I presepi di Luigi Nessi

Presepi.
Tutti noi abbiamo incontrato, nella nostra vita, un Presepio, anche adesso nelle tante chiese in questo periodo di Natale, in qualche museo, dico in ogni paese, in ogni casa. Ricordo di tanti e tanti anni fa; le figurine da ritagliare, presenti su tanti giornali per ragazzi, si ritagliavano e si collocavano in un angolo della casa; sull’albero a fianco, c’erano cioccolatini, mandarini, arance… questo il Natale della mia gioventù. Sollecitato da una vignetta di Biani, sulla Open Arms, la nave che ha salvato tante vite umane, in questi giorni nell’occhio del ciclone, sollecitato dalla risposta di don Sandro Zanzi, il parroco di Blevio, che condivide da anni tante disabilità e che accoglie nella sua casa gente bisognosa, ho pensato ai Presepi fatti di persone reali, che sono presenti nella nostra città. Presepi di uomini e donne in carne ed ossa, non da figurine o statuine.

Oltre al Presepio di Blevio, già citato, il Presepe più bello e grande della nostra città, è quello proposto dalla Parrocchia di Rebbio, quella di don Giusto. Vi invito a recarvi lì, nel locale del Bar Oratorio, all’ora di cena; tante persone e la maggior parte di colore, arrivate tramite i corridoi umanitari; vecchi, uomini di tutte le età, donne e tanti bambini che, sulle lunghe tavolate di legno, condividono la cena; una immagine che fa riflettere e pensare. Come sono Presepi i dormitori, finalmente aperti; tante persone hanno lasciato i portici delle chiese e angoli della nostra città; ora hanno finalmente un tetto sopra la testa, hanno un materasso, sono al caldo; come le altre che tramite l’operazione Betlemme, proposta dalla Caritas (il nome è tutto un programma) vivono negli appartamenti delle Parrocchie comasche. Un Presepio lo puoi vedere al mattino all’ora di colazione; al mattino presto, con la città ancora non illuminata, prima a Porta Torre, poi a San Rocco; si condivide il caffè, il tè, qualche dolce e il buongiorno; seguendo il lavoro iniziato da anni da don Roberto Malgesini, c’è sempre un gruppo assortito e vario che lo propone, con una prevalenza femminile. Il Presepio lo vedi in tante altre associazioni laiche e cattoliche e di altre religioni; chi ospita persone in appartamenti, quelli che propongono e organizzano pranzo e cena quotidianamente; nelle San Vincenzo che distribuiscono tanti pacchi alimentari più volte al mese. Chi segue gli ammalati e le persone sole, che sono sempre tante. Non dimentichiamo che nella nostra ricca Como, è stata trovata morta, recentemente, una persona anziana. Il Presepio lo si vede nei sindacati presenti nelle fabbriche che lottano per il posto di lavoro, per i diritti dei lavoratori; lo si vede nell’impegno dei datori di lavoro che si impegnano a riconoscere la giusta mercede ai loro collaboratori e dipendenti. Forse difficile che ci sia un Presepio nelle famiglie che hanno avuto quest’anno, e sono tanti, un parente morto sul lavoro… Un Presepio difficile da vedere, ma c’è al Bassone, nel carcere; lo si respira nelle celle, lo si incontra e lo si vede nei volti delle persone, che lì stanno scontando la loro pena, pensando alle famiglie lontane; aspettando che si realizzi quel loro progetto di reinserimento nella società, come dice la nostra Costituzione. Presepio, segno annuale del Natale; Natale che per tutti è comunque un segno di speranza per una Pace sempre difficile, un segno di una solidarietà diffusa. Il mio dubbio, e penso quello di tanti altri, è sempre quello: come mai non si riesce a far sì che il Natale, che il Presepe a Como e in tutto il mondo, duri per tutto l’anno? [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

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