Un Sì per fermare lo Spacca Italia

L’occasione della lotta contro lo spacca Italia ha il merito di manifestare adeguatamente quanto l’obiettivo del referendum accomuni, a livello locale e nazionale, storie e percorsi molto diversi, che non hanno rinunciato alla peculiarità del proprio sguardo e della propria ispirazione, ma, anzi, l’hanno messa a disposizione di un processo collettivo ambizioso. La ferma convinzione che il progetto della Repubblica democratica, così come è disegnato nei principi fondamentali della Costituzione, debba prevalere sulle pulsioni più egoiste del peggior localismo, sulla esplosione incontrollata dei pubblici poteri e sulla polverizzazione dei diritti della cittadinanza ha determinato che anche nel metodo si sia ricorsi al quasi proverbiale unità nelle diversità. Dei plurimi, vari e articolati interventi di Cgil, Legambiente, Movimento 5 Stelle, Arci, Auser, Partito Democratico, Partito della Rifondazione comunista, Acli, Anpi, Sinistra italiana alla conferenzaa stampa di presntazione del Comitato comasco non si può che dare conto in modo arbitrario, sommario e antologico, con l’invito a visionare la registrazione integrale della conferenza stampa.

In qualità di padrone di casa, ha aperto le danze Sandro Estelli, segretario della Camera del lavoro di Como, che, forte del successo del recente esito positivo della raccolta firme per i 4 quesiti referendari promossi dalla CGIL, ha manifestato fiducia nella possibilità che anche contro l’autonomia differenziata si centrino gli obbiettivi prefissati: superamento delle 500 mila sottoscrizioni entro la metà di settembre e conseguente calendarizzazione del voto nella primavera 2025. I nodi tematici sollevati da Estelli per dar conto dell’impegno della propria organizzazione in una sfida non certo agevole sono contenuti nella memoria che alleghiamo interamente in calce al presente articolo.

Tra i molti interventi del mondo propriamente associativo, Dario Onofrio (Arci provinciale Como) e Massimo Patrignani (Auser provinciale Como) hanno precisato che una consistente parte del Terzo settore italiano si è evidentemente schierata contro l’Ad onde sventare le conseguenze nefaste che la frammentazione delle politiche pubbliche potrebbe avere non solo sui singoli cittadini ma anche sulle realtà organizzate e i corpi intermedi. Giorgio Riccardi (Acli provinciali Como) ha invece esposto brevemente un pensiero al contempo più lungimirante e più operativo, ricordando che il vero cuore della campagna referendaria sarà la mobilitazione della cittadinanza, per ampi settori passivizzata, che sarà chiamata al voto. Se è ragionevolmente fondato il ritenere che a Como la difesa dello Spacca Italia sarà maggiore che altrove e se è altrettanto ragionevole immaginare che tale difesa farà affidamento in modo più o meno diretto, più o meno esplicito, sull’astensionismo, è evidente che il solo bacino dei pur molti cittadini sensibili alle ragioni delle forze sociali per il Sì potrebbe non essere sufficiente. È dunque necessario fin da subito porsi il problema di allargare il consenso. Un primo passo è certamente utilizzare la raccolta firme per rendere palese e spiegare il dissenso verso le politiche governative in materia. Le prime occasioni unitarie di raccolta firma saranno contestuali alla Pastasicutta antifascista di Cantù e a quella di Como.

Carla Gaiani, segretaria provinciale del Partito democratico, ha rammentato che l’approvazione finale della Legge Calderoli è stata accompagnata da forzature e strappi anche nel metodo, di cui è manifestazione più evidente ma non isolata l’increscioso pestaggio in aula dell’Onorevole Donno (M5s) da parte di alcuni esponenti della maggioranza parlamentare. L’opposizione a tale norma andrà però costruita sul merito e il Pd si impegnerà a illustrare la pericolosità di un regionalismo asimmetrico a partire dalle iniziative pubbliche di partito sul territorio, in primis le diverse edizioni della Festa dell’Unità. Parrebbe dunque superata almeno nelle parole della dirigente la fase in cui il centrosinistra dava spazio e alimentava tesi di ben altro segno circa la distribuzione dei poteri dello Stato. Fase che è stata appena accennata dagli interventi che hanno evocato la revisione del Titolo V della Costituzione nel 2001 e i discussi accordi preliminari Stato-Regioni promossi dal Governo Gentiloni nel 2018.

L’avvocato Gianluca Giovinazzo, presente nella duplice qualità di segretario provinciale di Sinistra italiana e di rappresentante dell’Anpi provinciale di Como ha in conclusione messo in luce un tema generalmente trascurato: un regime di autonomia differenziata potrebbe portare non solo ad una frattura tra Nord e Sud del paese, ma anche a una divaricazione nelle stesse Regioni tra aree caratterizzate da disomogenee prestazioni economiche. La distribuzione delle risorse secondo la capacità preesistente di erogare servizi secondo uno standard stabilito finirebbe, ad esempio, per premiare una regione già privilegiata come il milanese a danno di un’area periferica come la Valtellina. La secessione dei ricchi sarebbe dunque generalizzata, e non le si potrebbe sfuggire.

La mattinata ha dimostrato con chiarezza cristallina che i presunti patrioti hanno messo la patria in pericolo. Ma qualcosa si muove, qualcuno reagisce e si oppone. Vedremo chi l’avrà vinta.
[Abramo Francescato, ecoinformazioni]

Guarda le foto dell’iniziativa di Livia Corti e Matteo Ferrario, ecoinformazioni

Leggi la memoria di Sandro Estelli (CGIL Como) per il lancio della campagna referendaria:

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