di un richiedente asilo, controbattendo una delle regole più odiose del cosiddetto «decreto sicurezza» salviniano.

Ecco, di seguito, il resoconto che ce ne ha fatto l’avvocato Antonio Lamarucciola, dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti.

Il giudice dott. Abate del Tribunale di Como con un’ordinanza ha accolto ieri la domanda di iscrizione all’anagrafe in via di urgenza (ricorso ex art. 700 c.p.c.), patrocinata dall’avv. Lamarucciola, per un cittadino extracomunitario che ha in corso la richiesta di asilo (è in attesa dell’esito dopo il colloquio presso  la commissione territoriale), “sposando” di fatto le interpretazioni costituzionalmente orientate delle norme che regolano le iscrizioni anagrafiche già espresse da alti tribunali di Italia (Firenze e Bologna). La storia di questa persona (che al momento preferisce rimanere anonima, poiché è in attesa anche dell’esito della commissione) è particolare perché ha dapprima provato ad avere la protezione internazionale in Svizzera (circa 10 anni fa) e poi ha avuto il permesso provvisorio elvetico per circa 7 anni, ma alla fine la l’asilo gli è stato negato, notificandogli una sorta di espulsione. Nel frattempo, la moglie (all’epoca solo fidanzata), grazie a un permesso per lavoro ottenuto con i decreti flussi (aveva una parente che l’ha assunta in Italia), è arrivata regolarmente in Italia. La coppia ha avuto due figli nati a Como. Giunto in Italia il ricorrente ha formulato sia una istanza al tribunale dei minori sia come richiedente asilo. Motivo per cui ha un permesso di questo tipo. Nel 2018 la coppia è anche riuscita a formalizzare il matrimonio in Italia, proprio a Como.

Il giudice anche nel corso dell’udienza ha lasciato intendere che non ritiene giustificabile che il Comune non abbia analizzato la posizione del singolo che ha richiesto l’iscrizione anagrafica e ritiene che la norma invocata dal Comune, contenuta nel cosiddetto «decreto sicurezza» che definisce il permesso di soggiorno dei richiedenti asilo titolo non idoneo all’iscrizione anagrafica, non possa contrastare con gli altri requisiti, previsti dalle norme che disciplinano l’anagrafe, che danno diritto all’iscrizione anagrafica, prima fra tutte la permanenza nel territorio. Norme che sono state richiamate nel ricorso e quindi anche dal magistrato.

Dopo tale causa ne è stata discussa anche un’altra simile, pure patrocinata da una esponente dell’Osservatorio; il suo cliente è un richiedente asilo ospite presso un CAS. Il giudice in quel caso ha respinto il ricorso ma solo perché ha ritenuto che non sussista, nel suo caso, il requisito del “periculum in mora”, presupposto necessario per ottenere un provvedimento “di urgenza” ai sensi dell’art. 700 c.p.c.. Motivo per cui lavvocata chiederà la stessa prescrizione contro il Comune chiedendola in via ordinaria e non di urgenza. Nel primo caso invece l’urgenza è stata motivata e riconosciuta per il fatto che senza l’iscrizione all’anagrafe il ricorrente non riusciva a ottenere la conversione della patente di guida regolarmente conseguita in Svizzera.

Migranti/ Il consiglio è aperto, la discussione meno

Per fare il punto della situazione dei migranti a Como lunedì 23 gennaio si è tenuto un nuovo consiglio comunale aperto, con la partecipazione di alcune realtà che a vario titolo si stanno occupando della questione. Hanno quindi portato la loro esperienza Roberto Bernasconi della Caritas diocesana, Andrea Anselmi di Medici senza frontiere, Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico, Abramo Francescato della rete Como senza frontiere e don Giusto Della Valle della parrocchia di Rebbio. Assenti ingiustificati, invece, i rappresentanti della Prefettura e quelli della Croce Rossa Italiana, che pure gestiscono il campo governativo di via Regina Teodolinda; hanno preferito non confrontarsi con la città e la sua amministrazione.

In apertura di serata l’assessore alle politiche sociali, Bruno Magatti, riassume in estrema sintesi la situazione, che non è particolarmente cambiata nelle ultimissime settimane: a Como risiedono 850 richiedenti asilo e 120 sono le persone attualmente ospitate nel campo (di cui la metà minori); 119 sono i minori in carico al Comune; ricorda anche che l’amministrazione comunale sta lavorando, nell’ambito delle indicazioni dell’ANCI (l’associazione dei Comuni), per attivare un centro SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), cioè per dare consistenza all’accoglienza di secondo livello, così da uscire – almeno in parte – dall’emergenza (un incontro a livello governativo ci sarà il 26 gennaio); la stessa metodologia di intervento si sta cercando di mettere in campo per affrontare il problema dei minori non accompagnati, in accordo con Save the children e il Coordinamento comasco di assistenza ai minori; e ancora si lavora a una proposta di intervento per i senza fissa dimora, partecipando a un bando FSE, che scade il prossimo 15 febbraio, secondo la parola d’ordine “housing first” (prima la casa). Con questo ventaglio di iniziative, l’amministrazione comunale intende evidenziare che l’unico modo di uscire dall’emergenza è quella di lavorare sulla progettualità; ciò ha tempi non brevi, ma è – a parere dell’assessore Magatti – l’unica possibilità per non arrestarsi sulla soglia dei problemi.

Il primo intervento degli “invitati” è sferzante. Roberto Bernasconi della Caritas esordisce esprimendo un certo disinteresse alla serata, quasi si trattasse di un passaggio superfluo. Basta uscire per rendersi conto della situazione; bisogna farsi partecipi delle fatiche di questo dovere, ma l’accoglienza deve essere “ordinata” e priva di qualsiasi rivendicazione collegata. Sembra di capire che l’accoglienza deve essere questione solo di carità e non di diritti e di politica; d’altra parte la sua analisi sulla situazione generale è secca: le forze in azione sono bloccate sulle proprie posizioni, e ancora più bloccate sono alcune istituzioni, la parte politica è assente, il rischio è quello dell’illegalità diffusa. Non è disposto a stare su un ipotetico banco degli imputati, così come non ritiene che i migranti siano da considerare l’unica e più grave emergenza.

Più informativi i contributi di Andrea Anselmi di Medici senza frontiere e di Antonio Lamarucciola dell’Osservatorio giuridico. Il primo riferisce del progetto che Msf ha attivato tra Como e Ventimiglia per far fronte al disagio psicologico (che a volte sfocia in vero e proprio disagio mentale) di molti migranti (circa il 60% ne soffre); la loro opera è cominciata a metà dicembre, sia presso il campo di via Regina che presso la parrocchia di Rebbio e ha già interessato circa 230 persone in incontri di gruppo e altri 200 in sedute individuali. Il secondo ricorda che la cosiddetta emergenza migranti è alimentata anche dalla carenza di informazioni sui propri diritti e sulle reali possibilità di dar corso al “progetto migratorio”, ed è quindi prioritario attivarsi in questo settore; per questo l’Osservatorio ha promosso un vero e proprio corso di formazione, oltre che organizzare uno sportello per i migranti, ancora in fase di sperimentazione perché a una immediata disponibilità da parte dell’amministrazione comunale ha fatto riscontro una collaborazione piuttosto carente da parte della Prefettura; ciononostante, grazie anche alla stretta collaborazione con analoghe associazioni di avvocati elvetici, si è potuto risolvere la situazione di parecchie decine di persone, cosa che ha contribuito anche ad alleggerire la pressione sul campo di via Regina; in prospettiva, l’impegno per una corretta gestione delle questioni giuridiche collegate alla migrazione non può che approfondirsi anche in considerazione dell’esigenza di tutele provvisorie per i minori ipotizzata nella nuova legislazione al riguardo.

Il portavoce della rete Como senza frontiere, Abramo Francescato, dopo aver brevemente richiamato la storia e gli obiettivi della rete, affronta i problemi del momento, riassunti nell’“emergenza freddo”: sono 1300 le persone che le ronde solidale hanno raccolto in strada da ottobre a dicembre, in situazioni al limite della sopportabilità; dal punto di vista operativo, rivolge un appello al Comune di Como per l’apertura di un dormitorio nell’ex drop–in (in viale Innocenzo XI), aperto alle persone italiane senza fissa dimora e a quelle migranti, per accelerare il più possibile la riattivazione del centro Puzzle di Tavernola e per sondare la possibilità di utilizzare la caserma De Cristoforis, attualmente inutilmente vuota.

Da ultimo, don Giusto Della Valle riporta il discorso sulla dimensione generale del problema: le migrazioni sono da sempre connaturate alle dinamiche umane (negli ultimi mesi a fronte delle 150/180 mila persone arrivate in Italia, almeno 100 mila sono quelle che dall’Italia si sono spostate in altri Paesi); e questa situazione è anche frutto della dialettica tra invecchiamento della popolazione europea e giovinezza dei popoli del “terzo mondo”. In questo processo mondiale, Como non può chiamarsi fuori perché è città di frontiera, e dunque occorre un pensiero politico globale, visto che l’unica chance di non subire è quella di programmare. Certo, Como ha fatto dei grossi sforzi per affrontare il problema: ci sono molti tasselli ma manca ancora il progetto complessivo del mosaico. È indispensabile migliorare la qualità dell’accoglienza (e il Comune può avere un ruolo essenziale nel monitorare le varie situazioni); è indilazionabile affrontare il problema dell’orientamento delle persone migranti, proprio per non limitarsi a subire l’esistente; serve quindi un vero e proprio osservatorio sulle migrazioni, in grado comprendere e di gestire il fenomeno.

Ultimato il giro di interventi, tocca al Consiglio comunale: qualche minuto per porre domande di chiarimento e poi qualche altro per interventi più analitici.

Anche astraendo dalle domande inutilmente provocatorie, da quelle palesemente insensate e da quelle capziose, il panorama che emerge è – come già nei precedenti consigli – sinceramente sconfortante. Fatte le debite (poche) eccezioni, chi siede in Consiglio a palazzo Cernezzi sembra non sapere nulla o quasi della situazione, come se questi sette mesi – con i problemi globali e i non meno essenziali drammi personali – non fossero serviti a niente. E chi poco sa, ancora meno capisce, così che la “questione migranti” scivola spesso in sterili piccolezze partitiche. Non serve a molto rivendicare, da parte dell’assessore Magatti, l’importanza della progettualità; non serve neanche, da parte della consigliera di opposizione Anna Veronelli, chiedere ulteriori approfondimenti sulla questione dei minori (che, nella richiesta di convocazione di consiglio aperto, era per lei fondamentale). La maggior parte dei consiglieri continua a inveire, oppure si disinteressa.

A mezzanotte spaccata, tutti a casa. Per chi ha ascoltato, la serata – certo non risolutiva – non è stata del tutto inutile, ma le orecchie – a palazzo Cernezzi – sembrano a tratti un optional poco richiesto. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

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