Csf alla Marcia della Pace contro tutte le guerre

Partecipiamo alla Marcia per la Pace del 3 aprile con la convinzione che mai come in questo momento, quando è in corso l’aggressione dell’esercito russo in Ucraina, sia indispensabile dire NO a tutte le guerre e soprattutto alla logica che tutte le guerre comanda: una logica di potere e sopraffazione, morte e devastazione, che in un nessun modo può  contribuire all’affermazione della democrazia, della giustizia e dei diritti.

Per questo, oggi come ieri, essere per la Pace significa per noi essere contro tutte le guerre:

• adottare il principio della “neutralità attiva” che è il modo per stare davvero dalla parte delle vittime, valorizzando il ruolo della negoziazione e togliendo spazio alla violenza delle armi,

• rifiutare ogni invio di armi in teatri di guerra, perché non esistono armi “intelligenti” in grado di distinguere tra la vita e la morte,

• contrastare le decisioni che impongono un continuo e insensato aumento delle spese militari, sottraendo le risorse anche alle più impellenti esigenze di ambiente, salute, educazione, giustizia sociale,

• rifiutare la logica dei nazionalismi e dei blocchi contrapposti che si spartiscono il mondo in zone di influenza (un pezzo alla Nato, un pezzo agli altri), totalmente disinteressati al benessere delle popolazioni, ai valori democratici e ai diritti umani,

• bandire in tutto il mondo e per sempre la follia delle armi nucleari che non hanno alcun potere di deterrenza ma solo quello di aumentare lo stato di ingiustizia e di paura,

• interpretare l’attuale emergenza umanitaria delle persone che fuggono dal teatro di guerra ucraino come l’esigenza di attuare un sistema di accoglienza stabile ed efficiente in grado di garantire i diritti di tutte le persone profughe e migranti costrette per i più diversi motivi ad abbandonare case e paesi d’origine,

• modificare radicalmente il discorso pubblico che non concepisce altro che l’arruolamento nell’uno o nell’altro campo, in una logica che scambia il dissenso con il tradimento, il confronto con la resa, la nonviolenza con l’acquiescenza.

Per questo chiediamo a chi ha il dovere di governare la cosa pubblica in Italia:

• di osservare il dettato costituzionale che «ripudia» la guerra, scritto da chi ne aveva conosciuto da vicino gli esiti nefasti,

• di sottoscrivere il trattato internazionale, promosso all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, per la proibizione delle armi nucleari,

• di invertire la tendenza al continuo aumento delle spese militari,

•di finanziare, invece, la costituzione di “corpi di interposizione di pace” in grado di intervenire anche negli scenari conflittuali,

• di operare fattivamente per la costruzione di prospettive di pace in Europa così come nel resto del mondo, con la consapevolezza che la Pace non può che essere a vantaggio di tutta l’umanità, e non certo a sostegno di coloro che godono già di ampi privilegi,

• di modificare le leggi restrittive e punitive che, in Italia e in Europa, riducono i diritti di migrazione e di accoglienza, sanciti dal diritto internazionale così come dalla Costituzione italiana.

Per questo chiediamo a tutte e tutti noi di non interrompere il cammino per la Pace.

Como senza frontiere

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