Lo scrittore Elio Vittorini

Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 08

La presenza di intellettuali come Concetto Marchesi o Emilio Sereni tra i deputati comunisti eletti all’Assemblea Costituente dimostra l’attenzione particolare che fin dal dopoguerra il Partito Comunista ebbe nei confronti degli intellettuali e più in generale della politica culturale. Ad ispirare la linea politica del Partito c’erano le riflessioni che Gramsci aveva dedicato nei Quaderni al concetto di egemonia culturale, alla figura dell’intellettuale organico e al forte legame tra cultura e organizzazione politica; insieme alla lettura che Antonio Labriola aveva dato del pensiero di Marx.

Per questo motivo il partito dedicò molta importanza allo sviluppo di una politica culturale e al rapporto con il mondo degli intellettuali, con i quali stabilì un legame fortissimo che passava attraverso i giornali, le riviste, i centri studi e le case editrici, esercitando una forte influenza sulla cultura italiana. Di questo rapporto era fortemente convinto Togliatti, che pur rimanendo saldamente all’interno del legame con Mosca, si avvalse del contributo degli intellettuali italiani nel dibattito interno al partito nei confronti dell’ala più filosovietica, in modo da far prevalere scelte maggiormente attinenti alla storia e alla cultura italiana. Questa considerazione tuttavia non impedì al rapporto tra intellettuali e PCI di passare anche da periodi di scontro e frizione, arrivando tuttavia raramente a episodi di rottura. Uno di questi si verificò nel ’56 in occasione della repressione sovietica delle rivolte ungheresi contro il regime di Mosca (siamo agli inizi della destalinizzazione): fu allora che di fronte all’assenza di una condanna da parte dei vertici italiani del partito, 101 intellettuali firmarono un Manifesto per chiedere una presa di posizione netta, provocando l’irrigidimento della dirigenza del partito cui seguirono illustri abbandoni da parte di alcuni intellettuali. Il rapporto con la cultura e l’attenzione al mondo degli intellettuali rimarrà forte per diversi decenni – come dimostra il convegno degli intellettuali che si tenne all’Eliseo a metà anni ’70, in occasione del quale Berlinguer introdurrà il concetto di “austerità” – e tuttavia con la fine degli anni ’60 e i tumultuosi anni ’70 perderà i tratti di “esclusività” che aveva avuto nei primi decenni del dopoguerra, fino a trasformarsi in quel “lungo addio” che segnerà gli ultimi anni di vita del partito e la nascita delle formazioni politiche che sorsero dallo scioglimento del PCI. [Cristian Pardossi]

(nelle foto: Eugenio Garin, Natalino Sapegno, Italo Calvino, Ignazio Silone, Cesare Salinari).

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