Sabato 20 luglio dalle ore 15 alle 16, in quella che abbiamo scelto di chiamare piazza della Pace (invece del suo nome “ufficiale” di piazza Vittoria) si terrà una nuova edizione della Marcia dei Nuovi desaparecidos, che abbiamo deciso di dedicare alle vittime delle migrazioni non solo lungo il percorso, ma anche una volta raggiunto il possibile luogo di destinazione.

Infatti, se da un lato non diminuiscono le stragi di persone in movimento nei luoghi di detenzione in Libia, in Tunisia e in altri paesi, così come nel corso dell’attraversamento del Mediterraneo e nei viaggi di terra lungo la “rotta balcanica”, da quell’altro frequentemente le persone immigrate sono vittime di durissimo sfruttamento sui luoghi di lavoro e di condizioni di vita letteralmente inumane. Il caso di Satnam Singh, condannato a morte per abbandono dopo un gravissimo incidente sul lavoro (ovvero sul luogo di un vero e proprio accanimento di sfruttamento) va ad aggiungersi alla lunga serie di omicidi di lavoro, che colpiscono con maggiore frequenza e durezza chi lavora senza contratti e tutele, senza orari e senza diritti, in condizioni di vera e propria schiavitù – come anche alcune recenti indagini della magistratura hanno portato alla luce – o sottoposti ai metodi del caporalato (che corrisponde a una variante dello schiavismo e dello sfruttamento).
Per rendere evidente che la coscienza civile della popolazione non può tollerare questa situazione di negazione dei diritti e dell’umanità, la marcia di Como senza frontiere di sabato 20 luglio sarà dedicata a Satnam Singh e a tutte le persone (moltissime ignote) uccise dalla legge del profitto e dell’indifferenza.

Lunedì 22 luglio, dalle ore 18, presso l’Oratorio di Rebbio, si terrà una riunione per fare il punto della situazione alla frontiera italo-elvetica nella zona comasca e per mettere a fuoco le possibili azioni da adottare per sostenere le persone in movimento anche su questo tratto del percorso di migrazione.
Come è stato messo in evidenza nel quarto incontro della “rete di Rebbio” (Freedom of Movement Solidarity Network) che si è tenuto il 29 e 30 giugno scorso, le rotte migratorie che attraversano l’Italia restano luoghi di transito pericoloso, dove l’azione delle istituzioni è rivolta più al contrasto e alla criminalizzazione del diritto al movimento (pur sancito in modo solenne dal diritto internazionale) invece che al sostegno e alla cura di persone che si trovano in condizioni di grave fragilità. Il passaggio della frontiera italo-elvetica (un tratto ormai stabilmente inserito nel proseguimento della “rotta balcanica” in direzione nord) non fa eccezione, ed è dunque estremamente importante instaurare momenti di conoscenza e coordinamento tra le realtà che operano in questo territorio, da Milano fino al Ticino (con al centro Como e Chiasso). Per questo nell’incontro di lunedì 22 sono chiamate a partecipare tutte le associazioni, le organizzazioni e le persone in qualche modo coinvolte in questo settore delle rotte migratorie, in modo da poter sviluppare una più efficace presenza, così come indicato nell’incontro “Verso una Rebbio internazionale” di fine giugno.Ogni persona è preziosa, ogni apporto è doveroso. [Como senza frontiere]

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