Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 02

L’assassinio di Matteotti, l’aventino, la clandestinità

In tutta Italia aumentano le violenze degli squadristi. Sedi di sindacati, partiti, giornali avversari vengono assaltate, devastate, date alle fiamme.

Con un colpo di mano che mette in luce la connivenza della corona, nell’ottobre del ’22 Mussolini ha ricevuto l’incarico di presiedere un esecutivo di cui fanno parte ministri popolari, liberali salandriani, nazionalisti: il fascismo è al potere. Ma neanche l’istituzionalizzazione placa le violenze: in occasione delle elezioni del ’24, il socialista Matteotti denuncia brogli in tutta Italia. A pochi giorni dal suo intervento in aula, il deputato viene rapito e ucciso da sicari fascisti. Nel paese lo sdegno è forte, il fascismo attraversa la sua prima vera crisi. Mussolini si dichiara estraneo ai fatti. Per protestare contro le omissioni del Governo, dieci giorni dopo la scomparsa di Matteotti un centinaio di deputati (tra cui popolari, socialisti, comunisti, repubblicani e azionisti) si riuniscono nella sala della Lupa e decidono di astenersi dai lavori parlamentari in segno di protesta, scegliendo così la strada parlamentare a quella dell’insurrezione popolare. L’Aventino – così fu ribattezzata la scelta – proseguì per circa cinque mesi. Ma di fronte all’assenza di risultati, e soprattuto alla mancanza di collaborazione tra i partiti che lo componevano, il fronte si sfalda: i comunisti rientrano in aula nel novembre del ’24, preceduti di qualche giorno dai demo-liberali tra cui figurano Giovanni Amendola e Mario Berlinguer (padri di due futuri dirigenti comunisti). A dicembre la situazione precipita, e Mussolini gioca in attacco pronunciando il 3 gennaio ’25 un discorso in cui si assume la responsabilità politica, morale e storica dei fatti. Nel frattempo il grosso dell’Aventino non rientra. Ma la strada è segnata: il discorso del gennaio ’25 dà il via al processo di costruzione della dittatura fascista; di lì ad un anno i partiti di opposizione verranno dichiarati sciolti, i deputati aventiniani decaduti, e tutte le libertà costituzionali soppresse. Ai comunisti – come agli altri oppositori del fascismo – colpiti dal Tribunale Speciale, non resta che la strada della clandestinità. [Cristian Pardossi]

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