In libreria/ Finitudine: tra scienza e filosofia

Nel pomeriggio di giovedì 12 ottobre è andata in onda, su Facebook, la presentazione del libro Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà [Raffaello Cortina editore, 280 pagine, 15,20 euro], di Telmo Piovani, docente di Filosofia delle scienze biologiche all’università di Padova.
L’incontro è stato organizzato dalla Centrale dell’acqua di Milano e MM all’interno della rassegna culturale, quest’anno online, #Incentrale.

Finitudine racconta l’incontro di Albert Camus con Jacques Monod: da qui nasce un dialogo tra premi Nobel (per la letteratura e per la medicina) che verte su un saggio che i due stanno scrivendo. Un libro, appunto, sulla finitudine.

L’espediente narrativo è inventato, dato che Camus morì in un incidente stradale e non ha mai potuto scrivere a quattro mani con il biologo, ma si rifà ad un’amicizia che realmente è intercorsa tra questi due intellettuali. La letteratura si è dunque realmente incontrata con la biologia e da qui si è mosso l’autore per scrivere il proprio libro.
Gli anni ’60 erano un altro mondo dato che molte conoscenze di oggi non c’erano, ma già al tempo gli intellettuali discutevano di possibili crisi climatiche, intelligenza artificiale e pandemie (La peste è uno dei capolavori di Camus), che oggi rappresentano l’attualità.

Albert Camus

Tutto finisce, come richiama il titolo stesso, e Pievani ha raccontato che il fatto che resti solo un miliardo di anni di vita sulla terra lo ha angosciato enormemente. Camus e Monod, nel libro, eseguono i calcoli che portano a constatare il fatto che la Terra ha ancora una vita relativamente limitata e questo li porta a riflettere sulla relatività dell’uomo e sulla sua insignificanza rispetto all’universo e alla natura stessa.
Il De rerum natura di Lucrezio, che introduce per primo questo tema, è il riferimento di Pievani e l’espediente narrativo per discutere questo argomento che da un lato spaventa ma dall’altro porta a responsabilizzarsi rispetto alla natura e a ciò che circonda l’umanità.
Camus stesso, nelle sue opere, sottolinea questa condizione di estraneo e straniero dell’uomo in un universo che non è affatto costruito per lui; Monod lo cita in Il caso e la necessità, rilevando la perdita di senso dell’esistenza e cercando di sfidarla cercando un senso alla vita.
La rivoluzione contro la finitudine è laica e basata su un’etica che non si abbandoni al nichilismo.

Telmo Pievani ha scritto un romanzo chiaramente filosofico e diversi passaggi ne sono testimonianza.
Camus, ricoverato dopo l’incidente da cui, nel romanzo, si salva, discute con Monod, che gli spiega (e spiega al lettore) le proprie ricerche e si confronta col letterato su temi quali la verità scientifica e l’illusione del futuro controllabile propugnata dal regime sovietico.
La probabilità è un altro grande punto del libro e della scienza tutta.
La natura, scriveva Democrito, è caso e necessità: Monod riprende questa citazione e la riattualizza nei propri studi sul dna. La variazione, il caso democriteo, subisce poi l’organizzazione data dalla natura attraverso la selezione. Dall’unione di questi due elementi si ha però la possibilità, il fatto che la natura e la vita si sviluppano nel corso del tempo, prendono forma nel momento stesso in cui accadono, senza determinismi.
Pievani sottolinea come, in questo sistema, ci sia dunque uno spazio per la libertà: nel libro si parla della libertà cieca della natura, ma anche di quella inquieta di chi deve accettare la realtà e la sua finitudine e la comprende.
Nella lettura di Pievani, Monod è come il Sisifo camusiano di Il mito di Sisifo: è uno scienziato che per professione è costretto ad avanzare senza sosta nella ricerca. In Il caso e la necessità lo scienziato scrive che “bisogna immaginare Sisifo felice” e nel romanzo-saggio dell’autore è lui che diventa felice, conscio della propria responsabilità e della propria finitudine, ma grato per la meravigliosa possibilità che è l’esistenza.
La stessa esistenza è esito di una lotteria: bisogna farne tesoro essendone lieti e applicando la solidarietà nella contingenza, una prospettiva etica di solidarietà con l’altro che è uomo e dunque destinato alla fine.

Jacques Monod

La presentazione del libro ha poi toccato i temi d’attualità che si intravedono tra le righe del romanzo-saggio.
La peste di Camus è uno scritto particolarmente attuale, dato che descrive una situazione epidemica paventata anche nell’opera lucreziana. Lo scrittore francese rappresenta l’epidemia e narra l’incapacità di vedere oltre il contingente e, terminato il periodo di devastazione della malattia, fa cadere nell’oblio la tragedia. I riferimenti a ciò che si rischia e si sta vivendo col covid sono evidenti.
Riprendere questi scritti fondamentali dunque può facilitare una presa d’atto della necessità di agire in prospettiva (anche forti della solidarietà nella contingenza di cui si parla in Finitudine). Questo, ha sottolineato Pievani, è a maggior ragione fondamentale in un’epoca come quella contemporanea in cui si rischia di cadere in una trappola evolutiva, una situazione per cui un vantaggio ottenuto mutando l’ambiente può avere prezzi altissimi per le generazioni future.
L’azione etica ed ecologica sembra quindi ormai una priorità visto che, oggi più che mai, gli interessi di umanità e scienza sono i perfetta coincidenza. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]



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