Lampedusa

Fuocoammare non interessa Como

[Video Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni]

Nella serata di giovedì 26 ottobre allo Spazio Gloria dell’Arci è stato proiettato Fuocoammare, di Gianfranco Rosi. La proiezione conclude la rassegna Diritti umani Oltre lo sguardo organizzata dalla Scuola diritti umani Gabriele Moreno Locatelli, CcP, Arci, Arcigay e Como senza frontiere. Nonostante un ventaglio così ampio di organizzatori della proiezione del docufilm, introdotta da Fabio Cani, portavoce di Como senza frontiere, hanno goduto poche persone. Un peccato. Purtroppo, un’altra prova della sostanziale inesistenza, a Como, di una platea davvero interessata ai diritti delle persone migranti. Presto on line il video dell’intervento di Cani e le foto di Beatriz Travieso Pérez.

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Dieci anni dopo, naufragio a Como

«Quando ci riferiamo al Mediterraneo come ad un cimitero, stiamo usando un’espressione estremamente riduttiva. Il fatto che l’acqua sia simbolo di morte è uno dei crimini non minori della nostra “civiltà”». Non servirebbe aggiungere altre parole a queste, di Fabio Cani, portavoce di Como senza frontiere, per descrivere il clima di rabbioso lutto che ha permeato la “presenza” in memoria delle vittime della strage di Lampedusa a dieci anni dalla tragedia, nella serata del 3 ottobre, a Como.

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La strage di Lampedusa

Il 3 ottobre del 2013, a poche miglia dal porto dell’isola di Lampedusa, morirono 368 persone in un naufragio che è considerato una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. Da allora si celebra la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”. Eppure queste stragi non si sono mai arrestate: da quel 3 ottobre sono quasi 25 mila le donne, uomini e bambinз che sono statз lasciatз morire nelle acque del Mar Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Europa. Per non parlare delle persone respinte in Libia e portate nei lager, dal 2017 con l’ausilio della cosiddetta guardia costiera libica.
Per permettere l’immigrazione regolare è necessario aprire canali d’accesso legali e sicuri, consentendo alle persone che vogliono arrivare in Italia di rivolgersi allo Stato. Oggi non è possibile. La destra da sempre ha ridotto le vie d’accesso legali e sicure, alimentando concretamente l’irregolarità.
Per evitare le morti e le tragedie come quella del 3 ottobre 2013 bisogna introdurre l’ingresso per ricerca di lavoro e consentire il rilascio dei visti umanitari per i richiedenti asilo. I corridoi umanitari sono uno strumento complementare e non la soluzione unica. Basta con la campagna elettorale perenne sulla pelle delle persone. Soluzioni giuste e praticabili sono possibili.

Abbiamo scelto le parole e la voce di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore prematuramente scomparso nel 2017, che ha raccontato questa strage nel libro La Frontiera (Feltrinelli, 2017). Oggi il nostro pensiero, attraverso le sue parole, va a tutte le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa: non dimentichiamole. [Arci nazionale]

▶︎ Ascolta il podcast di Alessandro Leogrande del 3 ottobre 2017
Frontiere – Il naufragio di Lampedusa, per Rai Radio 3

Sea watch/ Arci: #FreeCarola

Sostegno e solidarietà dell’Arci alla Capitana della Sea Watch 3 arrestata dopo l’attracco a Lampedusa. L’Arci partecipa al presidio di Csf di lunedì 1 luglio a Como. L’Arci nazionale esprime il proprio sostegno e la propria solidarietà alla Capitana della Sea-Watch 3 arrestata nella notte dopo l’attracco a Lampedusa.

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Radio popolare per i migranti di Lampedusa

rpdiamolafotoDa Radio popolare: «Continua quotidiano il macabro conteggio dei morti nel Mediterraneo. Ormai è un bollettino di guerra. La guerra che vede l’Europa contro i migranti. Un dramma a cui ci si rischia di abituare, anche perchè di questi morti spesso non ci sono nemmeno le foto dei cadaveri da pubblicare sulle prime pagine dei giornali». Guarda sul sito di ecoinformazioni le foto dell’iniziativa svolta il 14 febbraio in Galleria a Milano.

Lampedusa/ Diventare umani

dirtti umaniCosa direbbe Gabriele Moreno Locatelli  – ucciso oggi, 20 anni fa a Sarajevo – per commentare la tragedia di oggi?  Forse sarebbe a Lampedusa e  lotterebbe perché si smetta di alimentare i cimiteri marini di una guerra infinita contro l’umanità.  E’ la guerra contro la povertà e i Diritti umani che si combatte anche nel nostro paese anche a Como e della quale sono responsabili forze politiche, persone, persino  un pezzo della società civile (civile?), non tutta e non sempre migliore di partiti che la rappresentano, che condivide egoismo, razzismo, violenza come strategia politica e stile di vita e che alle elezioni sceglie senza ritegno di uccidere  per interposta persona. (altro…)

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