Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti

Diritti umani e cura per la democrazia in ricordo di David Sassoli

Molti sono i ricordi di David Maria Sassoli – giornalista, politico e presidente del Parlamento europeo scomparso l’11 gennaio – che in questi giorni vengono condivisi da colleghi o da chi ha lottato con lui per identificareeali, riforme per la cura del prossimo, la difesa dei diritti umani. Grazia Villa, scrivendone a nome dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti di Como, pone l’accento proprio sull’impegno, costante ed infaticabile, in comune con Sassoli, «uno dei pochi politici di alto profilo che ha sempre avuto uno sguardo attento verso i più deboli e sfortunati della terra».

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Lavoro “migrante”/ 1800 domande senza risposta

La rete Como senza frontiere – insieme a Cgil-Cisl-Uil, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti, Campagna Ero straniero – ha inviato al Prefetto di Como una lettera per avere spiegazioni sullo stato di gravissima inadempienza da parte delle Istituzioni in rapporto alle procedure di emersione e regolarizzazione del lavoro prestato da persone migranti (la cosidetta “Sanatoria” del maggio 2020 – e per sollecitare contestualmente il riconoscimento dei diritti di tutte le persone presenti sul territorio, riconoscimento ancora più urgente in un periodo come questo segnato dal crescente disagio sociale e dalle incombenti difficoltà economiche.

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Cittadinanza/ Diritto negato

La cittadinanza è un diritto, non un privilegio e consente di riconoscersi parte di una comunità. Oggi la cittadinanza italiana si acquista “iure sanguinis”, cioè se si nasce o si è adottati da cittadini italiani. Un’ingiustizia che discrimina tante persone, intrappolate in processi burocratici senza fine che non consentono loro di sentirsi davvero parte del paese. Venerdì 26 marzo si è svolto su zoom l’incontro Cittadinanza: un diritto negato, una richiesta di uguaglianza, un sogno di libertà, organizzato dall’Osservatorio giuridico per i migranti di Como, associazione in cui ogni giorno avvocati/e  operatori/e  volontari/e si impegnano a prestare tempo e competenza per coloro che hanno bisogno di aiuto per vedere riconosciti diritti.

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Cittadinanza

Cittadinanza: un diritto negato, una richiesta di uguaglianza, un sogno di libertà. Dal 1966 l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha istituito la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, nel corso degli anni è diventata in una settimana intera, durante la quale cittadinanze attive e Istituzioni sono impegnate a intraprendere iniziative di lotta contro ogni forma palese od occulta di razzismo e discriminazione razziale.Come Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti e delle migranti, in tre anni di attività sul territorio comasco, abbiamo avuto modo di constatare come il “virus del razzismo”, così definito da papa Francesco in occasione di questa Giornata, si nasconde e si annida non solo nelle nostre relazioni sociali, ma anche nei diritti negati, nelle leggi mancate, nella loro applicazione discriminante.L’edizione della Giornata del 2021 è intitolata: “Giovani che si oppongono al razzismo e alle discriminazioni razziali”.

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26 marzo/ Cittadinanza, un diritto negato

Venerdì 26 marzo dalle 20,30 si svolgerà un incontro sulla migrazione con considerazioni su libertà e uguaglianza. Cittadinanza: un diritto negato, una richiesta di uguaglianza, un sogno di libertà è organizzato dall’Osservatorio giuridico dei diritti dei migranti, introdotto e curato da Grazia Villa, avvocata dell’osservatorio e sarà trasmesso in diretta Facebook sulla pagina dell’Osservatorio giuridico dei diritti dei migranti. L’obiettivo è, anche questa volta, quello di rendere le persone informate e consapevoli in materia di migrazione, offrendo a coloro che parteciperanno un quadro preciso, e aggiornato, sulle procedure che ruotano attorno al fenomeno migratorio. Sarà importante la testimonianza di Alidad Shiri, un giovane rifugiato afghano, che dialogherà con Salma El Bourkhissi, studente del liceo statale Maffeo Vegio di Lodi, Naima Labrinssi, del liceo Parini di Seregno, Loris Tafa del liceo scientifico Leonardo da vinci di Trento e Samuel Olotu Eghgha, ex studente del liceo Alessandro Volta e stagista a Lodi. Alidad Shiri aveva solo dieci anni quando è stato costretto a lasciare il suo paese e partire da solo per un viaggio di quattro anni verso l’Europa. [Mara Cacciatori, Arci-ecoinformazioni]

Una giornata per i diritti

Como, negli ultimi anni, ha visto arrivare tanti/e migranti, situazione analoga a quella vissuta in quasi tutte le città di confine. Anche qui il rifiuto dei diritti e della dignità delle persone migranti ha raggiunto un livello inaccettabile. Se è chiaro che il fenomeno della migrazione necessita di essere governato, è altrettanto chiaro che i diritti inalienabili meritano rispetto e considerazione affinché non si cada nella voragine della mistificazione e dell’emarginazione. A Como, per fortuna, ci sono diverse realtà di volontariato, associazioni impegnate al fianco dei migranti.   

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Domani – si spera – l’iscrizione all’anagrafe

Nella nuova puntata dell’ormai incredibile vicenda in cui il Comune di Como si ostina a rinviare a un richiedente asilo il diritto di essere iscritto all’anagrafe, il Comune presenta un reclamo alla magistratura, che però nega la sospensiva, così che domani dovrebbe essere il giorno buono per ottenere l’iscrizione.

Di seguito il racconto dell’avvocato Antonio Lamarucciola, dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti, che ha seguito il caso.

«Dopo la presentazione del reclamo e dell’istanza di sospensiva, fondata esclusivamente sul presunto contrasto fra l’ordinanza emessa a favore di “John” e quella che ha invece respinto il ricorso di un’altra persona richiedente asilo (in pratica il Comune ritiene che il grave danno sia nell’incertezza interpretativa creata dai due diversi provvedimenti, che creerebbe il rischio di una discriminazione fra i richiedenti asilo che si rivolgono all’anagrafe, dimenticando che il giudice non ha accolto il secondo ricorso solo per assenza del requisito del periculum in mora e non per assenza del diritto all’iscrizione), alla quale avevo brevemente replicato questa mattina, il Tribunale non ha concesso alcuna sospensiva del provvedimento del dott. Abate ed ha fissato la discussione del merito del reclamo all’udienza del 8 agosto. Il collegio sarà formato dai giudici Montanari presidente, Petronzi relatore e Serra. Il reclamo si fonda sull’interpretazione molto restrittiva dell’art 4 del Decreto sicurezza. In pratica sostiene il comune che vi sia una preclusione legislativa ad ogni valutazione sull’esistenza dei requisiti per l’iscrizione all’anagrafe: la dimora abituale, l’intenzione di abitarvi stabilmente e la regolarità del soggiorno. Tutti requisiti accertati dal giudice nel caso di John. Con la sottolineatura che il titolo di soggiorno non può essere causa di un discrimine.

Dopo aver ricevuto l’ordinanza il comune mi ha avvisato che domani John può recarsi per l’iscrizione all’anagrafe comunale. La prima battaglia per ora è vinta ma ora occorre concentrarsi sul reclamo.

Ora ci prepariamo per l’udienza e stiamo già lavorando per redigere le difese scritte. All’udienza nominerò un sostituto fra i legali dell’Osservatorio.

[Antonio Lamarucciola, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti]

Ancora in attesa della residenza!

Ancora senza risposta da parte del Comune di Como la richiesta di iscrizione all’anagrafe da parte di un richiedente asilo imposta da una sentenza del Tribunale di Como. Nonostante i giorni ormai passati, il Comune continua a rinviare, evidenziando una volontà persecutoria del tutto priva di ragioni.

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Porcata continua

Giustamente Stefano Fanetti, il consigliere comunale pd che il 22 sera in Consiglio comunale ha chiesto ragione della mancata concessione della residenza a “John” dopo la decisione del Tribunale di Como che impone al Comune di farlo, ha definito una porcata negare diritti e umiliare la legge. La risposta dell’assessore Pettignano in Consiglio è stata terribile: «Beh, se dobbiamo dargli la carta d’identità, gliela daremo».

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Me ne frego del Tribunale

Certo, se per restituire i 49 milioni presi la Lega impegna decenni, è naturale che per attuare una sentenza emanata per l’urgenza del caso dal Tribunale di Como non ci sia fretta. D’altra parte il clima eversivo che il governo sostiene porta anche gli organi periferici della pubblica amministrazione a considerare in modo leggero le sentenze valutandole meno dei cinguettii del potere con cui si scivola sempre più verso un regime violento e illiberale. Ciò che conta è solo assecondare l’opinione del “capitano” e si sa lui con i giudici non ha un buon rapporto tanto che per non incontrarli ha minacciato la crisi di governo ottenendo da Di Maio l’accordo sull’impunità ministeriale.

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