665/ Un anno vissuto

Anticipiamo dal nostro quindicinale del 31 dicembre l’editoriale di Fabio Cani 2021: un anno vissuto.

Non è mai facile fare “il bilancio” a fine anno. È quasi una tradizione, in tutti i campi e sotto tutte le  latitudini e le sensibilità, anche se resta più di un  dubbio sull’effettiva sensatezza di leggere come una cesura significativa quel passaggio dal 31 dicembre al 1° gennaio, che in realtà non cambia nulla nel flusso continuo e inesorabile del tempo.

Ancora più difficile risulta connotare con un’unica  parola quei 365 giorni trascorsi. Un anno vissuto  come? Pericolosamente? (Istintivamente associo  questa caratterizzazione al titolo di un vecchio  film – Un anno vissuto pericolosamente, di Peter  Weir, risalente al 1982 – che, oltre ad avere avuto il merito di ricordare all’Occidente la dura condizione dell’Indonesia, sicuramente diffuse quest’espressione…). Normalmente? (È una delle   formule che abbiamo imparato a adottare per non sbilanciarci – «Come stai?» «Normalmente.») Meravigliosamente? (Sì, eh… in quale film?) Eccetera.  E quindi ci basta un anno vissuto. Di questi tempi  non è poco.

Per ecoinformazioni è stato un anno di passaggio. I lunghi lockdown e le preoccupazioni del 2020 avevano sicuramente spinto l’utilizzo dei mezzi di  informazione on-line, mentre il 2021 ha conosciuto un ridimensionamento di questo interesse, nello sforzo di tornare a partecipare in presenza (come ormai si usa  dire). Ciononostante i numeri delle frequentazioni delle pagine di ecoinformazioni non sono crollati: un poco ridotti rispetto a quelli del 2020, restano comunque superiori a  quelli del 2019. Merito sicuramente del grande lavoro svolto da collaboratrici e collaboratori della nostra testata partecipata, tra  cui merita una menzione particolare l’ultima leva (lo so, il termine è di ascendenza militare… ma ci sta, come si vedrà adesso) di partecipanti al servizio civile (che – è bene non dimenticarlo – nasce proprio dall’obiezione di coscienza al servizio militare).  

In quest’anno abbiamo anche dedicato una particolare attenzione a dare conto di importanti occasioni di riflessione a livello extralocale: la nostra presenza a Genova (per il ventesimo anniversario delle manifestazioni altermondialiste del 2001), a Lecce (per il festival del Mediterraneo Sabir), a Parma (per gli Strati della cultura) hanno offerto ai nostri «quattro lettori», manzonianamente intesi, un’apertura informativa non proprio  scontata, partendo dalla periferia profonda del nord-ovest, e a noi l’opportunità di crescere e confrontarci.  

Queste esperienze sono state anche riportate sul nostro territorio grazie all’organizzazione di ulteriori momenti di discussione e  approfondimento; basta pensare a quanto l’Arci ha fatto all’interno della fiera L’Isola che c’è… e altri incontri ancora ci saranno nell’incipiente Mese della Pace 2022.  Così come il ruolo di ecoinformazioni nell’organizzazione e nello  svolgimento di ripetuti progetti culturali sul territorio è stato tutt’altro che marginale: e i risultati di Como futuribile sono qui a  dimostrarlo.  

L’apertura di orizzonte del nostro lavoro è sancita anche dalla  pubblicazione di un’opera davvero eccezionale come Mediterraneo.  Il mare comune di Andrea Rosso, presentata con successo «di critica  e di pubblico» non solo a Como (allo Spazio Gloria in un pomeriggio di musica e di festa) ma anche a Lecce, e prossimamente a Milano e  altrove.  Tutti questi impegni non ci hanno fatto dimenticare la nostra  missione fondamentale, quella – cioè – di dare voce a quanto succede nel territorio e che viene pervicacemente ignorato (o tradito) dai mezzi di informazione più “importanti”. Tra queste  occasioni di giornalismo partecipato, ci piace ricordare il recente passaggio da Como di Mimmo Lucano, in visita d’amicizia a Rebbio, che abbiamo documentato con l’accuratezza che meritava (e ci  piace sottolineare anche che quegli articoli sono stati tra i più letti dell’intero anno, segno evidente che non siamo proprio superflui).

Certo si può e si deve fare di più e di meglio. E abbiamo intenzione  di continuare a provarci.

Ovviamente con voi (che ci leggete, ci criticate e ci volete bene). E  con chi altro, se no?

Quindi: un augurio per il 2022, un altro anno da vivere. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Sfoglia on line il 665.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: