eco 669/ Contro la guerra

Anticipiamo dal nostro periodico 668 gli editoriali L’Europa accogliente di Daniele Molteni e Letale ipocrisia di Somia El Hariry. Il numero è sfogliabile on line e viene inviato a soci e socie di arci-ecoinformazioni.

L’Europa accogliente

Il 27 febbraio è stato annunciato che Bruxelles potrebbe attivare la direttiva 55/2001 per garantire una protezione temporanea ai profughi ucraini – che sono già oltre 500mila – per tre anni. Non sarebbe per loro necessario chiedere asilo e il provvedimento consentirebbe di potersi muovere e lavorare all’interno dell’Europa. Se ciò dovesse accadere sarebbe una svolta nella politica europea e mostrerebbe il volto umano e solidale, per certi versi inedito, dell’Unione. La discussione relativa a questo coraggioso e nobile provvedimento sottolinea però anche i doppi standard dei paesi occidentali quando si tratta di accoglienza. Ancora troppo intrisi di visioni orientaliste e razziste, i nostri governi sembrano distinguere tra profughi meritevoli e non, in base alla provenienza o peggio al colore della pelle. Lo vediamo al confine polacco con le azioni di respingimento di persone di origine africana provenienti dall’Ucraina, che scappano dalla medesima guerra.
Ma per anni anche alle porte dei paesi che ora discutono della direttiva molti profughi sono arrivati dalle guerre e dalle crisi del sud del mondo, passando dal Mediterraneo o dalla rotta balcanica. Migranti e profughi che sono stati spesso respinti e stigmatizzati, perché non così tanto simili a “noi”.
Non siamo forse tutti noi simili e al contempo diversi rispetto agli altri in quanto esseri umani con le nostre unicità? Certo oggi verso questo nuovo volto umano europeo è giusto nutrire speranza. Ma non può che rimanere una nota di amarezza rispetto a quanto avremmo potuto e potremmo ancora fare per tutti i profughi del mondo. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

Letale ipocrisia

La guerra in Ucraina sta monopolizzando l’attenzione mondiale, com’è giusto che sia. Vedere le più grandi piazze europee affollate di persone che pregano la pace è coinvolgente, ciò può sicuramente aiutare il popolo ucraino a sentirsi meno solo, ad avere speranza, fiducia, forza e tanta resilienza.

Ma c’è una storia dentro la storia, fatta di ipocrisia e di razzismo, che non viene fermato neanche dalla guerra e che anzi proprio grazie alla guerra viene dimenticato, confinato in un angolo buio della memoria.

Mass media meravigliati dell’orrore delle armi usate in Ucraina, orrore che per mano dell’occidente, purtroppo, esiste in altre zone da molti anni. Afghanistan, Palestina, Mali, Nigeria, Congo, Eritrea, Somalia, Iraq, Siria, Yemen. Paesi dove le guerre vengono dimenticate perché non appartengono al “nostro civile continente”, che grida ai diritti umani e internazionali ignorando sangue e dolore che esso stesso provoca.
Mentre l’Europa apre giustamente le porte ai tantissimi profughi ucraini che stanno scappando dall’invasione russa, pochi chilometri più a nord, al confine tra Polonia e Bielorussia, i migranti provenienti dal Medio Oriente sono ancora respinti dall’Ue.
Un occidente, pieno di presunzione, che chiede alle nazioni africane solidarietà quando non ha il minimo rispetto – per esseri umani di colore diverso o cultura diversa – nemmeno in tempo di guerra. [Somia El Hariry, ecoinformazioni]

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