Castellina: l’impegno politico di ieri ed oggi

Durante la festa All you need is pop di Radio Popolare dell’11 giugno a Milano, il giornalista Alessandro Gilioli ha intervistato Luciana Castellina, la presidente onoraria dell’Arci, giornalista, scrittrice e più volte eurodeputata, che ha riportato il suo esempio di vita, spesa nell’impegno politico, così che possa essere un modello da seguire per la gioventù odierna.
Dunque, Luciana Castellina inizia il suo intervento, chiarificando le ragioni per cui ha deciso di diventare comunista: racconta, dunque, che, dopo la guerra, si fosse diffusa una grande voglia di cambiare il mondo, poiché la gioventù era convinta che ciò avrebbe potuto essere possibile. Al contrario, l’ex eurodeputata denuncia che, ad oggi, si sia diffuso un sentimento, definito dagli anglosassoni con l’acronimo tina, ovvero there is no alternative: oggi, quindi, è l’ elemento paralizzante dell’azione politica ad essere dominante.
Successivamente, Castellina, entrata nel pc nel 47, ha evidenziato il fatto che quest’ultimo , al tempo un’ associazione clandestina poco radicata nel Paese, fosse riuscito a diventare una forza così rilevante grazie a Togliatti, di cui oggi si parla troppo poco. Egli, infatti, ebbe il coraggio di fare una scelta rischiosa: decise di lasciare il pc ai giovani del tempo, che non sapevano minimamente cosa fosse l’antifascismo. Egli aveva compreso, però, che solo i giovani che avevano vissuto il fascismo avrebbero potuto ricoprire quel ruolo e fu così che il partito raggiunse due milioni di iscritti: proprio per tale ragione aveva senso, come faceva Togliatti, definire il pc come «una giraffa », infatti si trattava di un partito anomalo e diverso dagli altri. Tuttavia, però, Castellina sostiene che la più bella immagine del pc è stata quella creata da Jean – Paul Satre, uno dei principali intellettuali del dopoguerra, che, poiché mal tollerava il partito comunista francese, era da sempre stato incuriosito da quello italiano, riguardo al quale disse che « era l’Italia », poiché incarnava la cultura e all’etica italiana.
In seguito, Castellina ha spiegato perché, secondo lei, ai giorni d’oggi Togliatti sia poco ricordato, mentre Berlinguer sia molto più rimpianto: oltre ad un fattore cronologico, l’ex eurodeputata, che aveva lavorato con lui per la prima volta quando il politico era presidente del Fronte della Gioventù, racconta come egli fosse stato capace di farsi apprezzare molto, nonostante il suo carattere difficile. In particolare, Castellina ricorda Berlinguer come un uomo disposto a rinunciare ad una vita ordinaria fin da subito: da quando nel 1948 fu attentata la vita del politico, tutti i dirigenti comunisti iniziarono ad essere scortati costantemente da delle guardie del corpo, ma al tempo egli aveva soltanto vent’anni. Inoltre, Castellina ricorda che, una donna presente al funerale di Berlinguer , evocando il suo operato, mentre c’era stato lo scontro interno al pc per il referendum sulla polizia della scala mobile, disse che egli «parlava così male che si vedeva che era sincero», riferendosi al suo carattere particolarmente difficile. Ciò rivela, dunque, che il pc, nonostante il suo successo, non abbia mai avuto capi populisti: in particolare, Berlinguer è piaciuto perché era così austero e parlava con molta schiettezza.
Alla Castellina è stato dunque chiesto come mai, sebbene in Italia ci sia stato il partito comunista più grande dell’ occidente, ora non ci sia un partito di sinistra che superi il 2% o 3%. L’ex eurodeputata risponde che ciò è dovuto alla sconfitta, subita negli anni 70, quando c’era stata una controffensiva nei confronti di una fase di sviluppo della democrazia e una grande crisi del capitalismo. In particolare, si denunciava il fatto che si fosse sviluppata troppa democrazia nel mondo e ciò rappresentava un problema, poiché la politica economica doveva essere affidata ai tecnici . Da quel momento è entrato in vigore il termine governance, che evidenzia un ruolo centrale di banche ed aziende, mentre il termine governo si riferisce partecipazione della cittadinanza. Dunque, fu sconfitto il punto più avanzato della lotta operaia, quello della Fiat, e così è successo in tutto il resto del mondo. In seguito, da questa cultura sono nati i cosiddetti «partiti di vocazione governativa», sebbene la maggior parte dei successi in politica dal dopoguerra in Italia siano state opera dell’opposizione. Ai giorni d’oggi, ci si sta rendendo conto che livello dell’industrializzazione spinta al massimo rappresenti un problema, sia per ragioni storiche ed economiche, ma anche per motivazioni ecologiche. Inoltre, nel ventesimo secolo lo sviluppo tecnologico ha prodotto una sparizione dell’occupazione tradizionale del 15%, mentre la previsione per questo secolo è del 75%. Avremo dunque una società dove lo sviluppo tecnologico ci consentirà di lavorare solo due ore al giorno e poi ci sarà un 75% di disoccupati oppure di «badanti» che faranno lavori di servizi, in cui il lavoro non avrà più quel contenuto di innovazione, che è stato per la classe operaia. Nonostante la rilevanza di tale fenomeno, non c’è nessun dibattito parlamentare che sottolinei che siamo davanti ad un cambio epocale e che, se non facciamo fronte a questi problemi, le prospettive sono drammatiche. Perciò, non è vero che la gioventù sia spoliticizzata, ma solo che è poco interessata a ciò che si discute a livello delle istituzioni, perché ha capito che la politica non si fa davvero portavoce di tali fenomeni sociali e politici, che sono davvero rilevanti.
Castellina prosegue poi analizzando la situazione del Pd: ha un’opinione positiva di Schlein , ma osserva che sulla questione delle armi all’Ucraina la posizione del partito sia incerta, riveli un logoramento interno. Castellina, dunque, individua proprio in ciò la causa della vittoria delle elezioni da parte di Giorgia Meloni: stiamo assistendo una crisi della democrazia e in un’atmosfera di precarietà ed instabilità, quindi la gente sceglie in politica una personalità forte che decida, a dispetto di «una democrazia che chiacchiera». Castellina sottolinea, però, la contraddizione interna tra il fatto che Meloni si proponga come rappresentante della cittadinanza conservatrice, ma che al contempo dichiari di «voler cambiare le cose ». La presidente dell’Arci, inoltre, che un antifascismo che si basi sui ricordi non sia sufficiente: bisogna che sia attento all’attualità, in particolare a ciò che sta succedendo con Meloni in Italia e quello che è successo in America con Trump. In aggiunta, Castellina evidenzia che il rischio maggiore sia rappresentato dal fatto che Meloni voglia realizzare il presidenzialismo, ovvero l’accentramento del potere nelle mani del governo, a discapito del parlamento: questo è il segnale più significativo del desiderio di realizzare un governo decisionista. Castellina, in seguito, sottolinea che, nonostante sia necessario preservare anche i diritti individuali, non debbano essere trascurati quelli collettivi, come ad esempio quelli dei sindacati, che al giorno d’oggi vengono continuamente messi in discussione.
Infine, l’icona della sinistra italiana si è dichiarata ottimista verso la gioventù, perché ha sottolineato che il disagio psicologico, che è denunciato da questa fetta di società, sebbene si manifesti anche in un «imbarbarimento della politica» , segnali comunque una certa reattività, poiché la gioventù d’oggi è sempre più impegnata in cause sociali ed ecologiche : c’è quindi una grande voglia di cambiare. Inoltre, Castellina individua la necessità di annullare il distacco creatosi tra «sinistra diffusa», quindi quella che interessa realtà come come l’Arci o l’Anpi, e quella partitica: bisognerebbe dare alla gioventù la possibilità di essere protagonista ed artefice della politica, come è accaduto per la generazione di Castellina. In conclusione, dunque, l’ex eurodeputata afferma che lo slogan, che userebbe per invitare la gioventù ad impegnarsi nella politica sarebbe « essere conservatori è noioso!». [Ilaria Mara,ecoinformazioni]

