Sensate esperienze/ Alternative possibili

La tradizionale rassegna Lario critical wine di quest’anno si è svolta sabato 4 e domenica 5 maggio nella sede della cooperativa agricola La Runa ad Erba, con la presenza di 20 piccole aziende vinicole che offrono prodotti di nicchia fuori dalle reti del grande commercio. Il Circolo Arci Terra e Libertà di Cantù, organizzatore dell’evento da quindici anni, ha proposto anche alcuni momenti di dibattito collaterali alla rassegna vinicola per approfondire alcuni temi. Chi te lo fa fare è il titolo del primo dibattito che si è svolto sabato alla presenza di molti rappresentanti di esperienze di vita comunitaria e di lavoro che provano a seguire metodi, valori e pratiche alternative.

La domanda, posta da Gabriele Cusato, presidente di Arci Terra e Libertà, è apparentemente semplice: Chi te lo fa fare a continuare a credere che è possibile cambiare il modo di produrre, di fare cultura e di creare comunità? Che l’attivismo solidale sia possibile? La risposta condivisa è che non basti parlarne, ma che sia necessario costruire pratiche e comunità reali allo scopo di dimostrare che sono possibili.

Il primo è stato un intervento telefonico da parte di Francesca Di Marco, della Società di mutuo soccorso Insorgiamo (ex Collettivo GKN) che ha ripercorso la vicenda della GKN. Il 9 luglio 2021, a seguito dell’improvvisa interruzione della produzione da parte di Gkn Firenze, i 422 lavoratori dipendenti iniziano una assemblea permanente a protezione della fabbrica dal rischio di smantellamento industriale e delocalizzazione. Non è mai stato presentato un progetto di reindustrializzazione dai nuovi proprietari, ma dagli ex dipendenti che promuovono una ricoversione della fabbrica per produrre pannelli fotovoltaici e recupero dei pannelli esausti. Tutte le azioni messe in atto però non sono state ancora in grado di sbloccare la situazione. E’ quindi importante sostenere una lotta che dura da tre anni. Il 18 Maggio si terrà a Firenze un corteo per chiedere un intervento pubblico che faccia partire il piano industriale elaborato dal basso e per approvare una legge regionale che consenta di creare un consorzio pubblico che rilevi l’area. Se si vincesse questo creerebbe un precedente a favore di tutti e tutte.

E’ seguito l’intervento di Raffaele Pozzi di Terra Prospera (storico esponente e colonna dell’Arci di Como e de L’isola che c’è), che ha invertito la domanda. Invece di “Chi te lo fa fare?”, dimostrare che si può fare, per non essere condizionati dal messaggio che passa attraverso tutti canali di informazione, che sostiene che il mondo è questo e non lo si può cambiare. Si è trasferito nelle Marche per praticare un’agricoltura rigenerativa, ma soprattutto  per “riprendersi” i semi, tolti legalmente dalla grande industria agroalimentare dalle mani dei contadini. Un altro concetto importante è quello che riguarda la sovranità alimentare. C’è differenza tra produrre un alimento e produrre un bene alimentare, perchè in quest’ultimo non c’è solo il piacere del nutrimento, ma anche il piacere della relazione. Così il forno è diventato un luogo di relazioni. E’ stata creata anche un aula di terra gestita dagli allievi e dalle allieve delle scuole primarie del territorio, che attraverso la coltivazione della terra, imparano l’importanza di un ciclo produttivo biologico e soprattutto diventano custodi di un pezzo di terra, da lasciare alle future generazioni, così come fa Terra Prospera con i suoi campi.

Domenico Plantone, della Comune Urupia di Francavilla Fontana in provincia di Brindisi, ha parlato dell’esperienza nata nel 1995 da un gruppo di persone provenienti dal movimento anarchico salentino e dalla sinistra radicale tedesca, per sottrarre alla proprietà privata beni e mezzi di produzione. La Comune gestisce 30 ettari di terreno agricolo di cui 17 di uliveti, 4 di vigneto, 1 di orto e gli altri a seminitavi e frutteti. Le attività principali svolte sono quindi quella agricola e di trasformazione, ma il progetto è anche sociale e politico in quanto hanno scelto di vivere senza proprietà privata, senza nessuna scala gerarchica e condividendo le decisioni in maniera orizzontale. Nella Comune vivono stabilmente 15 persone ma intorno a loro si è creata una rete di migliaia di soggetti provenienti dall’Italia, ma anche da tutta Europa. Il loro obiettivo è dimostrare che è possibile vivere stabilendo relazioni diverse attraverso l’autodeterminazione.

Un’altra esperienza interessante è quella portata da un operaio della Rimaflow di Trezzano sul Naviglio. Nel 2012 chiude la fabbrica che viene delocalizzata. Un gruppo di 15 dipendenti insieme a 10 sodali decide di non lasciarsi sconfiggere e di non riprodurre più quel modello produttivo, che ha lasciato un territorio fortemente inquinato sia per il tetto di 15.000 mq. rivestito completamente di amianto, sia per la presenza di rifiuti tossici nella falda acquifera. Le maestranze rimaste avevano però raggiunto altissimi gradi di competenza e hanno utilizzato tutte le forme giurudiche (associazione, cooperativa, srl) per ripensare le attività lavorative, decise costantemente in assemblea. Attualmente assemblano piccoli motori elettrici, lavorano nella logistica consegnando materiale scolastico e producono liquori (il più famoso l’Amaro Partigiano) in collaborazione con associazioni antifasciste e antirazziste. Queste relazioni consentono loro di  mettersi costantemente in discussione su tematiche contemporanee e lasciare in eredità un dibattito che consenta di lasciarsi definitivamente alle spalle gli stereotipi della nostra società.

Tra le esperienze locali, Matteo Aiani del Comitato che si oppone alla Canturina bis che attraverserebbe il Parco delle Groane, ha presentato le attività del collettivo, tra le quali un laboratorio per la valorizzazione di questo territorio e per uno sviluppo rurale sostenibile. Ha invitato tutti e tutte il 9 giugno ad una camminata da Mirabello al Marianese, per condividere l’esperienza in atto.

Infine ha parlato Marco Perego che, con Anna Mauri e i loro tre figli, cooperanti dell’Aspem (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti) di Cantù, stanno seguendo un progetto triennale in Bolivia che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo agricolo e la tutela ambientale con progetti per la salvaguardia delle riserve di acqua, per la riforestazione e per l’apicoltura, con la collaborazione di 35 ragazzi in servizio civile. L’elemento di interesse è che le comunità indigene con le quali lavorano sono fortemente sindacalizzate e capaci di eleborare decisioni comuni che poi vengono condivise e rispettate, aspetti che nella nostra società liquida e atomizzata risultano molto complicati.

Davide Losa, tra i fondatori della Cooperativa La Runa, che ha ospitato Critical Wine, ha chiuso ricordando che questa esperienza è nata per due motivi sostanziali: per dimostrare che un’idea si può realizzare e per inseguire un sogno. [Manuela Serrentino Marco Lorenzini, ecoinformazioni]

[Foto Marco Lorenzini e Manuela Serrentino, ecoinformazioni]

La foto di copertina di Raffaele Pozzi è di Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni]

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