Assemblea partecipata e calorosa
Il 20 sera si è tenuta presso la Scuola “Foscolo” di Como una partecipata assemblea indetta dal nascente Comitato Genitori “Como a misura di famiglia” per difendere gli asili nido della città (in particolare il Magnolia di via Passeri e il Coccinella di Monte Olimpino) dalla prospettata chiusura da parte del comune di Como. La partecipazione è stata ampia e calorosa, sicuramente da parte di genitori (con bimbe e bimbi) direttamente interessati, ma anche di buona parte della cittadinanza che è consapevole di come la perdita di diritti di alcuni vada a scapito di tutti e di come la scuola, in tutti i suoi segmenti, non debba interessare solo chi la fa, ma riguardi l’intera società.
Del tutto fuori luogo sono parse quindi le affermazioni del sindaco Rapinese (sopraggiunto nel corso dell’ultimo intervento introduttivo) che ha più volte accusato di puri interessi personali ed egoistici i presenti.
Uno degli elementi positivi della serata è sicuramente stata la partecipazione di tutti gli ordini di scuola dell’Istituto Comprensivo Como Borgovico (infanzia Raschi, primaria Corridoni, secondaria Foscolo), che ha nei fatti reso evidente come l’asilo nido Magnolia sia inserito in una comunità educante, in quel processo virtuoso di continuità, verticalità e prossimità che la dirigente Grazia Miccolis ha evidenziato con calore.
Un altro elemento di forza è stata la scelta delle quattro relatrici per gli interventi introduttivi che, proprio perché diversi tra loro, sono riusciti ad evidenziare e approfondire con chiarezza i diversi aspetti del problema.
Roberta Marzorati, dalla sua esperienza di pediatra e di consigliera comunale, ha messo in luce come i bambini e le bambine siano soggetti che devono crescere e a cui serve, soprattutto nella fascia 6 mesi/3 anni, una realtà come quella del nido, che sappia svilupparne la fantasia e la creatività, al di là degli stimoli passivi a cui sono sempre più spesso sottoposti. Si è inoltre soffermata sull’importanza che questi luoghi siano idonei come spazi e come caratteristiche fisiche e che sappiano tener conto dei tempi e delle esigenze dei piccoli. Non basta la metratura a norma (come sarebbe nel nido di via Italia Libera nel quale il comune intende spostare bimbi e bimbe del Magnolia), ci vogliono spazi protetti e circoscritti che garantiscano quiete, serenità e sicurezza.
Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa, ha evidenziato quattro aspetti che dovrebbero essere centrali per chi si occupa di razionalizzazione. Il primo è l’interrogarsi su “a cosa e a chi serva”. I nidi servono a bambini e bambine, alle famiglie, alla collettività e quei primi mesi sono quelli in cui si mettono le basi die futuri individui. Non possono quindi sottostare alle considerazioni di efficienza economica. In secondo luogo i bambini e le bambine sono soggetti con diritti da rispettare e devono poter crescere all’interno di relazioni serene che richiedono ascolto, attenzione, osservazione, scambio, confronto. Queste relazioni rispettose dei diritti, in ascolto della non verbalità di piccoli e piccole, non sono processi standard, ma si possono realizzare solo in modo ravvicinato, in situazioni piccole. Ed infine servono contesti relazionali intorno ai nidi; serve una comunità di adulti che contribuisca ai processi di crescita all’interno di un microcontesto sociale. Serve cioè una comunità educante. Tutte condizioni che, nel caso del nido Magnolia, sono presenti in modo esemplare.
Paola Bernard, direttrice di numerosi nidi di Como dal 1991 al 2021, ha letto un intervento scritto insieme a Nicoletta Pirotta, sottolineando l’importanza della loro relazione e il ruolo da lei avuto all’interno dei nidi a Como. Ha quindi ricostruito, in breve, la storia che ha portato i nidi comaschi ad essere un vero fiore all’occhiello delle ammisistrazioni cittadine. Realtà che si augura non venga ora distrutta a che si è costruita con relazioni, cura, programmazione, formazione, coinvolgimento delle famiglie e sostegno di chi la città la amministrava Ha sottolineato come il nido pubblico (il privato lo può integrare, ma non sostituire in quanto – come privato – è soggetto alle leggi di mercato) sia importante per la crescita e lo sviluppo di bambini e bambine, ma anche come sostegno al lavoro e all’autonomia femminile. Pur consapevole dei costi alti che un nido pubblico di qualità comporta, ha evidenziato come in un rapporto costi benefici, questi ultimi siano di gran lunga superiori in quanto garantiscono diritti e benessere per gli individui. Ha concluso ricordando, come già fatto anche da Roberta Marzorati, che saper ascoltare e ritornare sulle proprie decisioni, non è un segno di debolezza, ma di forza (ma bisognerebbe, appunto ascoltare!) e ha sottolineato come saper gestire i conflitti sia il compito della vera Politica.
Infine Grazia Miccolis, nel già citato intervento, ha ricordato il recente grande impegno della scuola e delle insegnanti nel sistema integrato 0-6 anni, attivato grazie al decreto del 2017. Progetto che si è concretizzato in una precisa programmazione, con le conseguenti attività ora in corso, che vedono operare i bambini e le bambine del nido Magnolia insieme quelli dell’infanzia Raschi per un giorno alla settimana. I risultati sono altamente positivi da tutti i punti di vista, anche da quello della continuità scolastica, come le recenti iscrizioni hanno dimostrato. Ha quindi auspicato non chiusure, ma investimenti su questo polo che permettano all’esperienza di proseguire.
Si è quindi aperto il dibattito e per primo è intevenuto il sindaco che con la sua consueta modalità aggressiva e poco rispettosa dei presenti ha creato disagio e indignazione. Senza aver ascoltato tutto quanto detto prima, il suo intervento è stato volto a presentare dati “numerici, algebrici e oggettivi”, come ha più volte ribadito, riportando i bambini e le bambine a puri numeri e accusando l’assemblea di egoismo in quanto in Como e provincia esistono realtà più disagiate.
Ovvia è stata la reazione di chi gli ha suggerito di apire nidi nelle realtà disagiate invece di chiuderli dove funzionano bene.
Cercando di non raccogliere le provocazioni di Rapinese il dibattito è proseguito e ha dimostrato un altro pregio dell’iniziativa: l’aver saputo coinvolgere e aver ottenuto il sostegno di realtà molto diverse. Sono infatti interventuti insegnanti, genitori di questo e di altri nidi, la consigliera di parità Franca Anzani, il responsabile della Consulta regionale per la Pastorale Familiare Daniele Lissi. Solo Alessandra Ghirotti, della segreteria Cgil di Como, non ha potuto intervenire in quanto ha ceduto la parola alle insegnanti coinvolte in prima persona nel progetto tra nido e scuola dell’infanzia. Il sindaco infatti, rifiutandosi di ascoltarla, se ne stava andando ignorando gli ultimi interventi e mettendo ancora una volta in luce la diversa qualità delle persone.
La serata si è quindi conclusa con l’emozione e il calore di chi la scuola la fa quotidianamente, di chi ha investito tempo, energie, passione, mente e cuore in un progetto che rischia di essere vanificato.
Nonostante qualche inciampo l’assemblea è sicuramente stata un momento positivo: un bell’esempio di come sia possibile fare Politica dal basso, nel senso autentico del termine, facendosi carico del bene comune e della difesa dei diritti di tutti e tutte.
Speriamo che in questa direzione possa crescere e svilupparsi il nascente comitato genitori e che, col sostegno di tutti e tutte, riesca ad ottenere i risultati sperati. [Mariateresa Lietti, ecoinformazioni]
In tre “manifesti”, il contributo della scuola primaria Corridoni alla lotta del nido Magnolia:




