Rebbio come Casa Cervi
Nella serata di sabato 27 luglio 2024 gli accoglienti spazi della Parrocchia di Rebbio hanno ancora una volta ospitato la tradizionale pastasciutta antifascista che l’Anpi di Como, insieme a una fitta rete di realtà partitiche, sindacali e associative, ha organizzato in ricordo dei festeggiamenti organizzati dalla Famiglia Cervi nel luglio 1943 alla prima caduta del regime fascista.
Hanno contribuito ad onorare la ricorrenza oltre 120 convitati, a cui si sommano gli innumerevoli volontari della parrocchia che si sono occupati della cucina, gli scout del gruppo Cngei Roma 11, impegnati in un campetto di servizio, e gli ospiti ad una festa di matrimonio nigeriano, che pur nella casuale adiacenza degli spazi, erano perfettamente in sintonia con il clima gioioso generale.
La serata, pur distesa e conviviale, non è stata all’insegna del disimpegno. In primo luogo perché gli attivisti e funzionari della Camera del lavoro di Como hanno proposto ai presenti la raccolta firme a sostegno del referendum abrogativo contro la Legge Spacca-Italia. Si è trattato di uno dei primi appuntamenti sotto l’egida ufficiale del neocostituito Comitato comasco contro l’Autonomia differenziata, e il riscontro, a detta degli organizzatori, è stato molto positivo.
Inoltre gli interventi che hanno aperto la cena sono stati tutti fortemente legati all’attualità. Manuel Alfeo Guzzon, Presidente dell’Anpi provinciale di Como, ha omaggiato l’attività della Parrocchia di Rebbio a favore delle persone che una società opulenta e classista vorrebbe emarginare, definendo don Giusto Della Valle un “partigiano della solidarietà”. Valeria Pigni, nel discorso a nome della sezione “Perugino Perugini” dell’Anpi di Como riproposto integralmente in calce, ha efficacemente evidenziato i valori che un evento storico come la Pastasciutta antifascista di Casa Cervi ci trasmette, in tempi difficili e bui come quelli che stiamo attraversando.
Infine i saluti di Don Giusto Della Valle hanno, da prima, elegantemente liquidato le chiassose dichiarazioni del sindaco di Como Alessandro Rapinese contro il mondo del volontariato, Parrocchia di Rebbio in primis, che, a suo dire, nello sfamare i poveri – a cui, si noti, le Istituzioni si guardano bene da dare risposte adeguate – creerebbero assembramenti: «Si dice che Gesù Cristo creasse assembramenti. Andiamo avanti!». E a latere: «Oggi contro Gesù Cristo avrebbero sicuramente sparato con il taser». Dopodiché il parroco ha invitato ad unirsi alla delegazione comasca che avrebbe partecipato il giorno dopo al presidio contro il nuovo quartier generale della Nato a Solbiate Olona (VA), a soli 40 minuti di macchina da Como: «Abbiamo bisogno di più Onu e meno Nato. La Nato va sciolta».
Insomma, poca ritualità e tanto, tenace, impegno per trasformare questo mondo. La festa continua. La Resistenza continua! [Abramo Francescato, ecoinformazioni]
Guarda le foto e i video di Matteo Ferrario [ecoinformazioni]
Leggi l’intervento integrale di Valeria Pigni per l’Anpi Como, sezione “Perugino Perugini”:
«Buonasera a tutte e tutti, a nome della sezione Anpi di Como Perugino Perugini e del Comitato provinciale Anpi. Vi ringrazio per essere qui con noi. Un grazie particolare è indirizzato a chi ha collaborato e reso possibile questa iniziativa: al Comitato soci Coop di Rebbio e Albate, a don Giusto e ai volontari della Parrocchia San Martino di Rebbio, alle cui attività di solidarietà (che apprezziamo senza riserve, comprese le colazioni che qualcuno non gradisce) verrà devoluto tutto il ricavato della serata. Naturalmente ringraziamo anche tutte le associazioni, forze politiche e sindacali che hanno aderito all’iniziativa. La riuscita della serata con tante persone presenti e con l’appoggio delle suddette forze è un ottimo viatico per la realizzazione delle iniziative che ci proponiamo di attivare il prossimo anno con la costituzione di un comitato ad hoc per celebrare l’80° dalla Liberazione dal Nazifascismo. Ringraziamo infine l’Istituto di Storia contemporanea “Pier Amato Perretta”, che sarà parte attiva del comitato e nella cui sede sono conservati i documenti dell’archivio Anpi locale, atti che abbiamo iniziato ad inserire in programmi informatici nel corrente anno, l’ottantesimo dalla fondazione della nostra Associazione nazionale.
Per chi non conoscesse le ragioni della festa di stasera o per chi necessiti un breve ripasso, inizierò con la memoria dei fatti. 81 anni fa, alla fine di luglio del 1943, a Campegine, un piccolo comune in provincia di Reggio Emilia, sulla via del ritorno da una lunga giornata di lavoro nei campi , la famiglia Cervi seppe della caduta del fascismo. Mussolini era stato destituito dal Gran Consiglio ed arrestato, il maresciallo Pietro Badoglio veniva designato dal re come nuovo capo del governo. Tutti erano consapevoli che la guerra non era conclusa, ma la fine del governo del partito fascista, vigente da ben 21 anni in Italia, era un momento che molti attendevano. La dittatura, con le sue leggi liberticide e razziste, che aveva condotto l’Italia in un conflitto a fianco del nazismo, volgeva al termine. Occorreva festeggiare e la preparazione della festa fu cooperativa. Vennero coinvolti i vicini, la famiglia Bigi ad esempio, affittuari come i Cervi, il pastificio e la latteria Sociale, donne e uomini si distribuirono i compiti.
I Cervi e i Bigi «procurarono la farina, il burro e il formaggio parmigiano, grattugiato a mano da volonterosi. Furono presi a credito dal caseificio e si prepararono chili e chili di pasta maccheroni, si dice 380 chilogrammi, vennero disposti in bidoni del latte vuoti e caricati su un carro. La pasta fu portata così nella piazza grande del paese».
La voce si sparse: dalle case di campagna, braccianti e contadini arrivarono con i piatti in mano o anche con le zuppiere, si disposero dietro il carro, come in processione, in attesa del loro turno. La pasta venne distribuita a tutti, anche ai carabinieri, intervenuti per questioni di ordine pubblico, visto che fino ad allora, nelle piazze, il regime vietava gli assembramenti.
Alcide Cervi , nel suo libro “I miei sette figli” definì l’evento «Il più bel funerale del Fascismo».
Fu una parentesi di gioia, un sospiro di sollievo, «che preludeva una lotta dura e una strenua Resistenza: da lì a pochi mesi i Tedeschi avrebbero occupato il Paese, si sarebbe costituita al nord la Repubblica Sociale e a dicembre i sette fratelli Cervi sarebbero stati arrestati, torturati e fucilati».
Noi siamo qui stasera per rinnovare quel momento di festa, rinnoviamo il ricordo di quella parentesi di gioia e speranza, che assume un significato particolare in un momento difficile come l’attuale. Continuiamo a coltivare il desiderio di un mondo all’insegna della giustizia sociale e della pace, in un contesto internazionale nel quale i potenti ci stanno conducendo verso prospettive di guerra e dove ormai per noi tutti vi è la certezza della attuale vitalità del fascismo. Esso «È un virus che si trasforma, ma è sempre presente».
Oggi lo riconosciamo in manifestazioni plateali di braccia tese nel saluto romano , in riunioni ed aggressioni squadriste a giornalisti…. ma è anche chiaramente percepibile nella violenza comunicativa, nel razzismo, nel rifiuto dell’altro, nel crescente consenso a tendenze suprematiste e nazionaliste.
In Italia qualcuno addirittura nega che la nostra Costituzione sia antifascista e sia il prodotto di una storia di lotta e di accordo tra tutte le molteplici anime della Resistenza. Dobbiamo fare i conti con una serie di riforme che cambieranno le istituzioni, come quella del premierato e la legge dell’autonomia differenziata. Siamo sempre più consapevoli dei rischi che corre la carta Costituzionale, l’attuale governo sta tentando di mutarne le basi: il ruolo del Parlamento, la funzione della Presidenza della Repubblica, l’unità nazionale…è un governo che vorrebbe una scuola con classi con soli studenti di origine straniera, non “meritevoli” di stare nell’aula con gli italiani perché li «rallentano» e li «danneggiano»… Non lo possiamo, non lo dobbiamo, permettere.
Il virus che vuole imporsi insinuandosi negli organismi vitali dello Stato democratico, va combattuto con tenacia, insieme, se vogliamo tener vivi gli obiettivi dei Costituenti, di tutti coloro che, come i fratelli Cervi, hanno sacrificato la loro vita, di tutti coloro che dovettero impugnare le armi per liberarsi dal nazi fascismo, di tutti coloro che avrebbero voluto generazioni future libere dall’ingiustizia, libere dalla violenza del regime, lontane per sempre e ovunque dall’orrore della guerra. Non sono più tra noi ma ne abbiamo raccolta la preziosa eredità .Un’utopia? Un sogno?
Forse … ma questa sera insieme, ricordando la festa di Campegine nell’estate del 1943 , come in molte altre piazze d’Italia e non solo, nelle quali sono state organizzate feste analoghe, ci ritroviamo a sognare, ci ritroviamo ad immaginare un futuro all’insegna della Pace e di tutti gli altri valori che si contrapponevano e si contrappongono al Fascismo vecchio e nuovo.
Ancora grazie. Buona serata e buon appetito!».

