Lurago d’Erba/ Il Pianeta sta Bruciando!

Venerdì 8 novembre si è aperta presso la sala consiliare di Lurago d’Erba la mini-rassegna Il pianeta sta bruciando! sui cambiamenti climatici, organizzata dal circolo ambiente Ilaria Alpi col patrocinio delle amministrazioni comunali di Lurago e Inverigo.

Alla presenza di un folto pubblico, Roberto Fumagalli ha aperto la serata coi ringraziamenti alle amministrazioni comunali e alle associazioni aderenti (GASS Lurago, Le Contrade e CAI Inverigo), ed è entrato nel vivo ricordando come mutamenti nelle condizioni climatiche siano sempre esistiti, ma mai repentine come di questi tempi.

E’ toccato quindi a Giovanni Molteni fare gli onori di casa e  portare i saluti della amministrazione di Lurago.

Fumagalli ha quindi presentato l’ospite Frank Raes, climatologo di livello internazionale, ex consulente della Commissione Europea, belga di nascita e in Italia da 30 anni.

Ha preso quindi la parola Raes, presentandosi e informando dell’esistenza, a Laveno Mombello, di un museo della Tecnologia dell’Antropocene da lui curato. E’ seguita una interessante e coinvolgente dissertazione cronologica supportata dalla proiezione di immagini, sulla terra, la vita, la razza umana, a partire da 4,5 miliardi di anni fa (nascita della Terra, che presumibilmente vivrà ancora altrettanto a lungo), passando alla formazione della Vita negli Oceani 1 miliardo di anni dopo, quindi la formazione della Vita sulla Terra dopo altri 3 miliardi di anni grazie alla formazione dello strato di Ozono in atmosfera. Grazie ai fossili conosciamo la storia di questi ultimi 600 milioni di anni, con le grandi estinzioni di massa verificatesi, ultima quella di 100 milioni di anni fa. Dopo i primi ominidi, 200 mila anni fa arriva l’homo sapiens. In tempi molto più recenti, 12.000 anni fa ha inizio l’Olocene. Raes cita poi le grandi rivoluzioni, la Rivoluzione Cognitiva di 50 mila anni or sono, la Rivoluzione Agricola e infine la Rivoluzione Industriale di pochi secoli fa.

Raes

La trattazione si è fatta sempre più di effetto, con musica di Haydn in crescendo a supportare immagini dell’attuale era dell’Antropocene (era delle trasformazioni provocate dall’uomo su ambiente e clima), un turbinio di immagini commentate da Raes e culminato in una significativa esplosione finale.

L’intervento prosegue sottolineando come l’uomo muta la composizione chimica di atmosfera e oceani, provoca estinzioni di animali e piante, fino a far ipotizzare da alcuni che la sesta estinzione di massa potrebbe coinvolgere l’uomo stesso. Di sicuro, il sintomo più evidente dell’Antropocene è il cambiamento climatico. Raes ha quindi enunciato alcuni messaggi sul cambiamento climatico:

  • La terra è un sistema aperto, e come tale crea ordine; riceve energia dal sole e la “redistribuisce” nei vari fenomeni che favoriscono la vita (calore, evaporazione, precipitazioni…); tuttavia da 200 anni a questa parte l’uomo tratta la terra come un sistema chiuso (come tale creando disordine), scavando per estrarre materie prime necessarie a creare l’energia anziché sfruttare gratis quella che già abbiamo
  • Il cambiamento climatico è a livello planetario: la CO2 prodotta in eccesso non viene riassorbita prima di un secolo, e nel frattempo si diffonde ovunque determinando i suoi nefasti effetti ovunque
  • Il cambiamento climatico è ingiusto, perché va a discapito anche di chi vive in aree e in generazioni che non hanno contribuito a crearlo

L’accordo di Parigi del 2015 sancisce che il cambiamento climatico è una minaccia, e va affrontato progressivamente, contenendo l’aumento di temperatura rispetto all’era preindustriale entro i 2° C, provando a limitarlo entro 1,5 °C; occorre evitare l’ingestibile (mitigare gli effetti, riducendo l’emissione di gas serra), e gestire l’inevitabile (adattarsi agli impatti che comunque ci saranno anche contenendo l’aumento di temperatura entro i 2°).

Gli studi dicono che per contenere l’aumento di temperatura entro i 2°, occorre ridurre da subito le emissioni di CO2, e azzerarle (ovvero renderle pari all’assorbimento naturale di CO2 da parte delle piante) entro il 2080. Per contenere l’aumento di temperatura entro 1,5 ° occorrerebbe azzerare la produzione di CO2 entro il 2050.

Nel caso di contenimento entro i 2° dell’aumento di temperatura, ogni essere umano avrebbe a disposizione nel corso della propria esistenza 100 tonnellate di emissioni di CO2. Attualmente negli Stati Uniti siamo a 16 tonnellate/anno a persona, in Europa 7, in India e Africa 2. Si è poi calcolato che una vita “spensierata” (utilizzo dell’automobile senza limiti, fare un paio di viaggi in aereo l’anno, fare spesso il bagno per lavarsi, mangiare carne tutti i giorni) determina emissioni di CO2 pari a 14,3 tonnellate/anno; una vita “da monaco” (spostarsi coi mezzi pubblici, lavarsi con la doccia, adottare un regime vegetariano) provoca emissioni pari a 3,3 tonnellate/anno.

A livello individuale è quindi auspicabile iniziare almeno gradualmente ad adottare comportamenti “virtuosi”; altri provvedimenti possono essere presi a livello collettivo: politiche per stimolare l’innovazione tecnologica (energie rinnovabili, economia circolare), per far pagare chi inquina (tasse innovative), per educare e cambiare modelli culturali.

Occorre in definitiva tornare ad un rapporto virtuoso con la natura, efficacemente simboleggiato nel Nastro di Mobius dell’immagine di apertura, dove il lato interno e il lato esterno sono intrecciati e si scambiano, come deve avvenire tra Uomo e Natura.

Rimane tempo per numerose domande da parte di un pubblico attento e del moderatore Roberto Fumagalli, in cui si evidenzia un differente approccio tra Raes e Fumagalli, decisamente pessimista il secondo rispetto alla volontà del mondo politico e istituzionale nei confronti del cambiamento climatico, quanto ottimista il primo nel mettere in evidenza più volte come il mondo politico abbia risposto positivamente attivando politiche che, in Europa, hanno portato a una riduzione delle emissioni di CO2 del 24%, solo in parte dovute alla delocalizzazione di siti produttivi in altri continenti (a fronte purtroppo di un aumento di emissioni nel resto del mondo pari al 60%).

In attesa della seconda serata della rassegna, dedicata allo scioglimento dei ghiacciai, l’invito è quindi quello da una parte di adottare con la dovuta gradualità comportamenti individuali virtuosi, dall’altra di chiedere alla politica programmi conseguenti; e magari passare a Laveno per approfondire il tema con una visita al Museo delle Tecnologie dell’Antropocene. [Federico Brugnani, ecoinformazioni]

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