Il pianeta sta bruciando/ Il delicato rapporto uomo-Terra

Nella serata di venerdì 8 novembre, la sala consiliare del municipio di Lurago d’Erba ha ospitato il primo dei due incontri della rassegna Il pianeta sta bruciando!, intitolato L’uomo cambia il clima, il clima cambia l’uomo. Ospite e relatore di questa prima conferenza è stato Frank Raes, climatologo belga.
Organizza il Circolo ambiente Ilaria Alpi.

Come ha spiegato in apertura Roberto Fumagalli, presidente dell’associazione, bisogna prendere atto della situazione climatica globale e domandarsi se e come è possibile rallentare il processo di distruzione a cui stiamo sottoponendo la Terra.
Dopo il saluto delle istituzioni, ha preso parola il relatore.

Raes ha sottolineato come, nella storia del pianeta, i cambiamenti climatici sono sempre stati fenomeni determinanti sia come indicatori del passaggio da un’era all’altra, sia perché sono stati alla base di estinzioni di massa delle specie incapaci di adattarsi. Le ere, però, sono periodi lunghissimi, quasi inimmaginabili da una prospettiva temporale umana.

La comparsa dell’homo sapiens ha cambiato le cose. In soli 80.000 anni, la specie umana ha vissuto una rivoluzione cognitiva, simboleggiata dalle pitture rupestri, una agricola, consistita nel passaggio da nomadismo a vita sadentaria, e una industriale. Quest’ultima ha innescato una serie formidabile di trasformazioni sociali, industriali e ambientali di cui tutt’ora viviamo i risvolti e le conseguenze.

Sono gli umani gli artefici dei mutamenti che il pianeta sta subendo, trasformazioni rapidissime che creano disordine (entropia) a livello ecologico e lo fanno su scala planetaria. Portando al disordine, si può descrivere questo processo come un’enorme e pressoché irreversibile involuzione.

Nel 2015, a seguito di trent’anni di studi scientifici, è stato siglato l’Accordo di Parigi, finalizzato a contenere il riscaldamento climatico entro i 2 gradi centigradi entro il 2030. La minaccia climatica è un dato di fatto; l’accordo del 2015 ha come duplice scopo evitare l’ingestibile e gestire l’inevitabile, in una parola: mitigare.
Ci sono molti metodi virtuosi di adattarsi al cambiamento, per quanto catastrofico sia, ma mitigare significa qualcosa in più e precisamente che, tenendo per buono il contenimento del riscaldamento sotto la soglia dei due gradi, entro il 2080 le emissioni di CO2 dovranno essere azzerate.

Questo azzeramento si può ottenere solo tramite un drastico mutamento dello stile di vita, oltre che tramite l’adozione di politiche che puntino sulle energie rinnovabili e sul riuso.
Raes ha sottolineato soprattutto l’importanza del cambiamento quotidiano, a partire dalle stesse scuole, che dipingono la natura come lo sfondo del progresso umano.
La realtà è ben diversa: l’umanità è strettamente legata alla natura; se soccombe il pianeta, sarà anche la fine del genere umano.

Dopo un breve dibattito, l’incontro è terminato; prossimo appuntamento il 22 novembre a Inverigo con Guglielmina Diolaiuti, climatologa.
[Pietro Caresana, ecoinformazioni, foto e registrazione dell’incontro di Alberto Caresana]

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