La strage di Lampedusa

Il 3 ottobre del 2013, a poche miglia dal porto dell’isola di Lampedusa, morirono 368 persone in un naufragio che è considerato una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. Da allora si celebra la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”. Eppure queste stragi non si sono mai arrestate: da quel 3 ottobre sono quasi 25 mila le donne, uomini e bambinз che sono statз lasciatз morire nelle acque del Mar Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Europa. Per non parlare delle persone respinte in Libia e portate nei lager, dal 2017 con l’ausilio della cosiddetta guardia costiera libica.
Per permettere l’immigrazione regolare è necessario aprire canali d’accesso legali e sicuri, consentendo alle persone che vogliono arrivare in Italia di rivolgersi allo Stato. Oggi non è possibile. La destra da sempre ha ridotto le vie d’accesso legali e sicure, alimentando concretamente l’irregolarità.
Per evitare le morti e le tragedie come quella del 3 ottobre 2013 bisogna introdurre l’ingresso per ricerca di lavoro e consentire il rilascio dei visti umanitari per i richiedenti asilo. I corridoi umanitari sono uno strumento complementare e non la soluzione unica. Basta con la campagna elettorale perenne sulla pelle delle persone. Soluzioni giuste e praticabili sono possibili.

Abbiamo scelto le parole e la voce di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore prematuramente scomparso nel 2017, che ha raccontato questa strage nel libro La Frontiera (Feltrinelli, 2017). Oggi il nostro pensiero, attraverso le sue parole, va a tutte le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa: non dimentichiamole. [Arci nazionale]

▶︎ Ascolta il podcast di Alessandro Leogrande del 3 ottobre 2017
Frontiere – Il naufragio di Lampedusa, per Rai Radio 3

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