Asili nido a Como: tramonta il servizio pubblico

Dopo la recente decisione del Comune di Como di procedere alla privatizzazione dell’asilo nido di Lora, abbiamo chiesto ad Alessandra Ghirotti, segretaria della Funzione pubblica Cgil di Como, di ricapitolare l’intera vicenda degli asili nido di Como, esempio dell’incapacità dell’amministrazione cittadina di concepire il servizio pubblico come elemento di sviluppo civile ed economico.

Ecco il testo di Alessandra Ghirotti:

«Il sistema educativo pedagogico comunale, rivolto alla prima infanzia, fu una felice intuizione della giunta Spallino che li istituì nel periodo d’oro del servizio pubblico. La città di Como aveva bisogno di dare risposte alle famiglie e il servizio degli asili nido è diventato in quegli anni di boom economico una risorsa per tutti i bambini della città.

Gli asili nido sono il fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale e da più di 50 anni il personale del settore (educatrici, cuoche, ausiliarie, direttrici) cresce generazioni di bambini con servizi di qualità elevata, che nel tempo sono stati oggetto di variazioni importanti e negli ultimi anni di grande revisione sia dal punto di vista dell’offerta che dell’organizzazione.

Coloro che più di 50 anni fa hanno iniziato a frequentare gli asili nido comunali sono oggi nonne, nonni o genitori degli attuali utenti, e hanno assistito ad un declino negli ultimi anni che è stato messo in opera da tutte le amministrazioni che si sono succedute in particolare dopo i primi anni 2000.

A Como oltre agli asili nido comunali erano stati ideati altri importanti servizi di prossimità e di supporto a famiglie e bambini i cosiddetti servizi integrativi. C’erano gli Spazi gioco, gli Spazi bimbo ed il Giardino dei piccoli. Questi servizi erano stati pensati come sistema di prossimità e di supporto alla genitorialità, con momenti di condivisione del ruolo educativo con le famiglie. I Giardini dei piccoli aperti ai bambini dai 3 mesi ai 6 anni, avevano in sé una prima embrionale organizzazione del sistema zero/sei anni ma sono stati tutti chiusi o esternalizzati e poi sospesi a causa di scelte scellerate, difficilmente recuperabili. Una visione miope, una politica a breve termine poco attenta all’importanza delle attività che completavano il servizio asili nido e che rendevano la città di Como una città davvero a misura di bambini e bambine. L’esempio dell’importanza di queste attività era il Giardino dei piccoli che nel periodo estivo accoglieva bambini dai 3 mesi ai 6 anni, utilizzando spazi all’esterno di via Palestro ed era frequentato da più di 100 bambini. L’ultimo spazio gioco a gestione diretta da parte del comune (via Palestro) è stato privatizzato nel 2018 ed è stato dato in gestione ad una cooperativa che dopo poco tempo ha chiuso i battenti; ci auguriamo che l’asilo nido di Lora non faccia la stessa fine. Anche in questo caso la posizione assunta come sindacato è stata di contrarietà totale alla chiusura dell’attività consapevoli che non sarebbe stata abbastanza redditizia per il privato e quindi chiusa a breve. Se andiamo a sbirciare sulla carta dei servizi alla prima infanzia di Como tutti i servizi integrativi sono al momento chiusi.

Il sistema pubblico è di per sé l’unico soggetto capace di dare risposte ai bisogni che non sono del mercato, ma delle persone e della collettività, perché non ha perlomeno fino ad ora profitti da soddisfare.

Fino al 2016 gli asili nido comunali erano 10; in quell’anno in città è stata promossa una grande mobilitazione, del personale e delle famiglie, da parte della Cgil che in prima fila (nonostante la giunta Lucini) ha chiesto di non chiudere il servizio del nido Nuvoletta di Camerlata. Questa chiusura è stata solo la prima di una serie di scelte sbagliate, spesso dovute a carenze di organico nelle amministrazioni locali, che con il blocco del turn over hanno deciso di intervenire sulla riduzione dei servizi alle famiglie a volte privatizzando, altre volte chiudendo i servizi ed anche intervenendo sul regolamento comunale di gestione del servizio. L’asilo nido Nuvoletta è diventato per la città di Como il simbolo del fallimento che le politiche di austerità hanno portato nel servizio pubblico; i decisori politici ci hanno raccontato che per salvare il nostro paese bisognava sacrificarsi e rinunciare ai servizi essenziali per lo sviluppo delle persone. Il risultato di queste politiche è oggi sotto gli occhi di tutte e tutti: la cessione di spazi pubblici è stata in taluni casi colmata dai privati con finalità lucrative (troppo spesso a scapito delle lavoratrici e dei lavoratori e della qualità) e in altri svuotata, senza risposte ai bisogni della collettività. Quello che preoccupa di più è la totale inconsapevolezza di questo percorso da parte di molti cittadini e cittadine.

Anche l’Amministrazione Landriscina, oltre ad esternalizzare più del 50% del settore ristorazione del comune di Como, determinando una perdita di posti di lavoro significativa ed impoverendo ancora di più le persone che operavano a tempo determinato, si è attivata per modificare profondamente il sistema dei servizi all’infanzia. Nell’estate del 2020, nel pieno della pandemia, ha deciso di modificare il regolamento comunale di gestione dei servizi, prevedendo come modalità di gestione anche la forma indiretta. Quell’estate molti sono stati i presidi sotto palazzo Cernezzi, con educatrici, cuoche, ausiliarie, genitori, semplici cittadini, che hanno portato al Consiglio Comunale i problemi concreti dovuti ad una gestione indiretta (meno tutele per il personale per garantire la sopravvivenza del servizio, ovvero la chiusura perché antieconomico). Ricordiamo l’ultimo presidio in cui la RSU e i sindacati hanno addobbato palazzo Cernezzi con pannolini, tutine, ciucciotti. Anche queste forme di mobilitazione non sono state sufficienti, perché le scelte della politica comasca sono state orientate ad una gestione che fosse meno problematica per l’ente (almeno in apparenza), con il retaggio delle difficoltà nelle assunzioni ed infine con la prospettiva che il privato ha maggiore capacità di gestione perché meno vincolato.

Oggi la Giunta Rapinese privatizza il nido di Lora. “Senza nemmeno passare dal via”, ovvero senza nemmeno un passaggio con le organizzazioni sindacali e la RSU. Questo fatto oltre che irrispettoso del dettato contrattuale, mostra l’imprinting con cui il nuovo sindaco intende muoversi. Nonostante i proclami e le dichiarazioni di disponibilità e di necessità di incontro, sui temi più scottanti oggi registriamo una ritrosia se non un disinteresse al confronto. Il nido di Lora sarà affidato a soggetti esterni (ad una cooperativa) per almeno 5 anni. Ci domandiamo quale comunicazione sia stata fatta alle famiglie che a settembre 2021 si erano iscritte pensando di avere un servizio che garantisse la continuità educativa per l’intero periodo di frequenza.

Il servizio degli asili nido e dei servizi integrativi a Como è una risorsa che non può essere affidata alla gestione privata con l’effetto diretto di impoverimento del personale, serve una visione a lungo termine che valorizzi i servizi e che privi a dare nuova linfa al settore anche riaprendo le attività integrative, con una finalità squisitamente educativa e non certo di guadagno.» [Alessandra Ghirotti, Funzione pubblica Cgil Como]

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